EDITORIALE
maggio 2008
Il punto
Chiariamo innanzi tutto che quanto dirò è il frutto di mie riflessioni e non impegna in alcun modo la redazione e la linea editoriale dell’Officinadellambiente.
Le elezioni politiche sono finite, il blocco di centro destra (un po’ più di destra e un po’ meno di centro) ha vinto con una maggioranza tale da poter garantire la governabilità senza difficoltà numeriche: cento deputati e trenta senatori in più.
La proposta alternativa del Partito Democratico e dell’Italia dei valori non ha convinto la maggioranza dei votanti, è arrivata troppo presto o troppo tardi, anche se la significativa presenza parlamentare garantirà, se saranno rispettati gli impegni elettorali, il ruolo della opposizione: controllare, controproporre, convergere se si concorda.
Il non raggiungimento della soglia elettorale previsto dalla vigente legge elettorale da parte della Sinistra Arcobaleno è, per molti, me compreso, un dato negativo perché scompare la rappresentanza parlamentare di una minoranza che nel paese esiste con le sue proposte, le sue idealità, ma i numeri sono numeri.
Mi paiono stucchevoli le accuse al PD di aver fagocitato questa area elettorale con la “illusione di vittoria”; mi pare invece che legittima e convincente sia stata la vocazione maggioritaria contenuta in tale prospettiva e che, tra il popolo della sinistra, tale proposta ha convinto di più di quella della Sinistra arcobaleno.
Scompare e per noi ambientalisti ciò è molto triste, la pattuglia dei verdi, pagano la scelta di unire i propri destini alla sinistra più radicale, ma soprattutto pagano una prevalente prassi di opposizione ad ogni nuova opera, ad ogni nuovo impianto, ad ogni compromesso ambientale : insomma ad uscire sconfitto è il partito del nimby e l’ambientalismo del no.
E ora?
In campagna elettorale i temi ambientali sono emersi solo sotto traccia, tranne quello legato alla emergenza ambientale in Campania, ma anche in questo caso più che affrontare i problemi che l’anno generata il focus è stato spostato sulla ricerca dei colpevoli, individuati dal Pdl, con metodo induttivo, nella classe politica locale (in prevalenza di centrosinistra), mentre il PD e la Sinistra ricercavano “ correi” nei governi nazionali, soprattutto Ministro dell’ambiente e primo ministro durate il quinquennio di Berlusconi.
Del tema in questione e della sua genesi, ci siamo più volte occupati in diversi articoli nell’ultimo anno e ad essi rinviamo il lettore.
Quello che ci preme di più, oggi,è capire se e come maggioranza ed opposizione possano, nei distinti ruoli affrontare i problemi legati all’ambiente.
Sbarazziamoci subito di un primo elemento di polemica nato sulla stampa e da parte di chi si occupa del settore: nulla ci importa se il nuovo governo avrà un ministero interamente dedicato all’ambiente o la delega sarà data ad un sottosegretario, quel che importa sarà la sua autonomia, le risorse di cui potrà godere, il suo peso politico nel governo.
Vediamo piuttosto di capire quale saranno i capisaldi della politica in campo ambientale, da parte del futuro governo, basandoci, per ora, sui contenuti del programma elettorale in quelle parti dedicate alle infrastrutture, alle nuove forme di energia ed alle telecomunicazioni..
Per semplicità richiamiamo i punti che ci paiono condivisibili, sia pure con qualche riserva ed ulteriore specificazione e quelli che invece non condividiamo.
Da accettare con riserva di chiarimenti e specificazioni:
-coinvolgimento delle piccole e medie imprese di costruzione nella realizzazione delle Grandi Opere;

-promozione e incentivazione della raccolta differenziata e della realizzazione di termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nelle regioni deficitarie;

-incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili: dal solare al geotermico, all’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani e all’idroelettrico,realizzazione dei rigassificatori già autorizzati;

-rilancio del trasporto aereo, con la valorizzazione e lo sviluppo degli “Hub” di Malpensa e di Fiumicino;

-completamento del processo di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni e diffusione della banda larga su tutto il territorio nazionale;

-regole europee nel settore dei media: pluralismo e concorrenza, valorizzazione delle produzioni europee, completamento del passaggio alla tecnologia digitale.

(Le riserve sono soprattutto sulla mancanza di esplicitazione di garanzie rispetto al totale rispetto della compatibilità ambientale, sulla mancata indicazione, parlando dei termovalorizzatori del recupero energetico).

Non sono invece condivisibili ed in alcuni casi da contrastare fortemente, questi punti del programma:

-rilancio e rifinanziamento della “Legge Obiettivo” e delle Grandi Opere con priorità alle Pedemontane lombarda e veneta, al Ponte sullo Stretto di Messina e all’Alta velocità ferroviaria;

-partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione;

-diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito.

Questi erano evidentemente generici punti programmatici, ci attendiamo ora in sede di presentazione del programma di governo di meglio capire se e come i temi legati all’ambiente entreranno a far parte degli obiettivi prioritari.
Sergio Saladini

 
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