ECOLOGIA ED ENERGIA
aprile 2009
Alga Volante
Ci siamo più volte occupati degli eco carburanti ovvero di carburanti non provenienti dal petrolio bensì da fonti rinnovabili ed abbiamo ricordato che, se da un lato è da valutare positivamente la non dipendenza dal petrolio, d’altro lato questa scelta è foriera di problemi strutturali e sociali di grande rilievo.
In quelle parti del mondo ove è iniziata una produzione di tipo industriale, si assiste ad un radicale impoverimento della biodiversità, ad una tendenza alla desertificazione (come conseguenza di processi produttivi intensivi) e quel che è peggio, alla scomparsa della agricoltura di sussistenza, povera, ma bastevole al sostentamento di molte famiglie, sostituita da processi di proletarizzazione di migliaia di contadini sradicati dai propri territori ed esposti a pesanti disagi identitari e sociali.
Ecco perché la notizia dell’utilizzazione di carburanti non derivati dal petrolio per un aereo come sperimentato della compagnia aerea di linea australiana Air New Zealand che ha scelto, per alimentare parzialmente uno dei quattro motori del proprio jet Boeing 747, un combustibile derivato dall'olio di semi, non ci ha particolarmente impressionato, anzi ha aggiunto qualche ulteriore preoccupazione, giacché sino ad ora il biocarburante era stato prodotto per le sole automobili.
Egualmente aveva fatto, nel corso del 2008, la Virgin Atlantic, che aveva effettuato un test su un proprio velivolo utilizzando un carburante derivato da una miscela di noci brasiliane e noci di cocco e volando da Londra ad Amsterdam.
Il test della Virgin era condotto assieme alla Boeing la quale ne ha svolto un altro con Air New Zealand alla fine dell’anno scorso, quest’ultimo ha segnato il ricorso, per la prima volta, all’utilizzo delle alghe, nell’occasione fornite dalla società Aquaflow Bionomic e considerate la vera alternativa, ambientalmente corretta, per il futuro.
Sulla stessa via si stanno incamminando anche Air France-KLM che ha siglato un accordo con la società Algae-Link per la fornitura di olio proveniente dalle alghe, Lufthansa, la Continental, Malaysian Airlines e Qatar Airways. Pure interessato il costruttore europeo di Airbus.
Le alghe usate come biocombustibili sono ottenibili anche da coltivazioni marine, senza incidere sull’occupazione dei suoli e non generando competizione sul mercato come invece ora avviene con la soia principale fonte per i biocombustibili per auto.
Carbon Trust (*) stima che nel 2030 le alghe potrebbero fornire carburante biologico sufficiente per sostituire 70 miliardi di litri di combustibile ordinario, impiegato negli aerei, ma anche nei trasporti su strada : ciò equivale al 12 per cento dei consumi annuali di cherosene più il 6 per cento del diesel per i veicoli autostradali e al corrispondente taglio dell’anidride carbonica immessa nell’aria di ben 160 milioni di tonnellate.
Per arrivare all’ambita meta la Commissione europea ha lanciato il programma «Clean Sky» con un finanziamento di 800 milioni di euro a cinque società partecipanti (Airbus, Rolls- Royce, Saab, Thales e Dassault Aviation).
Forse, ancora una volta, la vita (futura) viene dal mare.



(*) Carbon Trust è stata fondata nel 2001 dal Governo Britannico con lo scopo di accelerare lo spostamento verso una economia a bassa produzione di carbonio lavorando con tutte le organizzazioni che studiano e sviluppano tali tecnologie.
Sergio Saladini

 
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