EDITORIALE
luglio 2007
Ecoballe e altro.
Non era difficile prevedere che la vicenda campana legata ai rifiuti non fosse chiusa ed anzi che si sarebbero aperti nuovi problemi legati alle modalità per uscire dalla situazione di emergenza.

Se da un lato il Parlamento ha approvato la fiducia sul decreto legge per il superamento dell’emergenza rifiuti in Campania, dall’altro continuano proteste, con occupazioni varie, di popolazioni ostili a qualsivoglia apertura di impianti e fioccano i ricorsi dei Sindaci contro i provvedimenti del commissario, ultimo quello di Postiglione, Comune posto ai confini di Serre.

Ma il testo approvato pare molto diverso da quello varato l’11 di maggio, con limitazioni all’uso dei siti, in particolare la cava di Tufo di Terzino, per la quale si limita l’utilizzo alla sola FOS -frazione organica stabilizzata- ed “esclusivamente ai fini di ricomposizione morfologica del sito”.

Viene inoltre introdotto il vincolo “dell’intesa col ministero dell’Ambiente” il che, alla luce di quanto sin qui visto, rischia di impedire iniziative immediate, anche perché nessuno degli impianti attualmente operativi produce frazioni di rifiuti a norma di legge e ciò vale anche per il CDR .

Penso che per ognuno di noi risulta estremamente difficile capire cosa sta succedendo, ma soprattutto perché tuttora si protrae una crisi che sembra senza via di uscita.

Alla ricerca del bandolo di questa intricata matassa abbiamo cercato di analizzare documenti e ricostruzioni giornalistiche.

Il materiale più interessante sembra essere quello in possesso della XIII Commissione Permanente del Senato aggiornato ai primi di giugno di quest’anno.

Da queste letture abbiamo capito che gli interventi, a breve, sembrano inefficaci e talvolta impossibili-vista anche la piega che sta prendendo l’iter legislativo- e d’altro canto, non si riesce ad impostare una via solida e duratura per ridefinire modalità corrette di conferimento, trattamento, recupero e smaltimento.

I sette impianti autorizzati alla produzione di CDR sono stati declassati a causa della non conformità dei materiali prodotti, soprattutto per il basso potere calorifico del CDR prodotto, ed oggi funzionano solo per la tritovagliatura finalizzata alla riduzione del volume dei rifiuti da portare poi in discarica.

Non se la passano meglio gli impianti autorizzati alla produzione della FOS anch’essa prodotta in modo tale da non essere riutilizzabile come emendante a causa della sua non adeguata stabilizzazione.

Completamente sature, o a fine ciclo, le discariche esistenti ( chiusa quella di Campagna, in ritardo Montesarchio, mentre per quanto riguarda i termovalorizzatori quello di Acerra sarà pronto entro la fine dell’anno e quello di Santa Maria la Fossa richiederà almeno tre anni.

E’ un cane che si morde la coda: occorre consentire agli impianti già esistenti di produrre CDR di qualità, ma interventi di adeguamento degli impianti sono impossibili visto il loro attuale utilizzo ( sottoutilizzo) quali “riduttori di volumi” da conferire allo smaltimento finale, lo stesso vale per le “ecoballe” di scarsa qualità fin qui prodotte che, se rilavorate, potrebbero andare ai termovalorizzatori altrimenti sono anch’esse destinate allo smaltimento finale.
E con questo scenario ritenete sia possibile incrementare la raccolta differenziata, azione per la quale determinate è la fiducia del cittadino?

Per la cronaca, in Campania, la raccolta differenziata si aggira intorno al 10% con il primato negativo della provincia di Napoli che dal 2004 ad oggi è passata dal 8.4% al 7.7%.

Alla prossima.
Sergio Saladini

 
stampa articolo
Politica dei Cookie       -       Design & Animation: Filippo Vezzali - HTML & DB programming: Alain Franzoni