febbraio 2008
L'invasione dei rifiuti in Campania
Penso che per molti risulti difficile avere una chiara visione di quanto sia avvenuto e stia avvenendo in Campania per quanto riguarda il problema dei rifiuti urbani.
Il nostro giornale se ne è più volte occupato ed era opinione comune, anche da noi condivisa, che le decisioni assunte dal governo nel corso del 2007, in accordo con le autorità straordinarie deputate alla emergenza, avrebbero portato, sia pure lentamente, alla uscita dalla emergenza stessa ,mentre nel frattempo si sarebbero predisposte le soluzioni destinate ad una equilibrata gestione dell’intero processo.
Così non è stato.
Quello che viene da chiedersi è se l’attuale gravissima situazione fuori controllo, con immondizia nelle strade, scuole chiuse, attività produttive e commerciali penalizzate è conseguenza dei moti popolari che impedendo l’accesso ad alcuni siti di smaltimento hanno causato, in un processo a cascata, il mantenimento forzato dei rifiuti nei luoghi di produzione ovvero nelle strade, o se invece dietro tutto quanto sta accadendo vi è una regia occulta.
Situazioni emergenziali si sono venute a creare, nel corso degli anni, anche in altre parti di Italia, ma l’equilibrio è stato poi ritrovato attraverso, dapprima la esportazione dei rifiuti finali in altri territori ove alcune strutture ne consentivano l’accoglimento, poi attraverso la attivazione di modalità di raccolta differenziata e la realizzazione di nuove strutture in loco sia per il recupero, sia per il trattamento, sia per la destinazione finale.
Concretamente mentre qualcun altro si faceva carico di smaltire le eccedenze provenienti dalle aree interessate da situazioni di disagio emergenziale, le autorità locali si impegnavano in progetti di promozione della raccolta differenziata miranti al recupero ed alla valorizzazione di alcune frazioni aventi valore commerciale e nel contempo si facevano carico di programmare e realizzare strutture capaci di sostenere tali processi e di smaltire le frazioni residuali che ne frattempo vedevano diminuire strutturalmente la propria entità assoluta.
In alcuni casi poi si è fatto ricorso ad un differimento temporale della fase di trattamento finale ovvero allo stoccaggio di rifiuti che opportunamente trattati e conservati andavano a costituire un “giacimento” da utilizzarsi, in un ragionevole periodo successivo, in impianti di termovalorizzazione che nel frattempo si andavano costruendo o adattando alle nuove tecniche di termovalorizzazione con recupero energetico.
Le difficoltà in Campania iniziano nella seconda metà degli anni novanta e da allora si sono succeduti commissari straordinari ovvero soggetti istituzionali dotati di poteri maggiori delle autorità locali, capaci quindi di assumere decisioni e di attivare contratti e gare in tempi più veloci attraverso anche la parziale deroga alle normative vigenti.
Che abbiano fallito nella loro missione è davanti ai nostri occhi, sul perché abbiano fallito cercheremo di ricostruirne alcune cause.
Si è detto che gli elementi su cui basare un “piano di rientro alla normalità” sono:
• L’individuazione di siti alternativi ai quali temporaneamente conferire, anche ricorrendo alla esportazione dei rifiuti in altra regione o nazione.
• L’intervento sulla popolazione produttrice dei rifiuti al fine di sensibilizzarla sulla gravità della situazione e sul ruolo che poteva svolgere producendo meno rifiuti attraverso un consapevole comportamento di acquisto.
• L’intervento sulla popolazione produttrice dei rifiuti al fine di sensibilizzarla in merito a nuove e diverse modalità di conferimento dei rifiuti ( raccolta differenziata) finalizzate al recupero diretto od indiretto delle diverse frazioni
• La organizzazione di modalità di raccolta che superando il “cassonetto” consentissero la separazione dei diversi flussi sulla base delle esigenze merceologiche del sistema industriale del recupero.
• La creazione di nuovi impianti dedicati al trattamento dei rifiuti non più valorizzabili e del loro smaltimento finale ( discariche e termovalorizzatori), ma anche impianti per il confezionamento del c.d.r., delle eco balle ed il loro stoccaggio, in attesa dell’utilizzo differito in appositi impianti di termovalorizzazione.
• La vigilanza sulla qualità ambientale, igienico-sanitaria e merceologica delle diverse frazioni e dei singolo trattamenti.
Questo approccio sistematico, basato su presupposti scientifici ed industriali ha funzionato per l’emergenza nella provincia di Milano, ma non in Campania.
Perché?
