NATURA
maggio 2007
Wolf watching nel Parco Nazionale d’Abruzzo
L’incontro con un lupo è un’esperienza straordinaria. Incrociando i suoi occhi si scorgono le paure ancestrali che risiedono nell’animo dell’uomo, ma anche il suo rispetto e il suo timore. Con questo pensiero mi alzo all’alba, sposto leggermente la tendina della finestra della mia baita vicino all’abitato di Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, e guardo fuori; di notte è nevicato e nel prato immacolato a pochi passi da casa si scorgono le impronte inconfondibili di un visitatore speciale che nottetempo ha perlustrato questa zona. Il lupo, al contrario degli altri animali “feroci”, vive in due mondi, quello della natura selvaggia e quello dell’uomo, valicandone spesso i confini e compiendo incursioni e razzie; questa indole ambivalente l’ha reso storicamente oggetto di timori e paure, trasformandolo in un nemico soprattutto per pastori e allevatori che non gli hanno risparmiato un duro trattamento.
Mi preparo indossando vestiti pesanti; fuori ci sono alcuni gradi sottozero ed è la giornata ideale per andare a “caccia” di lupi, uno degli ultimi grandi carnivori (insieme all’orso e alla lince) ancora presenti sul nostro territorio.
In Italia il lupo era infatti ampiamente diffuso fino alla metà del ventesimo secolo e la sua distribuzione era continua lungo tutta la catena appenninica. Venne dapprima sterminato sulle Alpi negli anni '20 ed in Sicilia negli anni '40 e alla fine degli anni '50 divenne rarissimo in tutto l'Appennino tosco-emiliano; subì un'ulteriore drastica riduzione nel ventennio successivo raggiungendo il suo minimo storico nei primi anni '70. Da allora, grazie anche ad alcuni progetti di conservazione, primo fra tutti “l’Operazione San Francesco” promossa nel 1970 dal Parco Nazionale d’Abruzzo in collaborazione con il WWF, si è assistito ad un graduale ritorno del lupo. A partire dalla metà degli anni ‘70, le popolazioni di lupo hanno progressivamente recuperato l’areale perduto e, ad oggi, è stata stimata la presenza di circa 500-600 individui sull'intera catena appenninica, dall'Appennino ligure fino all'Aspromonte. Importanti areali di presenza si trovano inoltre nel Lazio settentrionale e nella Toscana centro-meridionale. Il lupo è presente stabilmente anche sulle Alpi occidentali, sia sul versante italiano che su quello francese, mentre non sembrano esserci segnalazioni della sua presenza sulle Alpi orientali; c’è da sperare che, vista la vicinanza di una piccola popolazione slovena, in un prossimo futuro si abbiano avvistamenti anche da quel versante.
Ho un appuntamento con un guardaparco del Parco Nazionale d’Abruzzo; il programma della giornata prevede la ricerca meticolosa di qualche indizio di presenza del lupo, ma, nel mio cuore, desidero solo poter osservare qualche esemplare dal vivo. Il guardaparco mi avverte subito che bisogna essere molto fortunati per fare il magico incontro, il lupo infatti è un animale difficile da avvistare, ha abitudini prevalentemente notturne e durante il giorno si riposa o si dedica al gioco. Ha una struttura fisica potente ed è un eccellente corridore; per andare alla ricerca di cibo può percorrere anche fino a 60 chilometri in un giorno. Nonostante queste premesse io non mi scoraggio e sono pronto a camminare anche per tutta la giornata pur di vedere un individuo in libertà.
Il guardaparco mi spiega che se la fortuna è dalla nostra parte potremmo addirittura osservare diversi individui insieme. Il lupo infatti è un animale sociale e vive di solito in branchi più o meno numerosi a seconda delle disponibilità di cibo, anche se non è raro osservare individui solitari che vagano lontani dagli altri gruppi. Il branco verte in genere attorno ad una coppia dominante ed ai suoi figli; all’interno di esso esiste una rigida gerarchia regolata da una precisa e continua serie di comportamenti ritualizzati.
Cominciamo a camminare, ci lasciamo alle spalle Civitella Alfedena e iniziamo a percorrere i ripidi sentieri che ci porteranno verso le splendide faggete della Val di Rose. Sembra che la neve caduta di notte abbia tolto il sonoro alla natura, un soffice silenzio ci abbraccia e ci accompagna nel cuore della foresta; solo i nostri passi scandiscono il passare del tempo.
Esce il sole e improvvisamente la natura sembra risvegliarsi tutt’intorno; una moltitudine di piccoli uccelli ci delizia con i loro canti, mentre la neve comincia a gocciolare dai rami. Guardiamo in alto sulle montagne che ci circondano, da una parte il Monte Capraio e dall’altra il Monte Petroso entrambe si ergono oltre i 2000 metri. Il sentiero che stiamo percorrendo viene anche chiamato “il sentiero dei camosci” e infatti, grazie al nostro binocolo, riusciamo a scorgerne un gruppo abbarbicato su un dirupo che ci guarda di sotto; indossano l’abito invernale, più scuro rispetto a quello estivo.
Il guardaparco mi ricorda che il wolf watching, ovvero l’osservazione del lupo nel suo ambiente naturale, non è particolarmente semplice. Il suo carattere elusivo e schivo lo rende infatti sfuggevole e difficile da incontrare; inoltre potendo percepire la presenza di un altro animale o di un qualche intruso fino a 3-4 km di distanza, esso può fuggire velocemente in caso di pericolo.
Continuando a discorrere con la mia guida vengo inoltre a sapere che nei parchi e nelle aree protette distribuite lungo tutta la catena appenninica italiana è presente la maggior parte degli individui del lupo appenninico (Canis lupus italicus), sottospecie esclusiva della nostra penisola. La sua presenza è segnalata dal Parco delle Foreste Casentinesi, tra Emilia-Romagna e Toscana, al Parco della Majella, in Abruzzo, e fino al Parco della Sila, in Calabria, ma è nel Parco Nazionale d’Abruzzo che il lupo non è mai scomparso ed è quest’area infatti che viene considerata come un santuario per questa specie.
Ed è proprio nel cuore di questo parco che mi trovo adesso e mi rendo conto che solo il fatto di poter essere immerso totalmente nella natura, mi fa stare bene, tanto che lo sforzo per camminare nella neve non si fa nemmeno sentire. Saliamo ancora di quota, superiamo il Passo Cavuto (1942 m), ma nessun avvistamento; questa è una buona zona per incontrare il lupo. Improvvisamente il guardaparco si immobilizza e mi fa cenno col dito di restare in silenzio. Mi immobilizzo anch’io e resto in ascolto. In lontananza solo l’ululato del vento, ma non è quello che andiamo cercando. Dopo aver raggiunto la fine della Val di Rose, ci inoltriamo per un piccolo sentiero laterale che ci porta subito sopra la valle appena percorsa; lo spettacolo merita un respiro profondo, questo parco riserva ancora dei panorami totalmente liberi dalla presenza dell’uomo e solo la natura selvaggia domina incontrastata. Un’impronta nella neve: è quella che cerchiamo? Nel terreno bagnato o innevato è facile scoprire le impronte del lupo; in un individuo adulto esse misurano tra gli 8 e i 12 cm di lunghezza e tra i 6 e i 10 cm circa di larghezza. In questo animale le impronte spesso si sovrappongono, come conseguenza di un’andatura quasi rettilinea; le orme sono distinguibili da quelle di un cane che invece formano quasi sempre due linee distinte derivanti da un’andatura a zig zag.
Le impronte che stiamo osservando formano una lunga striscia dritta, probabilmente sono state lasciate da un individuo solitario. Ci guardiamo intorno alla ricerca di altri segni perché, come mi spiega la guida, spesso nei pressi delle impronte si possono anche trovare gli escrementi e proprio questi possono farci capire con certezza che si tratta di un lupo e non di un cane randagio; essi sono scuri o color terra, vi si trovano quasi sempre peli, pezzi di ossa di varie dimensioni e resti vegetali, a volte anche grossi fili d'erba. Le "fatte", così vengono chiamati gli escrementi animali, del lupo hanno un odore tipico molto forte e servono a marcare il territorio; per questo motivo vengono lasciate in luoghi ben visibili e spesso si rinvengono agli incroci dei sentieri, ma anche ai margini di strade asfaltate. Anche le carcasse di animali possono segnalarci la presenza di questo predatore. Per essere sicuri che siano sue vittime i guardaparco ne controllano la gola, dove la presenza di alcuni piccoli fori rappresenta la sua inequivocabile firma.
Non riusciamo a trovare nient’altro e allora tentiamo con il wolf howling, che consiste nell’emissione di un richiamo pre-registrato trasmesso attraverso un dispositivo acustico con lo scopo di stimolare la risposta di un qualche individuo (VEDI APPROFONDIMENTI).
Il suono emesso dal registratore non ha sortito alcuno effetto, allora cerco di immedesimarmi il più possibile nell’animo di questo animale e ululo con tutte le mie forze; il mio grido rimbalza nella valle e torna indietro senza aver incontrato qualcuno pronto alla risposta. Mi volto verso il guardaparco, mi sorride e allarga le braccia; si sta facendo buio e forse è meglio tornare indietro.
Sulla mia guida c’è scritto che nel Parco Nazionale d’Abruzzo, al visitatore fortunato, può accadere di incontrare questo magnifico predatore a Passo Cavuto, sulle rive del Lago di Barrea o vicino ai paesi che i lupi frequentano, soprattutto d’inverno, in cerca di qualcosa da mangiare. In caso contrario, per togliersi comunque lo sfizio, è possibile osservare un gruppo di esemplari nell’Area Faunistica del Lupo, situata alle porte di Civitella Alfedena, cui si affianca un interessante museo (VEDI APPROFONDIMENTI).
Sarà questo il mio programma per l’indomani mattina; nel frattempo torniamo sui nostri passi alla ricerca di una buona osteria tipica dove poter apprezzare i magici sapori di questa terra. Prima però mi volto un attimo indietro e lancio il mio sguardo oltre la foresta, su per i pendii scoscesi, fino a raggiungere le alte vette; lui è li e mi sta osservando, lo so, e questo mi fa star bene.



APPROFONDIMENTI

Alcuni itinerari del Parco Nazionale d’Abruzzo

Oltre al percorso da me effettuato partendo da Civitella Alfedena, il Parco Nazionale d’Abruzzo offre altri itinerari altrettanto affascinanti che possono permettere di trascorrere momenti incantevoli a contatto con la natura. I boschi di faggio più spettacolari e suggestivi sono quelli della Valle del fiume Sangro che scende da Passo Godi verso il Lago e l’abitato di Barrea e Alfedena, che formano il cuore del parco. Da Pescasseroli, brevi e comode passeggiate portano ai boschi della Difesa e del Tranquillo, dove ampie radure si distendono fino al Monte Marsicano. Sul versante opposto altri itinerari portano ai boschi della Canala e della Valle di Terraegna, ai piedi della Montagna Grande; tra Opi e Villetta Barrea si estendono le dolci foreste della Val Fondillo e quelle attorno alle aspre rupi della Camosciara. Da Barrea, infine, un altro itinerario porta alle faggete della Val Risione e alle morene del lago Vivo, dominato dal monte Petroso. Sono questi i territori dove vive il lupo appenninico e dove si possono individuare i segni del suo passaggio;



Il futuro del lupo

Quale futuro per questa specie? Negli ultimi due secoli il lupo ha subito una drastica riduzione numerica in quasi tutto il suo areale originario resistendo soltanto, con popolazioni numericamente ridotte, in poche aree spesso isolate tra loro. Malgrado in passato la persecuzione diretta ad opera dell’uomo, la scomparsa dell’habitat e delle prede naturali e il conflitto con gli allevatori, in Italia la presenza di questa specie risulta essere oggi relativamente consistente. Questo grazie anche a leggi speciali di tutela varate dagli anni ‘70, al progressivo inurbamento delle popolazioni montane, alla ricostituzione mirata di habitat favorevoli con maggiore disponibilità di prede ed alla notevole plasticità biologica della specie che la rende in grado di sopravvivere anche in ambienti relativamente antropizzati. La ricomparsa in aree dalle quali era assente da quasi un secolo, ha determinato però il ricostituirsi di alcune problematiche, alle quali occorrerà trovare una soluzione se si vorrà garantire la sopravvivenza della specie sul lungo periodo.
È in memoria del patto di non aggressione stipulato tra San Francesco, il Patrono d’Italia, e il feroce lupo di Gubbio che deve indirizzarsi il futuro di questa specie, troppo spesso alla mercé del volere dell’uomo.


Wolf bowling

Il lupo può udire l’ululato di altri lupi fino a una distanza di 10 km. Come il cane, risponde ad una provocazione sonora, anche se mal imitata da una voce umana; per questo motivo gli studiosi hanno messo a punto questa tecnica che consiste nella emissione, tramite altoparlanti, di ululati pre-registrati allo scopo di evocare eventuali risposte sonore, a loro volta registrate, da parte di lupi presenti nella zona. Dall’analisi dei suoni è possibile determinare il numero di animali, la localizzazione approssimativa e l’eventuale presenza di cuccioli nel branco. Il lupo utilizza gli ululati soprattutto per adunare il branco, per segnalare il territorio, per affermare l’unità e la coesione del gruppo e per cercare un compagno. Il metodo del wolf howling, unito alla raccolta sistematica delle impronte, delle “fatte” e dei segni di predazione, si è rivelato perciò molto efficace per determinare il numero dei gruppi e le cucciolate presenti sul territorio, il numero di individui erranti e le abitudini alimentari della specie.



Il Museo e l’Area Faunistica del Lupo di Civitella Alfedena

Un paese su un colle affacciato sul lago e sulle montagne è la cornice in cui è inserito il piccolo abitato di Civitella Alfedena, sede del Museo dedicato al lupo e inaugurato all’inizio degli anni ’70 in collaborazione con il WWF.
Il Museo è aperto tutto l'anno compresi i giorni festivi ed è parzialmente accessibile ai disabili (Tel. 0864/890141); è dedicato alla biologia, all’etologia, alla storia, alla cultura e alle leggende sul lupo e in particolare racconta l’accanita persecuzione alla quale questa specie è stata sottoposta per secoli in Italia e nel resto del mondo. Sempre all'interno del Centro, un Ufficio di Zona per informazioni al pubblico organizza visite guidate e fornisce indicazioni per l'assistenza e la partecipazione alle varie attività organizzate dall'Ente Parco. Nelle vicinanze un grande recinto di circa quattro ettari ospita un gruppo di lupi ormai inadatti a sopravvivere in libertà (in genere sono esemplari provenienti da allevamenti illegali, sequestrati a zoo o trovati feriti e curati) che consente a tutti i visitatori di vedere e fotografare una specie non facile da osservare in natura.



