giugno 2008
Energia nucleare e dintorni
vista l'attualita dell'argomento la redazione ti ripropone questo articolo di marzo 2008
L’Editoriale del The New York Times del 12 Febbraio 2008 ha lanciato un allarme verso l’industria nucleare americana che parla di riesumare le miniere di uranio vicino alle riserve Navajo e che una compagnia mineraria aveva già richiesto i permessi per una nuova miniera su una terra privata nel New Mexico, giusto appena fuori i confini formali della riserva, ma all’interno di quello che è comunemente chiamato il Paese Indiano dei Navajo”.
Chi non ha mai letto un fumetto di Tex Willer con l’epopea del popolo dei Navajo? Ebbene, la Nazione Navajo esiste ancora, solo che ora si chiama Diné Nation. E’ abitata da 250.000 anime, anche se sembra che ai TeoCon non importi gran ché: forse negano l’esistenza della loro anima, perciò immolabili sull’altare dello sviluppo supremo: la scissione dell’atomo.
I residenti nella Nazione Navajo infatti, sono inondati da radiazioni da più di un centinaio di miniere spalancate e abbandonate dopo la corsa per le armi della guerra fredda. Dopo decadi di escavazione di uranio e aver accumulato evidenze di forti punte di cancro e di un’altra decina di malattie provocate da eccesso di radiazioni, le compagnie minerarie se ne sono letteralmente andate, anche dalle loro responsabilità di bonifica.
I Democratici californiani stanno investigando su una storia di negligenza scoccante che non ha precedenti in altre “location”, esclusa forse la Siberia. Tra gli orrori: montagne franose di uranio che si affievolisce, miniere aperte che percolano pioggia contaminata nell’acqua potabile, polvere radioattiva soffiata dal vento, case costruite con gli avanzi delle escavazioni delle miniere di uranio, e anche lugubri spettacoli di bambini che giocano nelle piscine formate dai buchi pieni d’acqua e nei pozzi sparsi. L’età media di una popolazione che si gloriava di essere una delle più longeve d’America è ora ridotta a 43 anni.
Negli anni ’80 un comitato spontaneo, dopo aver fondato l’Uranium Radiation Victims Commitee e classificato in modo certosino malattie e devastazioni, cominciò il duro lavoro di guadagnare alla propria causa i politici di Washington. La loro azione ebbe successo; nel 1990 il Congresso approvò il Radiation Exposure Compensation Act (RECA), uno statuto federale che assicurava compensazioni monetarie per i lavoratori delle miniere di uranio e dei servizi correlati, o ai loro eredi se già deceduti, per una lunga lista di malattie correlabili all’esposizione alle radiazioni.
Per ogni compensazione venivano stanziati 100.000 $; solo che i lavoratori da compensare erano circa 80.000, un terzo del popolo dei Navajo. Servirebbero 8 Miliardi di Dollari, tanto per cominciare, senza contare che sarebbero sicuramente venute fuori altre “location” dimenticate e … non solo negli USA.
E qui viene la beffa: la Corte Suprema ha stabilito che se un minatore Nativo Americano ammette di aver fumato tabacco, viene escluso dalla compensazione. Il che equivale a escludere la quasi totalità della popolazione maschile. Ma come eliminare le vedove, quasi l’altra metà del cielo? Semplice: per avere il rimborso per sé e per la propria famiglia, le vedove devono produrre alla Corte di Giustizia il certificato di nascita, il certificato di matrimonio, religioso ovviamente, e cosa ancora più improbabile, il contratto di lavoro del defunto con allegate le ricevute dei salari percepiti. Il tutto in una società che conserva ancora le proprie usanze, leggi e procedure ancestrali. E se per caso da questa ecatombe scampasse qualcuno, la Corte Suprema ha decretato anche che chi abbia partecipato a qualche sciopero contro le compagnie minerarie va escluso dalla compensazione.
Si sa poi che il Governo americano è incline a rifiutare i pagamenti per le compensazioni, invocando carenza di fondi dovuta ai tagli del bilancio federale. Fin qui niente di nuovo, succede regolarmente anche da noi. Ma per aggiungere uno schiaffo, nonostante centinaia di vittime delle radiazioni continuino a ricevere delle promesse di pagamento (I Owe You), il Presidente Gorge W. Bush ha approvato lo stanziamento di 30 milioni di $ per nuove esplorazioni minerarie nelle riserve indiane.
Comunque, per venire a noi e alle posizioni dei politici italioti, già si sa che lo “PsicoNano”, come lo chiama Beppe Grillo, da piccolo impazziva per Diabolik e non leggeva Tex Willer, per cui dei Navajo “non gliene può fregà de meno”; si sa anche che per il cattolicissimo Casini i Navajo non sono nemmeno cristiani, quindi il problema non si pone, ma “Topo Gigio” e i discepoli sia suoi, sia acquisiti, cosa ne pensano veramente del nucleare? O preferiscono sorvolare su un tema così grande ed epocale del quale sembra che non abbiano ancora capito “una mazza”?
L’aspetto comico è che in un paese che non sa ancora gestire la banale “monnezza”, siano ancora in tanti a volersi re-imbarcare nella gestione di una filiera complessa e delicata come quella dei rifiuti nucleari senza nemmeno sapere cose ne è dei nostri rifiuti nucleari, soprattutto quanto ci stanno costando e per quanto ancora ci costeranno.
“Ritorno al Nucleare” lo si può proporre al massimo come sceneggiatura per una puntata di “Mission Impossible”, con Tom Cruise nella parte di Bassolino, Vanessa Redgrave nella parte della Jervolino e tutti i cattivi di tutto il mondo nella parte dei Commissari straordinari per la mondezza … nucleare ovviamente.
Sergio Zabot