NATURA
luglio 2008
IL MONDO DEGLI INSETTI
I Lepidotteri
All’ordine dei Lepidotteri appartengono le farfalle, i rappresentanti più appariscenti e variopinti della classe degli insetti: farfalle diurne e falene rappresentano il secondo ordine più grande, con oltre 165.000 specie finora descritte.
La parola lepidottero deriva dal greco lepis che significa “scaglia” e pteròn che significa “ala”, in riferimento alle minuscole scaglie che ricoprono interamente le ali delle farfalle.
Le farfalle diurne si differenziano da quelle notturne per diversi caratteri, sia fisici che comportamentali, che si possono così riassumere:
- Le antenne delle farfalle diurne sono filiformi con la parte terminale a forma di clava; sono infatti chiamati Ropaloceri che significa appunto “antenne a forma di clava”. Le falene, invece, hanno antenne di aspetto molto vario, filiformi, ma senza clava terminale, piumate, a pettine, ecc.; esse sono chiamate Eteroceri che significa appunto “antenne diverse”.
- Le falene possiedono un dispositivo per tenere unite le ali anteriori e quelle posteriori, detto frenulo, che è assente nelle farfalle diurne.
- Le farfalle diurne in posizione di riposo tengono le ali chiuse su un piano verticale rispetto al resto del corpo; le falene, invece, tengono le ali su un piano orizzontale rispetto al corpo e di solito le ali anteriori ricoprono quelle posteriori
- Le farfalle diurne sono attive solo durante il giorno; la maggior parte delle falene, invece, vola di notte e quelle attive anche di giorno sono comunque facilmente riconoscibili per i caratteri sopra descritti.
La maggior parte delle specie di farfalle è diffusa nelle regioni tropicali; alcuni di questi esemplari sono particolarmente appariscenti, basti pensare al Papilio ulysses diffuso nell’area indo-australiana, alle enormi Ornithoptera alexandrae e Ornithoptera goliath, tra le farfalle più grandi esistenti. Molte specie frequentano anche le alte latitudini: sono state avvistate farfalle volare sulle vette dell’Himalaya, oltre i 6000 metri. Le farfalle frequentano ogni tipo di habitat dove siano presenti piante, alle quali sono strettamente legate.
Il ciclo vitale di questi insetti è particolarmente complesso e affascinante e dipende completamente dalla presenza delle piante nutrici; la maggior parte delle farfalle ha infatti una propria specifica pianta dove inizia il proprio ciclo vitale: su di questa viene deposto l’uovo e il bruco che nasce vi si nutre fino al momento in cui si trasforma in crisalide. Fondamentali sono anche le piante da nettare che forniscono alle farfalle allo stadio adulto gli alimenti necessari alla loro sopravvivenza e al loro sostentamento durante la dispendiosa fase della riproduzione.
Le farfalle sono insetti olometaboli, compiono cioè una muta completa e la larva è totalmente differente dall’adulto; gli stadi che si succedono sono nell’ordine uova, larva o bruco, crisalide o pupa e adulto.
Il numero delle uova deposte varia tra le diverse specie, da poche decine a qualche centinaio; vengono deposte isolate o raggruppate; le uova sono preda di molti insetti, uccelli e numerosi parassiti. Dall’uovo nasce una larva chiamata bruco che ha forma cilindrica leggermente appiattita, con zampe corte e, a volte, è ricoperta da peli e setole; è dotata di forti mandibole con cui divora le foglie della pianta nutrice. Il bruco cresce e subisce diverse mute; quando avrà raggiunto lo stadio definitivo si trasforma in crisalide e si impupa, cioè si rinchiude in un bozzolo nel quale subirà una trasformazione completa che lo porterà alla fase adulta. Anche le crisalidi sono vittime di numerosi predatori come uccelli, lucertole, piccoli mammiferi e vari tipi di insetti; tra i parassiti vi sono gli Imenotteri Icneumonidi che sono particolarmente adattati a sfruttare il bozzolo della farfalla per far sviluppare la loro prole. Essi infatti possiedono un lungo ovopositore appuntito con il quale bucano la tenera copertura e depongono all’interno della crisalide uno o più uova; il parassita si sviluppa così ai danni della larva che sta subendo la metamorfosi e un volta raggiunto lo stadio adulto fuoriesce lasciando l’involucro della crisalide completamente vuoto.
Una volta sviluppata, la farfalla rompe la sottile cuticola che ricopriva la crisalide e sfarfalla; nelle ali comincia a scorrere la linfa che permette l’espansione delle ali; una volta asciugate, le ali sono pronte al volo.
Il capo delle farfalle si presenta ben sviluppato con grandi occhi composti che in alcune specie possono avere un grande numero di ommatidi, per esempio nella specie di falena chiamata sfinge testa di morto (Acherontia atropos) possono essere più di 12.000.
L’apparato boccale è di tipo succhiatore e presenta un organo caratteristico, la spiritromba; essa non è altro che la mascella modificata a formare una lunga proboscide che la farfalla tiene arrotolata sotto il capo in posizione di riposo e che allunga solo quando deve nutrirsi. L’alimento preferito dalle farfalle è il nettare dei fiori, ma non disdegnano anche altri liquidi vegetali.
Le farfalle diurne sono numerosissime e diversissime tra loro, di seguito sono riportate le famiglie più importanti e alcune specie rappresentative:
- Papilionidae: alla quale appartengono farfalle grandi come il macaone (Papilio machaon) diffuso in tutta Europa; il podalirio (Iphiclides podalirius) e l’apollo (Parnassius apollo), che vive in ambiente montano; nell’area indo-australiana si ricorda il già citato Papilio ulysses e in Africa il Papilio antimachus e il Papilio zalmoxis.
- Pieride: appartengono a questa famiglia le note cavolaie (Pieris rapae e Pieris brassicae) e la cedronella (Gonepteryx rhamni), tutte diffuse in Europa. L’australiana Delias mysis e l’africana Colotis zoe.
- Lycaenidae: a questa famiglia appartengono farfalle di piccole dimensioni con apertura alare che supera di poco i 40 millimetri; per esempio l’azzurro Polyommatus icarus, la Maculinea arion, famosa per farsi ospitare come larva nei formicai, e la Lycaena dispar, una farfalla di color arancione estinta in Inghilterra dal 1851. L’africana Marina dermaptera e la neotropicale Evenus gabriela.
- Nymphalidae: a questa famiglia appartengono specie grandi e molte di loro migratrici come numerose Vanesse; la vanessa dell’ortica (Aglais urticae), la Vanessa cardui, la Vanessa atalanta e l’Inachis io. Le bellissime rappresentanti del genere Morpho distribuite dal Messico all’Argentina settentrionale e al Brasile meridionale.
- Satyridae: specie in cui prevale il colore marrone e che vivono preferibilmente nei prati e nei luoghi ombreggiati, molte vivono ad alta quota; tra esse molte specie dei generi Erebia e Coenonympha.
Molte farfalle diurne sono grandi volatrici e compiono lunghe migrazioni ne sono un esempio la farfalla monarca (Danaus plexippus) che migra dal nord del Canada fino alle aree di svernamento del Messico, percorrendo anche 4000 chilometri. Tra le farfalle europee alcune vanesse (Vanessa atalanta e Vanessa cardui) migrano dal Nord Africa, attraverso il Mediterraneo, fino alle terre scandinave e persino all’Islanda.
Le dimensioni delle farfalle diurne variano moltissimo, dagli individui piccolissimi appartenenti alla famiglia Nepticula, con apertura alare di tre millimetri, fino agli enormi rappresentanti della famiglia Ornithoptera con apertura alare di oltre trenta centimetri.
Le farfalle diurne hanno colorazioni particolarmente appariscenti, alcune presentano macchie simili a grandi occhi nel mezzo delle loro ali; queste possono avere lo scopo di mimetizzare l’animale nell’ambiente e trarre in inganno i potenziali predatori, come la specie (Caligo eurilochus) oppure possono avere funzione ornamentale e di corteggiamento. Molte farfalle diurne presentano una sorta di codine sul retro delle ali posteriori per simulare le antenne del capo e disorientare un predatore, ne è un esempio un piccolo Lycaenidae africano diffuso nella Sierra Leone (Hypolycaena lebona) . Vi sono infine alcune farfalle che assomigliano a delle foglie, come la specie (Kallima inachus), e si nascondono nel folto del sottobosco.
Le falene hanno in genere colorazioni meno appariscenti rispetto alle farfalle diurne, ma ve ne sono alcune invece che non sfigurano certo; ad esempio la bellissima Argema mittrei, diffusa soprattutto in Madagascar e nell’Africa sud-orientale, dalla colorazione gialla e dalla coda tanto lunga che viene anche chiamata falena cometa. È una specie migratoria ed ha un’apertura alare di circa 20 centimetri.
Famosa la sfinge testa di morto Acherontia atropos, protagonista di un famoso film Il silenzio degli innocenti, per il suo disegno a forma di teschio che l’adulto porta sulla parte dorsale del torace; questa specie ha abitudini notturne e, se disturbata, può emettere un suono stridulo. L’adulto si nutre di miele, mentre le larve di piante coltivate. È una specie migratrice presente in tutti i continenti tranne l’Australia.
