febbraio 2008
IL MONDO DEGLI INSETTI
Gli Imenotteri
A partire da questo numero di febbraio de l’Officina dell’Ambiente comincerò la trattazione dei vari ordini di insetti. Il primo che vi presento è quello degli Imenotteri che comprende quasi tutti gli insetti sociali introdotti nel numero di gennaio.
Dopo l’introduzione generale al gruppo degli Imenotteri, vi farò conoscere le varie famiglie; inizierò con quella delle vespe e nei prossimi numeri seguiranno quella delle api e quella delle formiche.
Gli Imenotteri
Appartengono a questo vasto gruppo (che comprende circa 120.000 specie note) le api, le vespe e le formiche. Il nome Imenottero deriva dalle due parole greche hymen che significa “membrana” e pteròn che significa “ala”, in riferimento alle due paia di ali membranose possedute da questi insetti, con in genere il paio anteriore più grande. Va tuttavia sottolineato che in alcuni gruppi esistono comunque anche individui atteri, ossia senza ali (ad esempio nelle formiche). Le loro dimensioni variano da pochi millimetri fino a un massimo di 60 millimetri di alcune specie tropicali; sono diffusi in ogni habitat terrestre ad eccezione delle zone più fredde settentrionali.
Possiedono un apparato boccale che può essere masticatore, masticatore lambente o masticatore succhiante; l’alimentazione può differire tra la fase adulta e quella di larva. Gli adulti si nutrono in genere di nettare, polline, succhi vegetali e a volte anche di prede vive; le larve possono essere indifferentemente carnivore o vegetariane.
Possono essere solitari o vivere in vere e proprie società. In genere sono animali utili sia dal punto di vista ecologico che per l’uomo; sono infatti insetti pronubi, che aiutano cioè la fecondazione delle piante volando di fiore in fiore e spargendo il polline, oppure fabbricano miele e cera o distruggono insetti nocivi.
Sul capo posseggono occhi composti, formati da numerosi ommatidi da 1.000 fino a 5.000 e di solito tre ocelli; le antenne sono di forma e lunghezza differente a seconda delle specie, composte da un minimo di due articoli, ad un massimo di 70.
La riproduzione avviene attraverso la deposizione di uova per mezzo di un ovopositore presente nella femmina, attraverso il quale può deporle in svariati luoghi: sul terreno, sulle piante, su tessuti vegetali e per alcune specie parassite sul corpo o persino all’interno del corpo di certi animali. Le larve che nascono dall’uovo, quando raggiungono la maturità, si tessono un bozzolo in cui trascorrono anche alcuni mesi in uno stato di latenza; per giungere allo stadio chiamato “ninfa”, gli imenotteri attraversano di solito cinque stadi, dopodiché il passaggio allo stadio di immagine, cioè di adulto, è molto breve, della durata di pochi giorni.
Vespe
Le vespe sono insetti di grandezza media che presentano una vita stretta, antenne clavate, cioè con una piccola protuberanza sull’estremità, occhi composti a forma di mezzaluna e ali ripiegate a riposo in senso longitudinale rispetto al corpo.
Esistono vespe sociali e vespe solitarie, che si differenziano oltre che per le abitudini comportamentali, anche per piccoli caratteri morfologici, come la presenza di un piccolo sperone sulla tibia mediana nelle solitarie, che è invece doppio nelle sociali.
Le vespe sono ghiotte di nettare, ma non possiedono un apparato boccale succhiatore ed hanno inoltre una lingua molto corta; possiedono al contrario delle mandibole molto robuste. Le larve vengono di solito nutrite con piccoli bruchi e resti di altri insetti; non possiedono nemmeno un apparato preposto alla raccolta del polline e sono in genere meno pelose delle api. Il loro colore deriva fondamentalmente dai colori delle placche e degli scleriti che ricoprono il corpo e non quindi dai peli come invece accade per le api.
