settembre 2008
E se il petrolio schizzasse a 250 dollari al barile?
Gli affari sono affari e l’onda lunga del monetarismo di Milton Friedman ( )si sta abbattendo come uno tzunami sui mercati delle commodities, sicuramente a vantaggio di migliaia di speculatori, ma a svantaggio di miliardi di consumatori che subiscono impotenti gli aumenti del prezzo del petrolio in primis e conseguentemente di tutte le materie prime, derrate alimentari comprese.
Prima o poi la “bolla speculativa” del prezzo del petrolio esploderà, vuoi perché interverranno i Governi limitando le scorribande dei trader, vuoi perché una recessione economica provocherà un eccesso di offerta di petrolio, vuoi perché, cosa poco probabile, i paesi produttori inonderanno i mercati di una tale quantità di greggio da farne collare il prezzo.
Il paradigma energetico, che dalla fine della seconda guerra mondiale e fino agli anni ’70 aveva regolato i mercati dell’energia, non consente più di azzardare previsioni ( ). Non è dato sapere quando la bolla speculativa si sgonfierà, né quale sarà poi il prezzo del petrolio, ma comunque è altamente probabile che esso si manterrà su quotazioni relativamente elevate.
Ora, per realizzare una centrale nucleare servono almeno 10 anni. Secondo Fulvio Conti amministratore delegato e direttore generale di Enel, un programma nucleare italiano dovrebbe prevedere la costruzione di 5 centrali da realizzare una dopo l’altra, sfasate di due anni ciascuna. Questo vuol dire che, anche cominciando nel 2015 con la prima centrale, questa potrà entrare in esercizio non prima del 2020 e la quinta, se viene avviata nel 2023, potrà entrare in esercizio commerciale intorno il 2030, anno in cui potremo disporre di ben 5.000 MW di potenza elettrica che rappresenta poco più del 5% della capacità elettrica netta installata attualmente.
Sembra di assistere a quella commedia dell’assurdo di Samuel Beckett in cui Estragone e Vladimiro, sotto un albero, in una strada di campagna, attendono un certo Godot. Non solo il luogo e l’ora dell’appuntamento sono vaghi e alquanto lontani, ma anche l’identità di Godot non è chiara.
E allora cosa facciamo da qui al 2020? Aspettiamo fiduciosi che le poche risorse intellettuali e finanziarie rimaste, in un paese già pesantemente indebitato, vengano consacrate sull’altare dell’illusione nucleare, o cerchiamo soluzioni meno illusorie di quelle che ci propongono i governanti di turno ?
Sicuramente la gente reagirà ai prezzi alti dei combustibili: i più cercheranno di limitare i consumi, molti acquisteranno lampadine e elettrodomestici più efficienti, altri investiranno i propri risparmi in impianti solari, ma ci sarà anche chi, aspettando Godot, si lascerà piovere addosso.
Nei prossimi anni assisteremo a un incremento dell’efficienza energetica e a una diffusione capillare di impianti alimentati da fonti rinnovabili. La maggior parte delle opportunità di risparmio energetico che il mercato offre, dall’isolamento delle pareti alla sostituzione dei serramenti, dal rifacimento degli impianti di riscaldamento all’installazione di collettori solari, mostra ormai una netta convenienza economica in termini di “Costo dell’Energia Risparmiata” come dimostrato da uno studio effettuato dallo IEFE ( ). Questo significa che è più conveniente ormai spendere i propri soldi in efficienza energetica anziché continuare a comprare gasolio o gas ai prezzi attuali. Il problema, non di poco conto, è che manca ancora la consapevolezza, nella gente comune, che investire in risparmio energetico e in fonti rinnovabili conviene di più che tenere i propri soldi in banca, magari per farseli “rapinare” con bond spazzatura.
C’è da sottolineare, in proposito, che per troppo tempo è mancata un’azione forte e articolata da parte dello Stato verso il sostegno alle nuove tecnologie energetiche: solo recentemente, con l’introduzione delle detrazioni d’imposta del 55% sulle ristrutturazioni per il risparmio energetico e il cosiddetto “conto energia” per l’installazione di impianti fotovoltaici, si è cominciato ad articolare una strategia che potrebbe portare a una decisa riduzione dei consumi di combustibili fossili.
Quello che però è preoccupante dei poteri pubblici è che, invece di rafforzare decisamente il sostegno all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, stiano stipulando patti faustiani con le lobbies industriali e finanziarie, promettendo contratti miliardari per realizzare una filiera nucleare, estremamente rischiosa e costosa, garantita dallo Stato, quindi con i soldi dei contribuenti.
Decine di Miliardi di euro verranno così consacrati sull’altare del nucleare e dati in pasto a industriali interessati solo a fare affari vendendo acciaio e cemento, e che, in ultima analisi, verranno sottratti al dispiegamento di uno sviluppo duraturo e distribuito sul territorio, che solo l’efficienza energetica e le vere fonti rinnovabili possono produrre.
Ma se i cittadini sapranno rendersi conto del bluff, forse riusciranno a reagire, informandosi, cooperando, organizzandosi localmente, minimizzando i consumi senza dover rinunciare agli standard di comfort ai quali sono abituati, sfruttando gli ultimi ritrovati della tecnica, imparando a prodursi la propria energia ed evitare così di dover dipendere dalla “Nuova energia di Stato”.
La globalizzazione è anche questo, e la conoscenza globalizzata può liberarci dalle catene dei grandi impianti centralizzati, siano essi alimentati da carbone, da gas o da nucleare. La microgenerazione diffusa è già una realtà e in fondo, se usata bene, di energia ne basta molto poca e il sole può ancora darci quello che ci serve. Le maestose quanto dispendiose e inutili centrali atomiche moriranno prima ancora di cominciare a produrre un’energia che nessuno più vorrà.
note:( )Milton Friedman è stato un economista statunitense. Il suo pensiero ed i suoi studi hanno influenzato molte teorie economiche, soprattutto in campo monetario. Fondatore della scuola monetarista di Chicago, è stato insignito del Premio Nobel per l'economia nel 1976. Liberista convinto è stato più volte definito l'anti-Keynes, per il suo rifiuto verso qualsiasi intervento dello Stato nell'economia ed il suo sostegno convinto a favore del libero mercato e della politica del laissez-faire.
( )Per una dissertazione sul “paradigma energetico, vedi l’articolo “Energia, verso nuovi paradigmi” di Tazio Borges – Giugno 2007
Sergio Zabot