Tra le falene vi sono alcune specie che si contendono il titolo di farfalla più grande del mondo: l’Attacus atlas dell’Indonesia ha un’apertura alare di oltre 30 centimetri; un esemplare femmina della rara Thysania agrippina può avere un’apertura alare di 30,8 centimetri; la falena Ercole (Cosdinoscera hercules) che ha un’apertura alare di circa 28 centimetri, ma della quale si racconta di un esemplare femmina catturato vicino ad un ufficio postale della città costiera di Innisfal, nel Queensland, in Australia, con un’apertura alare di ben 36 centimetri.

Un nuovo ospite
Negli anni novanta è comparsa in alcune città italiane una piccola farfalla appartenente alla famiglia dei Lycaenidae che è diventata in poco tempo una specie molto comune, la Cacyreus marshalli. Questa farfalla è originaria dell’Africa del sud e la sua larva si sviluppa sulle piante di geranio. Con l’espansione del commercio tra Africa e Europa di prodotti riservati alla floricoltura, le larve deposte da queste farfalle su varie piante di geranio, sono state incidentalmente trasportate in vari paesi europei. Oggi essa è diffusa in molti paesi del Mediterraneo e in alcuni casi è considerata una peste a causa degli effetti deleteri che le larve hanno sulle piante di geranio. La grande adattabilità ha permesso a questa farfalla di insediarsi velocemente vicino all’uomo, soprattutto nei parchi e nei giardini, arricchendo così la biodiversità, ossia la ricchezza di specie, di molti paesi di un nuovo ospite.

Quanto vive una farfalla
Si usa dire che la farfalla viva solo per un giorno. In realtà, a meno che avvenga un qualche tipo di incidente o non venga uccisa da qualche predatore, la maggior parte delle farfalle vive per molti giorni, in genere due o tre settimane. Alcune addirittura per due o tre mesi, ma altre anche molto di più. Alcune specie trascorrono il periodo invernale come adulti, per esempio la Nymphalis antiopa, e in questo caso possono vivere più di sei mesi, anche se la maggior parte della loro vita la trascorrono in uno stato di completa inattività.
Nelle farfalle adulte non esiste la possibilità di riparare eventuali ferite o lesioni e inoltre non avviene alcun tipo di crescita, cosicché non è possibile effettuare riparazioni.
Quindi, anche se in condizioni ideali, una farfalla morirà dopo giorni, settimane o mesi, semplicemente per l’usura del tempo, unicamente per sopraggiunta vecchiaia.

Le farfalle e l’uomo
Le farfalle sono da sempre un simbolo di bellezza. Da secoli ispirano poeti e scrittori che ne esaltano la bellezza, il volo aggraziato e il loro misterioso e affascinante ciclo vitale.
Oggi i pubblicitari e gli stilisti di moda ne fanno abbondante uso, approfittando oltre che dei loro splendidi colori anche della forte attrattiva che suscitano nei confronti delle persone.
Le farfalle sono anche degli importanti bioindicatori; la loro presenza rappresenta infatti un importante segnale sulla buona salute dell’ambiente, essendone esse completamente dipendenti nei vari stadi del loro sviluppo.
In passato la farfalla era il simbolo dell’anima, tanto che in greco una stessa parola, psyché, le indicava entrambe. Alcune popolazioni africane paragonavano il ciclo della farfalle a quello che l’uomo compie nel corso della sua vita: “è una piccola larva nell’infanzia, quella che noi chiamiamo popolarmente bruco; una grande larva nella maturità; diventa crisalide nella vecchiaia; la sua tomba è il bozzolo dal quale esce la sua anima nelle sembianze di una farfalla”.
Nella cristianità ha rappresentato il simbolo della resurrezione; la crisalide ha evocato la figura dell’anima del monaco che, nel ritiro della sua cella e del chiostro, lavora alla propria metamorfosi spirituale.
Per gli Aztechi la farfalla era considerata il simbolo stesso della vita e come tale volava via dalla bocca del morente.
Molti nomi scientifici di farfalle hanno preso spunto dalla cultura classica, basti pensare al Parnassius apollo (Apollo, dio del sole presso gli antichi Greci e Romani), Polyommatos eros (Eros, dio dell’amore e Acherontia atropos (Acheronte, uno dei fiumi dell’Inferno; Atropo, una delle Parche, che recideva il filo della vita degli uomini).


Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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