EDITORIALE
gennaio 2008
Dopo Bali.
Il 2007 finisce con un po’ di neve e va bene così. E’ stato l’anno di una maggiore informazione scientifica di massa sugli effetti dei cambiamenti climatici, sappiamo che sono lenti, complicati, metereologicamente non lineari.
Gli scienziati che ci lavorano da almeno 20 anni hanno preso il Nobel per la Pace. I giornalisti ne hanno scritto di più, meglio, ovunque, sono stati più letti e capiti. I cittadini del pianeta hanno visto crescere costi e rischi globali, sempre più disposti a responsabilizzarsi collettivamente. I governi si sono incontrati tante volte per parlarne, dandosi ulteriori ennesimi futuri appuntamenti, senza ridurre (pochi almeno) le emissioni che “cambiano” il clima e senza prendere impegni (non tutti insieme almeno) per ridurle.
Pochi giorni fa a Bali si sono riunite la 13° conferenza delle circa 190 “parti” della specifica Convenzione ONU e la 3° delle circa 150 del Protocollo di Kyoto. L’esotico appuntamento si è svolto nello stesso anno del nuovo rapporto scientifico IPPC e ha fatto il passo avanti più importante da varie conferenze (annuali) ad oggi. C’è la difesa delle foreste tropicali. C’è l’assistenza tecnologica ai paesi poveri. E, soprattutto, c’è una road map: entro il 2009 dovrà essere approvato un nuovo trattato. Chi ha ratificato (35 dei 39 paesi industrializzati del passato) obblighi di riduzione per una media mondiale del meno 5,2% fra il 1990 e il 2010 si è impegnato a ridurre di più entro il 2020. Tutti gli altri (anche i paesi industrializzati del presente e del futuro) negozieranno un qualche proprio impegno entro la 15° conferenza di Copenaghen, magari discutendo di quota pro-capite di ogni umano sul pianeta. L’Europa ha fatto bene a mettersi all’avanguardia nella riconversione ecologica dell’economia e nella cooperazione allo sviluppo sostenibile, senza subire il ricatto dell’ecologismo del “si volonteroso”, restio a obblighi e date. L’Italia si metta al passo! Suggerisco di non muoversi solo all’interno del burocratico negoziato climatico: è l’Assemblea Generale dell’ONU a doversi pronunciare fra due anni, sul taglio delle emissioni ed anche sull’acqua bene comune e diritto umano, sulle migrazioni ambientali forzate, sull’adattamento del vivente non umano, sulle indispensabili conoscenze tradizionali. Quanto aspettarsi dal 2008 è poco ma chiaro: buon 2008!


Questo articolo esce in contemporanea su “Il Salvagente”.
Valerio Calzolaio

 
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