settembre 2008
IL MONDO DEGLI INSETTI
I Coleotteri
Circa 350.000 specie fino ad ora conosciute appartengono all’ordine dei coleotteri che quindi rappresenta l’ordine più vasto, come numero di specie, non solo della classe degli insetti, ma di tutto il regno animale.
Le dimensioni dei coleotteri sono estremamente variabili, dagli 0,25 millimetri di alcuni coleotteri della Famiglia Ptilidae, agli oltre 15 centimetri di alcuni coleotteri esotici, come quelli dei generi Dynastes (Scarabeidi) e Titanus (Cerambicidi).
Tra i coleotteri sono compresi anche gli insetti più pesanti, come lo scarabeo Ercole (Dynastes hercules) e il goliato (Goliathus druryi) che possono pesare anche più di 100 grammi.
La caratteristica distintiva dei coleotteri è quella di possedere le ali anteriori, chiamate elitre, particolarmente indurite e coriacee, che in condizione di riposo si riuniscono sul dorso unendosi lungo la linea mediana del corpo. Le ali posteriori, invece, sono membranose e in genere ripiegate sotto quelle anteriori; per il volo vengono utilizzate solo le ali posteriori, mentre quelle anteriori vengono solo tenute alzate e rigide per permettere la fuoriuscita di quelle anteriori.
Il termine coleottero deriva dalle parole greche koleòs che significa “fodero, astuccio, guaina” e da pteròn che significa “ala”, e che si riferisce appunto al fatto che le ali sono contenute in una specie di struttura protettiva. In alcune specie le ali sono assenti; gli individui alati non sono comunque mai dei grandi volatori, tendono a spostarsi solo per brevi tratti e in generale preferiscono vivere sul terreno o sulle piante.
Le elitre così dure e resistenti hanno permesso ai coleotteri di vivere praticamente ovunque; la loro solida cuticola fornisce riparo contro le intemperie, la disidratazione e gli urti meccanici. Grazie alle elitre alcuni coleotteri riescono a vivere anche sott’acqua: nello spazio tra le elitre e il corpo vengono infatti immagazzinate piccole quantità d’aria che vengono utilizzate per la respirazione subacquea, ad esempio il Dytiscus marginalis o l’Hydrophilus piceus, il più grande coleottero acquatico europeo.
Anche l’apparato boccale masticatore, estremamente variabile di forma all’interno delle varie famiglie, ha permesso loro di adattarsi ad ogni tipo di risorsa alimentare. Vi sono infatti specie fitofaghe, che si nutrono di parti vegetali, xilofaghe, che si nutrono del legno, coprofaghe, che si nutrono di escrementi, altri sono parassiti e altri predatori attivi, come per esempio quelli della famiglia Caraboidea, utilizzati anche spesso come bioindicatori. Molte specie sono dannose per l’uomo, come ad esempio alcuni maggiolini e molti altri piccoli coleotteri , parassiti di molte colture e piantagioni; molte si nutrono di grano e di farina, altri ancora dei libri e dei vari tessuti, mentre i tarli scavano nel legno. Tutti questi danni vengono nella maggior parte dei casi compiuti dalle larve, gli adulti, a volte essi stessi colpevoli, preferiscono in genere il polline e il nettare.
In molti casi sono però estremamente utili nella lotta biologica contro altri insetti nocivi e, indirettamente, nelle coltivazioni; ne sono un esempio le coccinelle, che si nutrono di afidi, e alcuni scarabei, che si nutrono di escrementi e carogne rendendosi particolarmente utili nell’importante ciclo dell’azoto.
Gli apparati boccali sono tutti molto sviluppati e di solito sono presenti mandibole prominenti per la masticazione; non tutti ingeriscono cibo solido, molti lo umidificano con succhi digestivi e lo fanno macerare prima di ingerirlo.
Il capo dei coleotteri è formato da un involucro particolarmente chitinizzato ed estremamente resistente; la forma a parte alcune eccezioni è abbastanza costante. Nei coleotteri curculionidi, il capo è più allungato a formare una specie di rostro su cui si inseriscono le antenne.
Le antenne dei coleotteri possono essere molto lunghe e formate al massimo da 11 articoli; la forma delle antenne è un carattere utile per la classificazione.
Gli occhi sono in genere piccoli e composti; gli ocelli sono presenti solo in alcuni gruppi.