Alla famiglia delle Eumenidae appartengono le vespe solitarie che non hanno dunque caste, ma solo individui maschi e femmine; la femmina costituisce comunque un nido per crescere ed allevare la prole. Gli individui della specie Eumenes pedunculatus hanno una lunghezza di circa 15 millimetri; in autunno la femmina costruisce il nido, a forma di fiasco, appeso ad una pianta cementando piccoli granelli di sabbia con la saliva. Nel nido la femmina trasporta piccoli bruchi ancora vivi, dopo averli paralizzati con una puntura del suo pungiglione; dopodiché depone un solo uovo sospeso sul tetto e posto sopra i bruchi. Questi bruchi continuano a vivere a lungo, permettendo alla piccola larva di vespa di continuare a crescere per tutta la stagione. Alla fine la femmina sigilla il nido e si invola per costruirne altri con le medesime caratteristiche; dopo essersi impupate, le larve sfarfalleranno come adulti l’estate successiva.
Altre specie solitarie appartengono al genere Odynerus e vengono chiamate vespe muratrici, in quanto costruiscono i nidi nella sabbia o nelle cavità dei muri. Il nido è di solito formato da tre o quattro celle, ognuna delle quali contenente un solo uovo e molti piccoli bruchi.
In queste vespe i genitori non vedono mai la loro prole.
Nella famiglia delle Vespidae, invece, sono comprese tutte le vespe sociali che vivono in colonie, nelle quali esiste una casta delle operaie oltre ad individui maschi e femmine. Le operaie sono molto più piccole delle femmine e dei maschi; questi ultimi si possono riconoscere dalle antenne che sono più lunghe. Le femmine fecondate trascorrono l’inverno al riparo in qualche nascondiglio sicuro e fuoriescono in primavera andando subito alla ricerca di un luogo adatto per la costruzione del nido; una colonia di vespe dura di solito solo una stagione. Il nido può essere costruito sottoterra, riutilizzando vecchie tane di topi oppure può essere appeso ai rami di un albero; il calabrone (Vespa crabro), invece, predilige le cavità degli alberi. Le prime operaie nate vengono allevate dalla femmina fondatrice e, una volta giunte a maturità, si occupano della costruzione del nido.
A differenza delle api, le vespe non posseggono le ghiandole della cera e quindi per la costruzione di un nido esse utilizzano la cellulosa che ricavano dalla polpa del legno; per raschiare il legno esse utilizzano le potenti mandibole. Alla fine lo masticano e lo mischiano alla loro saliva producendo una sostanza dalla consistenza cartacea con la quale costruiscono il nido.
Un nido completo può contenere anche 20.000 individui a differenti stadi di maturazione. Alla fine dell’estate le larve sono quasi adulte e a questo punto la colonia comincia a disperdersi, abbandonando il nido.
Le vespe adulte sono particolarmente attratte dalle sostanze zuccherine ed è per questo che si possono osservare facilmente sulla frutta.
Leggende sulle vespe
L’abitudine a costruire i nidi sottoterra, in quelle tenebre che ricordano gli inferi, le hanno fatte paragonare al disordine, alla confusione e al male; da questo simbolismo è nato il modo di dire “cadere in un vespaio”, che indica l’affrontare un ambiente ostile. Nel cristianesimo il vespaio ha assunto il simbolo delle sette eretiche.
Nella tradizione popolare le vespe hanno assunto anche un significato meteorologico, si sosteneva infatti che la comparsa di tante vespe durante l’autunno, avrebbe presagito un inverno seguente molto rigido.
Fedro scrisse una favola, dal titolo A proposito di quei favi, nella quale riveste la vespa nei panni insoliti di un giudice, quindi simbolo di saggezza ed equilibrio:
“Le api fecero i favi, sulla quercia,
e i fuchi, buoni a nulla, si dicevano
proprietari dei favi.
Si finì in tribunale. Il giudice, una vespa,
che conosceva bene queste e quelli,
avanzò una proposta alle due parti:
«La taglia è affine, l’apparenza eguale:
è legittimo il dubbio intorno al fatto.
Ma sono scrupolosa e non vorrei
Mai peccare di poca avvedutezza:
preparate le celle con la cera;
che dal gusto del miele e dalla buona
forma del favo l’evidenza mostri
chi costruì quelli di cui si discute».
I fuchi si opposero, accettarono le api.
Fu allora emessa la sentenza:
«Chi non sa fare i favi e chi li ha fatti
si vede, e alle api rendo il loro frutto».
Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti