edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
luglio 2007
Distribuzione del Lupo
Il lupo (Canis lupus, Linnaeus, 1758) in tempi storici era comune e diffuso in tutto il Nord America e l'Eurasia, con l’esclusione di Indocina e Indonesia. Il suo originale areale di distribuzione si estendeva dal 70° al 15° parallelo Nord, dalle foreste del Messico alle terre artiche, dall’India alla Siberia, dalle foreste temperate a quelle tropicali. Attualmente la sua distribuzione rispecchia la turbolenza delle vicende storiche che hanno interessato le relazioni tra il lupo e l’uomo fin dalle origini. Fin dalla preistoria il lupo è da relazionarsi con la figura dell’uomo cacciatore che cerca di conoscere, di spiegare, di ordinare la realtà e la natura che lo circonda. Egli teme che gli animali possano scomparire, che la sua lancia non colpisca più nel segno, che la sua trappola resti vuota e, attraverso il mito, cerca allora di trovare l'ordine di questa realtà che altrimenti si accorge di non poter dominare. Allo stesso tempo però il lupo è un competitore diretto dell’uomo in quanto esercita la propria pressione predatoria sulle stesse prede scelte dagli uomini e in alcuni casi l’uomo può finire egli stesso preda del lupo. È proprio l’accezione negativa assegnata al lupo da alcune tradizioni e leggende diffuse originariamente in Europa ed esportate in tutti i continenti e la caccia spropositata ad aver ristretto l’areale di diffusione di questa specie. È solo in tempi recenti che si è iniziato a riqualificare la figura del lupo, sia come elemento indispensabile dell’ecosistema per il suo ruolo di predatore, sia come prezioso tassello del mosaico della biodiversità.
In Italia, fino a pochi anni fa, la presenza del lupo era limitata, con poco più di 100 esemplari, alle regioni centrali e meridionali, ma negli ultimi anni si è verificato un incremento demografico e una notevole espansione dell’areale che ora comprende anche l’Appennino settentrionale ed i rilievi montuosi delle Alpi occidentali. Questa espansione è da attribuire a svariati fattori favorevoli: la protezione legale della specie, l'abbandono di molte aree montane e sub montane e il ritorno in molte aree dei grossi ungulati selvatici. Inoltre, l’espansione della popolazione balcanica di lupi, che ormai ha raggiunto il confine italiano, lascia prevedere una rapida colonizzazione anche delle Alpi orientali.
Le popolazioni isolate sopravvissute nell'Europa meridionale (Italia, Spagna e Balcani) soprattutto grazie alla presenza di ambienti relativamente aspri, selvaggi e poco sfruttabili da parte dell'uomo e a pratiche pastorali meno intensive e più tradizionali, fondate più sulla difesa delle greggi che non sulla distruzione del predatore, rappresentano i centri di diffusione per la ricolonizzazione di almeno una parte dell'areale europeo centrale e meridionale.
In Italia il lupo non è mai scomparso completamente. Nel secolo scorso era presente su tutta la penisola, ad eccezione della Sardegna. Negli anni ’20 e ’40 venne sterminato rispettivamente sulle Alpi e in Sicilia. Nel ventennio che seguì il secondo conflitto mondiale subì un’ulteriore drastica riduzione cosicché negli anni ’70 la distribuzione del lupo risultava limitata a pochi remoti comprensori montani dell’Appennino centro-meridionale, dall'Aspromonte al Lazio e alla bassa Toscana.
La consistenza numerica del lupo in Italia è ora stimata intorno ai 500 esemplari. Ancora più importante è l’aumento dell’areale di distribuzione che oggi occupa sostanzialmente tutta la catena appenninica dalla Calabria alle Alpi Marittime ed anche la catena alpina almeno fino a tutta la Valle Stura in Piemonte.
Metodi per stimare l’abbondanza della specie
Il lupo è un’animale dal carattere schivo e di abitudini prevalentemente notturne. Questa sua indole elusiva contribuisce in maniera sostanziale a rendere ancor più difficoltoso un censimento accurato.
Le tecniche di censimento più comunemente utilizzate si basano su indici diretti ed indiretti di presenza della specie.
Con l’avvento della radiotelemetria alla fine degli anni ’60 si sono aperte nuove frontiere per lo studio della dinamica di popolazione del lupo. Per stimare l’abbondanza dei lupi in una data area, i ricercatori muniscono di radiocollare almeno un lupo per ogni branco. A questo punto, tramite osservazioni dirette o la conta delle tracce su neve, viene stimata la dimensione di ogni branco.
L’impiego della radiotelemetria implica ovviamente la cattura del lupo. Durante questa fase particolarmente complessa e delicata, l’esemplare viene pesato, misurato, munito di radiocollare ed infine rilasciato: le batterie del radiocollare permetteranno la sua localizzazione nel periodo successivo e, a seconda del tipo di batteria utilizzato, l’animale può essere seguito anche per 3-4 anni di seguito.
Questa tecnica permette l’osservazione diretta degli esemplari con radiocollare facilitando così lo studio di molti aspetti dell’ecologia del lupo, quali l’ampiezza e l’uso del territorio, la struttura demografica, il successo riproduttivo e il numero e il tipo di prede consumate.
Oltre alla radiotelemetria ci sono anche altri metodi indiretti per stimare la consistenza numerica di questo predatore: la raccolta di campioni fecali e successivo studio a livello genetico attraverso l’analisi del DNA delle cellule della mucosa intestinale che consentono un riconoscimento individuale dell’animale, la conta delle tracce impresse dai lupi sulla neve (snow-tracking) che può essere effettuata per via aerea o da terra, la tecnica dell’ululato indotto che sfrutta il fatto che i lupi tendono a rispondere ad imitazioni umane dell’ululato o a registrazioni originali amplificate. Nonostante queste tecniche presentino dei limiti, il loro utilizzo integrato può rappresentare uno strumento efficace per ottenere delle stime di abbondanza della specie.
Articoli tratti da “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006
Gianluca Ferretti