Le zampe sono estremamente variabili all’interno dei vari gruppi e sono in relazioni alle abitudini ecologiche delle varie specie; vi sono così adattamenti per camminare, per scavare e per nuotare.
I coleotteri depositano uova di forma generalmente ovale; il numero di uova che una femmina può deporre varia a seconda della specie, da una decina fino a diverse migliaia per volta. La deposizione può essere effettuata nei luoghi dove le larve, una volta nate, possano nutrirsi facilmente, oppure vengono semplicemente sparse dove capita. La maggior parte dei coleotteri non si prende cura delle uova che spesso vengono predate; in alcune specie invece esistono delle cure parentali e i genitori restano vicino ad esse fino al momento della schiusa.
La larva ha la forma di un bruco ed è dotata di un potente apparato masticatore, simile a quello dell’adulto; larva e adulto si nutrono spesso dello stesso alimento. Alcune larve sono apodi, non hanno cioè alcun tipo di zampa, altre invece presentano delle zampe toraciche.
L’impupamento delle larve avviene in genere sottoterra, vicino alla superficie dove inizia il fusto o tra le radici di una pianta, altre invece si impupano ovunque nel suolo; la pupa ha in genere appendici libere.
Superfamiglia Scarabaeoidea
Appartengono a questa famiglia le specie più grandi di coleotteri; hanno in genere un aspetto robusto e in molti casi sul capo presentano delle protuberanze enormi, in particolare nei maschi, che li rendono particolarmente affascinanti e nello stesso tempo terribili e bizzarri.
Sono circa 20.000 le specie di scarabeidi nel mondo e circa 300 in Europa; trascorrono la maggior parte della giornata scavando nel terreno, negli escrementi o nel legno marcescente.
Le larve di questo gruppo hanno sempre corpo molle ma robusto e ricurvo; presentano delle zampe toraciche e crescono sempre in vicinanza di una fonte di cibo, come radici o escrementi.
Alla Famiglia dei Lucanidae appartiene il famoso cervo volante (Lucanus cervus) il cui nome deriva dalle enormi mandibole del maschio che possono ricordare le corna di un cervo. Queste grandi corna in realtà sono totalmente inoffensive, in quanto troppo grandi per essere mosse dai muscoli dell’insetto; il loro scopo è in realtà puramente ornamentale. Le piccole mandibole delle femmine possono al contrario essere particolarmente forti e pizzicanti. Il cervo volante vive prevalentemente nei boschi di querce, dove si nutre della linfa delle piante e i tronchi vecchi o marcescenti offrono riparo e alimento per le larve. I maschi possono raggiungere una lunghezza di 8 centimetri.
La Famiglia Geotrupidae comprende coleotteri che presentano elitre grinzose e le antenne terminano con una clava rugosa; si nutrono soprattutto di cadaveri o escrementi. La specie più comune è il Geotrupes stercorarius che si incontra spesso negli escrementi dei bovini o nello sterco di cavallo; maschio e femmina scavano insieme delle gallerie sotto gli escrementi, dopodiché interrano gli escrementi e vi depongono le uova. Gli adulti si nutrono di sterco e con la loro abitudine di interrarlo, risultano molto utili attivando più velocemente il ritorno di azoto nel suolo.
Nella Famiglia Scarabaeidae sono comprese più di 20.000 specie,elemento che rende questa famiglia una delle più grandi fra gli insetti; in essa sono presenti gli insetti di maggiori dimensioni e anche i più strani, basti pensare agli enormi Megasoma actaeon e Dynastes hercules coleotteri giganteschi che possono superare abbondantemente i 15 centimetri di lunghezza o al bizzarro scarabeo rinoceronte (Oryctes nasicornis) con la sua enorme e ricurva prominenza cefalica e la sua pesante e possente struttura che ricorda proprio quella dell’animale africano.
In genere gli scarabei sono coprofagi e in alcune specie, come Copris lunaris, capita che i due genitori scavino insieme sotto lo sterco e che una volta deposte le uova, entrambi si occupino della cura della prole, finché questa non sia in grado di lasciare la tana.