Innanzi tutto perché l’intero meccanismo nel ciclo dei rifiuti non è stato mai attivato come tutti hanno potuto vedere dalle immagini televisive ovvero che i rifiuti sono stati raccolti prevalentemente nei cassonetti il che impedisce qualsiasi preselezione delle frazioni , il successivo trattamento differenziato e di conseguenza anche la produzione di un c.d.r. di qualità che ne renda possibile l’utilizzo.
Una simile modalità ha portato ad una rapida saturazione dei siti di smaltimento e così anche le cave ed i siti di stoccaggio delle eco- balle,in un contesto in cui i rifiuti solidi urbani prodotti, ben lungi dal diminuire, crescevano e con essi il bisogno di discariche e di siti di pseudo-stoccaggio, di fatto discariche anchesse, a causa del non rispetto delle procedure di qualità.
La regia dei diversi commissari straordinari è fallita e se qualcuno ha tentato di governare i fenomeni questa è stata la malavita organizzata strettamente operante con le società locali ,(soprattutto Fise e Fisia di Impregilo, dicono le cronache giudiziarie), ma anche con i proprietari di terreni dati in affitto come siti di stoccaggio, mentre le aziende vincitrici di appalti erano per lo più impegnate ad aggirare le normative antimafia attraverso complicate filiere di subappalti.
In più, molti sembrano essere i servitori dello Stato quali Prefetti, vice prefetti,dirigenti locali che “non capivano e non vedevano” e soprattutto non controllavano la qualità del processo , assecondando di fatto la regia occulta.
Egualmente riprovevole la sterminata organizzazione messa in piedi dal commissariato straordinario che ha consumato oltre due miliardi euro in progetti irrilevanti, affitti di sedi, ventimila dipendenti operanti con funzioni di raccolta nei consorzi di bacino; inoltre il corrispettivo dei commissari inizialmente fissato in 10 milioni al mese saliva a 10 mila euro.
Questo quanto ci è dato a sapere e a questo fine particolarmente preziosa è l’inchiesta di Enrico Fierro pubblicata sull’Unità nel corso del mese di gennaio.
Per gran parte dell'altra stampa e delle televisioni, in particolar modo di quelle che fanno riferimento al centro destra, tutto è giocato in funzione anti Bassolino ed anti Iervolino per la loro incapacità di gestire questo grande problema e contro il ministro Pecoraro Scanio accusato di essere istigatore di fantasiose formule magiche basate sulla raccolta differenziata e feroce oppositore degli impianti di termodistruzione.
Per chiarezza credo che il potere locale non sia esente da colpe in quanto non ha saputo contrastare e opporsi con sufficiente vigore alla deriva che stavano assumendo le soluzioni operative decise ed attuate dai diversi commissari , ivi compreso il ruolo assegnato ad un sistema industriale locale per lo più asservito agli interessi malavitosi.
Inoltre l’impegno alla responsabilizzazione ed educazione alla raccolta differenziata per i cittadini è stato scarso (a Milano città la raccolta differenziata è quattro volte tanto di quella di Napoli) ed anche così si dovevano e potevano contrastare gli interessi della malavita.
Per quanto riguarda il Ministro dell’ambiente giova innanzi tutto ricordare che è tale solo da un anno e mezzo e che gran parte di questa degenerazione è avvenuta e si è consolidata nel quinquennio precedente.
Un po’ di mea culpa dovrebbero farla anche” gli ambientalisti del no” perché non è opponendosi agli impianti di termodistruzione” a prescindere” che si contribuisce ad affermare modalità corrette di gestione del ciclo dei rifiuti, bensì favorendo una strategia equilibrata ed integrata tra comportamenti individuali, dei gestori di servizi, del sistema industriale.
Ma cosa ha fatto precipitare cosi velocemente la situazione?
Nel contesto locale le manifestazioni di protesta possono essere spiegate con la esasperazione per una situazione che non sembra avere mai un punto di equilibrio, ma non si deve trascurare il ruolo degli interessi politici di chi vuole così creare situazioni di risentimento contro i responsabili del potere locale, per poi procede all’incasso di questa”cambiale” in occasione delle prossime elezioni .
Credo anche che le aziende deputate allo stoccaggio delle eco balle e con esse gli interessi malavitosi, vedano avvicinarsi il momento in cui i nodi verranno al pettine ovvero la inaccettabile qualità dei rifiuti contenuti nelle eco balle ne impedirà l’utilizzazione per la termodistruzione e quasi certamente ne imporrà il trattamento in discarica: da qui la possibile scelta di far precipitare la situazione colpevolizzando governo ed autorità locali, in buona compagnia con le forze di centrodestra, per spostare l’attenzione dal loro fallimento e dalla loro inadempienza contrattuale per le caratteristiche del prodotto trattato; inoltre per trarne ulteriori guadagni dalla messa a disposizione di nuove discariche ed aree di stoccaggio di emergenza.
Sergio Saladini