novembre 2006
Stasi ambientale nelle città italiane.
E’ quanto evidenzia Ecosistema Urbano 2007, l’annuale ricerca di Legambiente sulla qualità ambientale delle 103 città capoluogo di provincia, realizzata con la collaborazione scientifica dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore.
Ecosistema Urbano raccoglie ogni anno, sia con questionari e interviste dirette ai 103 comuni capoluogo di provincia, sia sulla base di altre fonti statistiche, informazioni su 125 parametri ambientali per un totale di oltre 125mila dati. Questa raccolta viene sintetizzata in 25 diversi indicatori di qualità ambientale riferibili a tre macro-classi:
- indicatori di pressione che misurano il carico generato sull’ambiente dalle attività umane ad es. consumi di acqua potabile, di carburante, di elettricità e produzione di rifiuti solidi urbani;
- indicatori di stato che misurano la qualità dell’ambiente fisico ad as.: smog, inquinamento idrico;
- indicatori di risposta che rendono una misura della qualità delle politiche messe in campo dall’amministrazione pubblica o dalla città più in generale ad es.: abusivismo edilizio, perdite della rete idrica, depurazione, raccolta differenziata, trasporto pubblico, piste ciclabili, aree verdi, sviluppo di politiche energetiche, monitoraggi e rilevamenti della qualità ambientale.
L’indagine sulle città italiane di quest’anno, evidenzia che le città sono quasi ferme in termini di qualità ambientale e di vivibilità urbana.
L’inquinamento atmosferico da un anno all’altro non è praticamente cambiato, la congestione è sempre la stessa mentre il trasporto pubblico locale perde passeggeri, la produzione di rifiuti è aumentata e non è neanche compensata da un incremento positivo della raccolta differenziata. Lo conferma anche l’esperienza quotidiana dei cittadini, fatta di code nel traffico, di città talvolta più sporche, di servizi non sempre efficienti.
Permane ancora lo stato di emergenza smog e rifiuti, la mobilità rimane sempre congestionata, il trasporto pubblico è colmo di difetti, la depurazione è inadeguata.
La sintesi di questa situazione è fornita proprio da Bolzano, la città risultata al primo posto della graduatoria di Ecosistema Urbano, che solo in un paio dei 25 parametri analizzati da Legambiente sopravanza le altre 102 città esaminate dalla ricerca. Bolzano infatti vince nelle classifiche relative al monitoraggio della qualità dell’aria e nell’indicatore delle politiche energetiche. La città risulta sensibilmente migliorata relativamente allo smog, ai suoi consumi idrici, ai metri quadrati di isole pedonali e di piste ciclabili, migliora altresì leggermente nel verde urbano fruibile, ed è al il primo posto nella classifica delle politiche energetiche.
Notevoli sono però anche gli elementi di preoccupazione. Bolzano risulta ferma nella percentuale di raccolta differenziata, diminuisce la capacità di depurazione delle acque reflue e l’estensione delle zone a traffico limitato.
Buoni risultati, oltre a Bolzano, vengono confermati dalle città del nord Italia. Scende al secondo posto Mantova, con un sistema di monitoraggio della qualità dell’aria ottimale, una buona rete di percorsi ciclabili, di zone a traffico limitato e di verde fruibile. Risulta al decimo posto l’altra città lombarda, Cremona, dove aumenta il verde urbano pro capite e lo spazio per le due ruote.
Per quanto riguarda le grandi città, importante e da emulare è l’ordinanza del Comune di Roma che rende obbligatori i pannelli solari su tutte le nuove costruzioni, mentre la situazione di Milano presenta un pò di depurazione in più.
I dati di Ecosistema Urbano, pubblicati da “Il Sole 24 Ore” del 23 ottobre scorso, rendono più evidente la permanenza dei problemi e l’insufficienza delle politiche ambientali.
Si rileva così che la situazione dell’aria non presenta importanti miglioramenti con i valori di biossido di azoto superiori ai limiti di legge in 43 comuni rispetto ai 38 dello scorso anno, mentre per le polveri sottili il livello dell’allarme sanitario è stato superato in 24 città, solo due in meno rispetto all’anno scorso.
Non risultano cambiate le abitudini dei cittadini italiani rispetto alla la mobilità visto che i consumi di carburante si mantengono stabili, e che il trasporto pubblico continua ad avere uno scarso appeal per i cittadini.
Stasi anche per quanto riguarda il ciclo delle acque con la depurazione degli scarichi civili ferma ai risultati dello scorso anno, e con 9 le città dove il numero di abitanti allacciati alla rete fognaria è inferiore al 50% della popolazione. Molto elevate rimangono le perdite della rete idrica.
I rifiuti prodotti continuano invece a salire in maniera continua e preoccupante, con lievi miglioramenti relativi alla raccolta differenziata. Pesante rimane la situazione dell’ abusivismo edilizio con la realizzazione di oltre 40mila costruzioni abusive.
Tutto sommato, sono da condividere anche le conclusioni del rapporto dove si sottolinea che l’immobilismo delle città spesso non è causato esclusivamente dalle responsabilità degli Amministratori locali, i quali ad esempio non riescono ad incidere sulle infrastrutture per il trasporto pubblico urbano se gli investimenti statali non sono sufficienti.
Dovrebbe però cambiare anche l’essenza stessa delle politiche messe in opera dai primi cittadini, abbandonando quelle che si sostanziano nel continuo tentativo di mettere sempre tutti d’accordo facendo generalmente decadere la capacità di decidere, in favore della realizzazione di un portafoglio di politiche, che, anche se precedute da un momento di dibattito, portino alla fine del processo alla soluzione dei problemi.
Dalle scelte effettuate in diverse città europee, come Helsinki e Copenaghen dove il 98% delle abitazioni è teleriscaldato, o come Barcellona diventata in pochi anni città leader per l’energia solare, si deve poi trarre la convinzione che puntare sulla qualità dell’ambiente consente di raggiungere risultati non soltanto in termini di benessere civico ma anche di anche di sviluppo economico.
Elia Bova