Le specie appartenenti al genere Scarabaeus sono comunque quelle più famose e sono caratterizzate dall’avere le tibie anteriori, simili a rastrelli che utilizzano per raccogliere gli escrementi, modellarli e formare infine una palla. Questa palla viene fatta rotolare utilizzando la spinta delle zampe posteriori e viene trasportata fino al luogo scelto per l’interamento; una volta sotterrati, gli escrementi sono utilizzati sia per crescere la prole che per gli adulti stessi. Questi coleotteri possono arrivare a mangiare una quantità giornaliera di escrementi pari al loro peso.
A questo gruppo appartiene anche il maggiolino comune (Melolontha melolontha) che può raggiungere i 35 millimetri di lunghezza; esso può provocare gravi danni agli alberi e alle colture in quanto si nutre di foglie e di fiori. Le sue larve sono ancora più dannose, perché vivono sottoterra per tre o quattro anni, nutrendosi di radici di cereali e di altre graminacee. Il maggiolino comune è un pasto particolarmente prelibato per le cornacchie.
Lo scarabeo egizio
Lo scarabeo sacro (Scarabeus sacer) è molto comune in Egitto, dove, nell’antichità, fu considerato come una divinità. Non si conosce bene il motivo per cui questo insetto sia divenuto il simbolo del divenire e dell'essere; è stato ipotizzato che la somiglianza fonetica tra il nome egizio di scarabeo, kheprer, e la parola kheper, che significa appunto “diventare”, abbia indotto la scelta dello scarabeo come simbolo geroglifico del «divenire». Furono i sacerdoti della città di Eliopolis che lo trasformarono in una divinità solare, il Sole nascente, chiamato Khepri. Questo dio veniva rappresentato in forma umana con il simbolo dello scarabeo sul capo, oppure con lo scarabeo al posto della testa, o semplicemente con lo scarabeo stesso.
Divenne il simbolo del Sole nascente perché entrambi purificano: lo scarabeo distrugge lo sterco, simbolo diabolico, e il sole lo dissecca.
Nella tomba di Ramsete lo scarabeo è stato raffigurato con le ali spiegate passanti sopra le elitre; le zampe anteriori stringevano il disco del Sole, simbolo dell’illuminazione, mentre le zampe posteriori trattenevano una palla di sterco, simbolo di purificazione. In pratica raffigurava il Sole che rinasce da se sesso di ritorno dalle ombre della notte.
Lo scarabeo raffigurava l’essere illuminatore, purificatore e vivificatore.
La fabbricazione degli scarabei in pietre diverse o in terra smaltata conobbe una grande fortuna nell’Antico Egitto.
Nel Libro dei Morti degli antichi Egizi si descrive che gli scarabei funebri, detti “del cuore”, recavano invocazioni del defunto dirette appunto al suo cuore o preghiere agli spiriti che si credeva trattenessero il cuore del morto. Grazie a questo simbolismo venne considerato un portafortuna e divenne, per i vivi, un amuleto in grado di trasmettere loro il soffio vitale di cui era carico per virtù magiche e non c'era una mummia che non ne portasse uno sul petto perché impedisse al cuore del defunto di testimoniare contro di lui.
La lucciola
La lucciola (Lampyris nocticula) è uno dei coleotteri più conosciuti, ma purtroppo è ormai diventato anche uno dei più rari a causa soprattutto dell’inquinamento atmosferico. Questo insetto ha la ben nota caratteristica di emettere luce e lo spettacolo che questi animali possono offrire nelle notti estive è veramente fantastico. In alcuni paesi europei questo insetto viene chiamato anche “verme luminoso” a causa dell’aspetto vermiforme della femmina; il maschio invece ha la forma tipica di un coleottero, con le elitre ed è un buon volatore, al contrario della femmina che è attera e non vola. Le lucciole sono in grado di emettere luce in qualunque stadio della loro esistenza, compreso quello di uova, ma è la femmina adulta che emette quella più forte.
Gli organi luminosi sono portati nella faccia ventrale degli ultimi tre segmenti addominali e sono costituiti da uno strato di tessuto adiposo nel quale un enzima ossidante, detto luciferasi, agisce sulla luciferina, una proteina, originando una luce fredda; questa viene poi propagata da uno strato circostante riflettente composto da microscopici cristalli. Questo processo avviene solo se sono presenti anche acqua e ossigeno. Il colore della luce emessa è verde-blu, tutta l’energia prodotta da questa reazione viene convertita in luce e non vi è praticamente produzione di calore. Nelle femmine, che restano sempre immobili a terra sollevando ritmicamente il loro addome, questa luce intermittente serve per attirare i maschi. Per captare la luce emessa dalle femmine, i maschi possiedono occhi particolarmente efficienti; la luce può essere spenta in maniera volontaria riducendo l’apporto di ossigeno. Gli adulti non hanno particolari esigenze alimentari, a volte le femmine si rivelano fameliche carnivore; le larve invece sono attive predatrici di chiocciole e lumache che afferrano con le mandibole e, dopo averne iniettato un succo digestivo, le inghiottono ormai liquide.