CSDL (Centro per lo Studio e la Documentazione sul Lupo)

Il Centro concentra le sue ricerche nei territori appenninici situati in provincia di Firenze, dove sono presenti coppie riproduttive di lupi da alcuni anni. In queste aree vengono determinati dei percorsi e dei luoghi fissi di emissione sonora dove vengono effettuate le uscite invernali (snow tracking) e le sessioni estive di wolf howling. A queste due tecniche di studio, che permettono di stimare il numero di animali presenti e l'avvenuta riproduzione dei nuclei, si affianca un’indagine genetica non invasiva, condotta in collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, che avviene attraverso la raccolta sistematica e l'analisi degli escrementi. L'uso di trappole fotografiche permette inoltre di avere un "anagrafe fotografica" dei lupi presenti nell’area.
Il CSDL organizza anche campi di ricerca utilizzando come base operativa tre piccoli rifugi, non raggiungibili con le auto private, sull’Appennino tosco-romagnolo. In ogni campo si prevede un incontro introduttivo sul lupo, sulla sua situazione in Italia e sugli studi in corso. Le attività prevalenti sono rivolte alla ricerca dei segni di presenza del lupo, alla raccolta di campioni per lo studio della genetica e al controllo delle stazioni fotografiche. In base alla stagione vengono inoltre condotte sessioni di tracciatura su neve e di wolf howling. I campi sono aperti a tutti e grazie al numero limitato di partecipanti, viene garantita la possibilità di vivere una vera esperienza di campo; è necessario dunque avere un certo spirito di adattamento.


Wolf watching all’estero

Il wolf watching sta diventando un’attività turistica sempre più popolare anche all’estero. Il lupo ha un areale di diffusione particolarmente ampio e, grazie alla sua popolarità, attrae numerosi turisti che vogliono provare l’ebrezza di un incontro ravvicinato con questo misterioso predatore. In Europa uno dei luoghi più adatti per l’osservazione del lupo è la Romania, dove il WWF ha avviato un progetto di protezione e conservazione della specie nei Monti Carpazi. Anche in Spagna il lupo è piuttosto diffuso, in particolare nelle regioni nord-occidentali: la maggior parte degli individui, da 1000 a 1500, sono segnalati in Castiglia del Nord y León, altri 500-700 in Galizia e un popolazione stimata in circa 60 individui, nella Sierra de la Culebra nella regione di Zamora. In questi luoghi vengono organizzate escursioni mirate alla ricerca del lupo, guidate da esperti e ricercatori. Anche in Slovenia e nei paesi del nord, come Svezia e Finlandia, il wolf watching è sicuramente un’esperienza esaltante.
Attraversando l’Oceano Atlantico, il Canada e i grandi Parchi del Nord degli Stati Uniti sono i luoghi ideali per un incontro affascinante con questo animale; il Parco Nazionale di Yellowstone è particolarmente indicato per l’osservazione dei lupi e non solo. Il periodo ideale va da settembre a giugno, in particolare l’inverno è la stagione più consigliata; in questa periodo infatti i lupi si possono osservare anche durante il giorno mentre vanno a caccia di prede correndo nella neve. Unico inconveniente, il freddo, che durante questa stagione può arrivare a diversi gradi sotto zero.



SCHEDA LUPO

LUPO
Nome scientifico: Canis lupus Linnaeus, 1758
Sottospecie Italiana: lupo appenninico (Canis lupus italicus)
Misure: lunghezza del corpo: 130-200 cm; 30-50 cm la coda; 45-90 cm altezza al garrese
Peso: 25-65 kg secondo variazioni geografiche ed individuali
Alimentazione: carnivoro ma, all’occorrenza può cibarsi anche di frutta ed insetti
Longevità: fino 13 anni per gli individui in natura, fino a 17 per gli esemplari tenuti in cattività
Dimensione del branco: in genere tra i 2 e gli 8 individui
Dimensione del territorio: da 80 a 2500 km²
Maturità sessuale: due anni
Periodo riproduttivo: da gennaio a marzo, a seconda dell’area geografica
Durata della gestazione: 65 giorni
Nascita dei cuccioli: da marzo a giugno
N° di cuccioli per parto: da 4 a 6
Velocità di spostamento: velocità massima di 50-65 km/h

Il presente articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2007 del periodico mensile Weekend & Viaggi della Fabio Ratti Editore
Gianluca Ferretti

 
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