settembre 2007
Rifiuti Responsabilità Futuro
Un racconto senza speranza?
Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all'ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, […] per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l'indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l'un l'altro [Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759].
In queste frasi dell’economista inglese sono presenti alcuni degli elementi essenziali delle democrazie contemporanee: il libero mercato produttore di benessere e la collettività che attraverso il processo di coesione sociale, e di emarginazione degli atteggiamenti devianti, crea un corpo di norme volute o condivise su cui si basa una società in un determinato momento.
Ma è piuttosto l’arbitrio dei pochi il contesto del lavoro letterario di Roberto Saviano dal titolo “Gomorra” ed. Mondatori. Il libro è un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra, composto di uomini che identificano se stessi come imprenditori, titolari di un potere economico senza limiti, produttori di merci e servizi a prezzi molto inferiori rispetto a quelli presenti sui mercati concorrenziali.
Non mancano gli argomenti, tra cui quello dello smaltimento dei rifiuti, tema che trova attualità pure in Lombardia, attraverso i contatti con realtà quali Milano, Pavia e Brescia, partendo dal bisogno per gli imprenditori di manodopera, di costi di produzione e di costi fissi, compresi quelli dello smaltimento dei rifiuti, particolarmente bassi e volatili, in modo da garantirsi un saggio di profitto che permetta di fronteggiare la concorrenza e rimanere sul mercato. Anche con il ricorso a prassi informali, consentendo ai clan di interagire in assoluto monopolio con gli imprenditori che gestiscono l'aspetto legale del settore.
Il meccanismo dello smaltimento illecito parte quindi da imprenditori di aziende grandi o piccole che vogliono smaltire a prezzi irrisori il materiale di risulta da cui più nulla è possibile ricavare se non costi.
Al secondo passaggio ci sono i titolari di centri di stoccaggio che attuano la tecnica del giro di bolla, raccolgono i rifiuti e in molti casi li miscelano con rifiuti ordinari, diluendo la concentrazione tossica e declassificando la pericolosità dei rifiuti tossici.
I chimici servono per trasformare un carico da rifiuti tossici in innocua immondizia. Molti forniscono un formulario di identificazione falso con codici di analisi non veri.
Poi ci sono i trasportatori che percorrono il paese per raggiungere il sito prescelto per smaltire, e infine gli smaltitori. Questi possono essere gestori di discariche autorizzate o di un impianto di compostaggio dove i rifiuti vengono coltivati per farne concime, ma possono anche essere proprietari di cave dismesse o di terreni agricoli adibiti a discariche abusive.
Elementi necessari per fare funzionare l’intero meccanismo sono i funzionari e dipendenti pubblici che non controllano, né verificano le varie operazioni, o danno in gestione cave e discariche a persone inserite nelle organizzazioni criminali. I clan non devono fare patti di sangue con i politici, né allearsi con interi partiti. Basta un funzionario, un tecnico, un dipendente, uno qualsiasi che vuole fare lievitare il proprio stipendio e così si riesce a ottenere che l’affare si svolga, con profitto per ogni parte coinvolta.
I veri artefici della mediazione però sono gli stakeholder. Menti criminali dell’imprenditoria dello smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi. Essi sono quelle figure d’impresa che sono coinvolte nel progetto economico e che con la loro attività direttamente, o indirettamente, sono in grado di influenzarne gli esiti.
In base al rapporto costi/benefici, la scelta di trafficare in rifiuti espone a minori rischi di natura penale, poiché i reati connessi alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento illegali spesso sono soggetti a prescrizione, e il traffico è poi conveniente poiché non è soggetto a ciclicità o crisi in quanto rifiuti se ne producono sempre, e l'emergenza è uno dei momenti in cui si guadagna di più.
Il claim di questi imprenditori informali potrebbe essere quello di un ecologismo nuovo, che vuole intendere i rifiuti come profitto senza alcuna tutela sociale se non quella di fare circolare denaro, e nasconderlo dietro messaggi di responsabilità, benessere, ambiente e salute. Ma che nella realtà contamina il futuro.
Al di là di quello che viene espressamente detto, dal libro traspare quello che è il ventre molle del paese, oltre alla generica e cronica incapacità politica a gestire il problema. Oltre agli aspetti connessi alla repressione e prevenzione della criminalità. Oltre al sistema di educazione e di condivisione dei doveri civici che sono largamente misconosciuti in tutta la penisola.
La trappola delle debolezza per il paese è costituita dalla mancanza di professionalità che pervade anche i gangli più importanti della classe dirigente: politici, imprenditori, grand commis, operatori del diritto, economisti, giornalisti che risultano spesso inconsapevoli, o non curanti, di cosa significhino le proprie azioni. E non consentono al paese di darsi un colpo d’ala.
Elia Bova