Anche in un’altra famiglia di coleotteri, quella degli Elateridae, sono presenti specie luminescenti; tra di essi la più nota è la specie Pyrophorus nocticulus, diffusa in tutta l’America meridionale. In passato le donne americane, che chiamavano questi coleotteri cucuyos, li utilizzavano per adornarsi e li racchiudevano in piccoli sacchetti di garza che infilavano tra i capelli o sulle vesti. Alla fine della serata rinfrescavano i cucuyos, mettendoli in acqua e li conservavano poi in gabbiette di giunco. Anche nelle Antille utilizzavano questi insetti, in questo caso come fonte luminosa; essi venivano infatti chiusi in gabbiette di fil di ferro e appesi al soffitto per illuminare la stanza, venivano nutriti con piccoli pezzetti di canna da zucchero. La loro luce è talmente forte che se si tiene un individuo tra le dita e lo si fa scorrere su un libro, lungo ogni riga è possibile leggere.
In Sicilia la lucciola viene chiamata la candelina del pastore (cannilicchia di picuraro) perché ne illumina le notti mentre pascola il suo gregge.
Una volta tra i bambini era usanza mettere una lucciola sotto un bicchiere sul comodino prima di addormentarsi, con la speranza di risvegliarsi al mattino con al suo posto una moneta.
La sua luce leggera ha ispirato anche modi dire come “Prendere lucciole per lanterne”, quando si scambia una cosa per un’altra.
Lucciola una volta era anche la maschera al cinema che accompagnava al buio lo spettatore, con la pila, al proprio posto; oggi invece il termine lucciola ha assunto, alludendo alle sue abitudini amorose, un significato poco gentile e cioè di fornitrice di amori mercenari.
Coccinella
La coccinella è famosa per i suoi colori, giallo o rosso con puntini neri; ha una sagoma del corpo appiattita sul ventre e convessa sul dorso. È un insetto predatore e si nutre principalmente degli stadi larvali e anche di quelli adulti di afidi e altri insetti nocivi; per questo motivo oggi la coccinella viene impiegata con successo nella lotta biologica in molte coltivazioni. La colorazione della coccinella viene chiamata aposemantica, ha cioè la funzione di avvisare un eventuale predatore che essa ha un gusto sgradevole. Quando una coccinella cammina su una nostra mano, prima di volar via lascia in genere delle goccioline; queste sono gocce di emolinfa che macchiano e lasciano un forte odore acre; questo comportamento di difesa è un esempio di quel fenomeno chiamato autoemorrea riflessa, comune anche ad altre specie di insetti e in alcuni mammiferi come per esempio la puzzola.
Nelle coccinelle è comune anche il fenomeno della tanatosi, ossia l’animale si finge momentaneamente morto per sfuggire all’agguato di un potenziale predatore; questo comportamento è molto comune nel mondo animale.
I colori e i disegni delle coccinelle variano da individuo a individuo e non sono quindi affidabili per quanto riguarda il riconoscimento e la classificazione.
La specie europee di coccinella più comuni sono la Coccinella septempunctata e la Adalia bipunctata, grandi predatrici di afidi.
La coccinella è sempre stato un simbolo positivo, di buona fortuna; numerosi sono i soprannomi con cui viene chiamata, uccellino di Dio, cavallino di Dio, galletto di Maria, uccellino del sole, ecc.
In Sicilia i bambini quando perdevano un dente, lo nascondevano in buco e cominciavano a invocare la coccinella; la mattina seguente ritrovavano immancabilmente una moneta.
In Francia si crede che allontani i cattivi spiriti e combatta gli effetti negativi del malocchio; ma un poema indiano invece la vede negativamente, come simbolo della presunzione “Il grazioso animaletto precipita spesso pesantemente a terra perché vorrebbe volare troppo in alto”.
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti