NATURA
settembre 2007
Ecologia del lupo
Ecologia generale
Un tempo il lupo era il predatore più diffuso sulla Terra. Capace di sopportare temperature estreme e piuttosto abile nel cacciare prede di varie dimensioni, dall'alce al topo, il lupo può sopravvivere in qualunque luogo in cui le prede siano sufficientemente numerose. Oggi è diffuso soprattutto nelle regioni più remote dell'emisfero boreale dove il lupo è stato segregato a causa della persecuzione attuata dall’uomo nei suoi confronti. Senza ombra di dubbio è da attribuire alle enormi capacità di adattamento proprie di questo animale il fatto che esso sia sopravvissuto in tante piccole “isole” della fascia temperata e che la sua abbondanza nei paesi più nordici sia strettamente collegata al fatto che l’uomo, suo principale antagonista, ma non unico, non è ancora riuscito a domare del tutto quello che Jack London chiamava il Grande Nord.
Per trovare cibo a sufficienza in un territorio inospitale o deserto, un branco di lupi potrebbe avere bisogno di occupare un’area di notevoli dimensioni, circa 2500 km².
Va ricordato come la nicchia ecologica originaria del lupo è quella di un predatore di erbivori di media e grossa taglia presenti nell’emisfero boreale, ma per meglio identificare la sua capacità di predare anche carnivori di media o piccola taglia, ad esempio la volpe, insetti, frutta, carcasse di animali, bestiame domestico e rifiuti di origine antropica sarebbe meglio associargli la nicchia trofica di un predatore generalista.
In presenza di una situazione ecologica ottimale, caratterizzata da vaste estensioni poco o nulla antropizzate e fornite di copertura vegetale adatta a mantenere grosse popolazioni di erbivori, il lupo, all’apice della catena alimentare, svolge funzione di selezionatore di erbivori. Questa azione selezionatrice è rivolta verso esemplari che per diversi motivi risultano meno adatti a sopravvivere: individui vecchi e/o malati, con difetti di deambulazione o comunque gracili e scarsamente in grado di difendersi.
La situazione ecologica ottimale spesso però, non è più presente nei territori abitati dal lupo e la sua caratteristica di predatore non specializzato, o meglio di opportunista alimentare gli permette di essere molto plastico nell’alimentazione e quindi particolarmente adattabile a situazioni non ideali. È evidente che in un ambiente naturalisticamente degradato la funzione del lupo tende a ridimensionarsi per assumere quella poco gradevole, sia per l’uomo che per il lupo stesso, di antropo-dipendente: il lupo sopravvive in relazione alla presenza di bestiame domestico, di discariche di rifiuti, di rara e rischiosa predazione su prede non naturali spesso difese dall’uomo.
Il lupo è in grado di spostarsi con notevole facilità e tale mobilità è correlata alla disponibilità di cibo, difficilmente si osservano spostamenti di molti chilometri se le prede sono presenti sul territorio in quantità sufficiente. Va comunque sottolineato come la frequenza e le dimensioni degli spostamenti dipendono dal tipo di ambiente in cui il lupo vive: ad esempio il lupo della tundra per seguire gli spostamenti del caribù, sua preda elettiva, compie giornalmente decine e decine di chilometri; mentre i lupi che vivono in foresta hanno minori esigenze di spostamento, a causa non solo della minore distanza percorsa dalle potenziali prede, ma anche per la maggior diversificazione delle prede stesse. Un ulteriore elemento da considerare nella valutazione della mobilità è il periodo riproduttivo: durante la fase post-parto le possibilità di spostamento della madre con i cuccioli risultano limitate e anche il nucleo centrale del branco tende anch’esso a limitare il proprio raggio di azione, sempre in maniera compatibile con le esigenze alimentari del momento. Infine anche le stagioni e più generalmente il clima tendono anch’esse a condizionare la mobilità del lupo, decidendo anche la precisa dislocazione delle aree di tana o di rifugio. In caso di necessità il lupo è in grado di percorrere cento o duecento chilometri in pochi giorni, ma ciò accade solo in momenti eccezionali, come nevicate abbondanti o a causa della repentina scomparsa delle normali fonti alimentari. Capita ciclicamente, con scadenze stagionali, che il condizionamento climatico venga a limitare la possibilità di spostamento in determinate aree normalmente frequentate: le praterie in quota d’inverno si ricoprono di neve e costringono gli erbivori selvatici a scendere verso il bosco, il lupo si adegua a questi cambiamenti e in modo analogo alle sue prede si sposta verso nuovi pascoli non essendo più disponibili quelli a quote più elevate.

Ecologia in Italia
La nicchia ecologica in cui è costretto a vivere il lupo italiano è poco somigliante e lontana da quella ottimale presente nelle grandi estensioni nord americane e sovietiche. I territori ancora disponibili in Italia sono ben pochi, analogamente a quanto accade per altre popolazioni sud europee e mediterranee, ma grazie all’elevata plasticità nell’alimentazione da parte del lupo e al suo alto grado di adattabilità, questa specie sta ricolonizzando le Alpi e l’Europa centro-occidentale. Dalla Polonia singoli individui penetrano in Germania e i lupi presenti sull’Appennino hanno raggiunto le Alpi occidentali, arrivando ad essere presenti in Francia e in Svizzera; lupi provenienti dalla Croazia si sono ormai spinti sino alle Alpi orientali in Slovenia.
In Italia il lupo predilige le zone montane densamente forestate, relativamente ricche di siti rifugio, di prede e con scarsa presenza antropica. Gli ambienti più frequentati sono di conseguenza quelli della montagna appenninica dagli 800 m in su, caratterizzati dall’alternanza di pascoli e boschi e da una buona variabilità ambientale. La presenza di potenziali prede quali bovini e ovini allevati allo stato brado e ungulati selvatici favoriscono la presenza del lupo e rendono l’ambiente idoneo alla riproduzione, ma allo stesso tempo l’elevata antropizzazione, il disturbo causato dall’attività venatoria e dal turismo sono da considerarsi elementi sfavorevoli. È stato inoltre documentato come la mancanza di prede naturali e la capillare diffusione di discariche di rifiuti favoriscono quella che si può definire una vera e propria conversione alimentare del lupo in dipendenza degli accumuli di residui alimentari umani.


Articoli tratti da “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti

 
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