ECOLOGIA ED ENERGIA
febbraio 2009
Luoghi comuni
Il vetro è amico dell’ambiente. La plastica no
Ma ne siamo proprio sicuri?

Prendiamo ad esempio una bottiglia di acqua minerale (affronteremo eventualmente in un'altra occasione se sia o meno corretto bere acqua minerale). Tralasciamo, per ora, i costi energetici per la produzione della materia prima: la sabbia silicea, per il vetro, e il granulo di PET (poli-etilen-tereftalato) per la plastica e prendiamo in considerazione, per ora, il costo di trasformazione.

Nella formazione del vetro, elemento che non presenta un punto di fusione netto, si lavora in un range di temperatura in cui esso è allo stato plastico. I limiti di tale intervallo oscillano tra picchi massimi detti "punti di aggregazione", in cui la temperatura è di 1100 °C circa, e livelli minimi, detti "punti di trasformazione", in cui la temperatura si aggira intorno a 800°C.

Per il PET non si può parlare di temperatura di fusione, ma piuttosto di temperatura di rammollimento, che è quella soglia di temperatura alla quale la materia plastica è modellabile. Tale temperatura è di 260°C circa.

È di tutta evidenza come portare un materiale a 260°C costi, dal punto di vista energetico, molto meno che portarlo a 900°C circa. In altri termini il costo della bottiglia in plastica, in TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio), è infinitamente più ridotto, anche perché il volume di materiale da portare ad elevata temperatura è molto più ridotto nel caso della plastica (1:225 in peso).

È evidente altresì come quei costi vadano applicati anche all’eventuale processo di riciclo del materiale: entrambe i materiali sono infatti riciclabili, ma a costi molto diversi in termini energetici.

Ma non è finita: una bottiglia da un litro di vetro pesa circa 450 g, mentre una di PET da 1,5 litri pesa circa 20 g. Pensate al consumo di carburante per il trasporto dalla fonte al Supermercato. Un camion può trasportare 19.000 litri di acqua minerale in bottiglie di vetro oppure 26.500 litri di acqua in bottiglie di plastica. Il che equivale a 19.000 bottiglie di vetro, contro 17.666 bottiglie in PET. Il peso trasportato (270 q.li) è riferito per ben il 31% al contenitore di vetro e solo per il 69% all’acqua. In bottiglia di plastica, invece, l’acqua trasportata è circa il 99% del peso totale, e, in fondo, ciò che a noi interessa trasportare è l’acqua che beviamo, non il suo imballo.

Ipotizziamo un viaggio dalla fonte al punto vendita di 100 km ed un consumo di nafta pari a 5 km/litro: il nostro camion consumerà 20 litri di nafta all’andata e altrettanti, o poco meno, al ritorno; infatti i camion per il trasporto di acqua minerale sono “specializzati” e difficilmente trovano carichi compatibili per il ritorno. Posto il prezzo della nafta ad un livello convenzionale di 1 €, la spesa del trasporto sarà di 40 €. In plastica il trasporto della nostra acqua costa 1.5 centesimi al litro, in vetro 2.1 centesimi al litro, il 40% in più.

Senza contare un ultimo elemento di non scarsa rilevanza, che avevo trascurato all’inizio di questa nota: i costi di produzione della materia prima.

Le sabbie silicee debbono essere estratte o comunque raccolte, purificate, trasportate, con tutti i costi energetici relativi.

L’etilene e i suoi derivati, come il PET, provengono in parte rilevante dalla frazione residua della distillazione del petrolio per produrre carburanti: se non venisse utilizzato per fare le bottiglie, dovrebbe probabilmente essere bruciato in torcia in raffineria, con conseguenze negative sull’inquinamento dell’aria.

Fino a quando i trasporti avverranno con motori a scoppio e non potremo utilizzare mezzi elettrici o a fuel-cell, e fin tanto che le centrali elettriche saranno a carbone o gasolio, e non foto-voltaiche o eoliche, sarà meglio che per la nostra acqua minerale, se proprio non possiamo farne a meno, scegliamo la bottiglia di plastica…
Stefano Ferioli

 
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