ECOLOGIA ED ENERGIA
gennaio 2007
La legge nel cassetto
legge n. 16 del 20 luglio 2006.“Lotta al randagismo e tutela degli animali d’affezione”
La chiamavamo “la legge nel cassetto” ci riferiamo naturalmente a quella che è diventata la legge n. 16 del 20 luglio 2006.
Ci sono voluti ben 15 anni dal varo della Legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991, perché la Regione Lombardia riuscisse a recepirla.
Si è arrivati a questa legge con molto lavoro e con tanta sofferenza, soprattutto da parte delle Associazioni, che hanno tentato in tutti i modi di far varare una legge che tutelasse il più possibile il benessere degli animali.
Non si vuol dire che sia tutto negativo ciò che è stato approvato, ma vista l’attesa si poteva certo fare di più.
Di positivo
• I proprietari e/o detentori d’animali hanno l’obbligo di assicurare loro condizioni di vita adeguate alla specie
• Sono vietati i maltrattamenti
• è vietato usare animali come premio o regalo per giochi, feste e sagre, lotterie, sottoscrizioni o altre attività. Questa è una gran cosa, in molte feste e/o sagre sono messi in palio premi “vivi”, non è solo una mancanza di sensibilità, ma di civiltà.

Può sembrare di poco conto, ma non è così, pensiamo a tutto ciò che sta dietro, alla sofferenza di questi animali, sia per quanto riguarda i maltrattamenti, sia per gli animali posti in premio nelle sagre o nelle lotterie.

Di negativo

• La non obbligatorietà della sterilizzazione.
• Si prospetta l’eutanasia in soggetti affetti da “sofferenza psichica” e “pericolosità”, questo può portare a facili soppressioni.
• Le associazioni di volontariato sono state penalizzate, lasciando loro poco spazio.

La legge s’intitola “Lotta al randagismo e tutela degli animali d’affezione” lo dice il titolo.
Non si può pensare di poter prevenire il randagismo senza procedere con la sterilizzazione dei soggetti presenti nelle strutture, sia cani sia gatti, certo le campagne di sensibilizzazione servono, a mio parere, anche ad aumentare il numero degli abbandoni, ma DOVEVA ESSERCI L’OBBLIGO DELLA STERILIZZAZIONE.
Questa è una lacuna gravissima. Non si può obbligare il privato a farlo, ma almeno per i soggetti che transitano dalle strutture si.
Ad aggravare ulteriormente la cosa, è la mancanza di spazio lasciata alle associazioni, che in questi anni si sono date da fare per tentare di ridurre il danno. Con molta fatica sono riuscite a conquistarsi spazi all’interno di canili privati, ed a ragione attendevano questa legge per operare con più facilità, con un “pass” che avrebbe loro consentito un maggior raggio d'azione, per il benessere animale, e perchè no anche per le casse comunali.
Non dimentichiamo che i costi per gli enti locali sono alti, e purtroppo solo quando controllano il bilancio alcune amministrazioni si rendono conto di avere degli “animali” da mantenere.
E’ inutile girarci attorno, l’unico modo per ridurre i danni è la sterilizzazione a tappeto, la soluzione potrebbe essere aumentare i finanziamenti alle ASL veterinarie, per far fronte a questa “pioggia” di cani e gatti.
Sarà poco visibile nell’immediato, ma non a lungo respiro, e le maggiori uscite da una lato compenseranno le minore uscite dall’altro.
In quanto alle “opportune misure” che i gestori dei ricoveri potrebbero attuare per prevenire la proliferazione degli animali, è troppo generica, che vuol dire? Si sposta la cagnetta in calore? Potrebbero tranquillamente ricorrere a soluzioni drastiche.
E’ difficile controllare e quindi dividere i cani quando le femmine vanno in calore, e, le cucciolate indesiderate, già oggi con il controllo capillare delle associazioni, sono all’ordine del giorno, soprattutto nelle strutture con un numero elevato di cani.
Ora abbiamo la legge, finalmente dopo tanti anni, ma non era quello che desideravamo, noi volevamo di più, non per noi ma per loro.
Margherita Magnaguagno

 
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