edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
ottobre 2006
Pedaggio in val padana.
E’ tornato di attualità il dibattito sul “pedaggio urbano” ovvero sulla imposizione di una tassa connessa alla autorizzazione ad accedere ad un determinato territorio urbano, o meglio metropolitano, al fine di scoraggiare l’uso del mezzo privato e di accantonare risorse da finalizzare a misure di miglioramento dello stato dell’ambiente in tale area.
Ci sono importanti precedenti quali Londra, Singapore o Stoccolma ove di recente, dopo sette mesi di sperimentazione, il pedaggio urbano ha avuto una conferma popolare attraverso la conferma ottenuta attraverso uno specifico referendum.
La discussione ingenerata dalle dichiarazione della neo Sindaca Letizia Moratti ha visto esponenti delle varie forze politiche dividersi indipendentemente dall’area politica di appartenenza, Berlusconi ad esempio, si è detto contrario a misure che si trasformerebbero in penalizzazioni per i pendolari, Della Seta, Presidente nazionale di Legambiente, è invece decisamente favorevole e critica i Sindaci Italiani che non hanno il coraggio di proporlo.
La congestione del traffico nelle aree urbane produce costi e disagi a chi si muove, ma anche danni alla salute e agli interessi economici di tutti i cittadini.
I miglioramenti già ottenuti e quelli attesi dallo sviluppo della ricerca per quanto attiene alla qualità dei carburanti ed alla sostituzione del parco macchine circolante pur avendo già ottenuto importanti miglioramenti nelle immissioni in aria, vede la permanenza di un irrisolto problema per le polveri sottili con conseguente continuo superamento dei livelli di concentrazione previsti dalle leggi.
La utilizzazione di massa di mezzi elettrici o ad idrogeno, unica soluzione capace di abbattere totalmente le emissioni dannose alla salute, è ancora molto, troppo lontana.
Dunque la misura perseguita di far diminuire la quantità di auto circolanti è corretta anche alla luce della capacità massima di assorbimento della rete urbana: il pedaggio sarebbe quindi un efficace strumento antinquinamento e anticongestione, come dimostrato dai risultati conseguiti nelle grandi capitali europee ove è stato introdotto.
La dimensione dell’area protetta da tali misure o se si vuole gravata da tale tassa, deve divenire l’aspetto centrale del dibattito, giacché ha senso introdurre penalizzazioni solo in presenza di valide alternative all’auto privata, che siano competitive sia dal punto di vista economico ( costo e tempo) sia da quello del confort e ciò deve valere per i pendolari, ma anche per gli spostamenti interni.
L’estensione delle corse dei mezzi sino alle due del mattino, almeno nei fine settimana, la diminuzione del costo dei taxi, la generalizzazione dei bus collettivi a prenotazione, la fornitura di biciclette ed auto elettriche a noleggio, la promozione di servizi aziendali (e anche scolastici) collettivi per il trasporto dei lavoratori verso le principali sedi, l’estensione di parcheggi modali auto/mezzo pubblico, sono solo alcune delle misure che devono essere attivate contestualmente alla introduzione del ticket.
Le risorse che si otterranno dal pagamento dei pedaggi dovranno essere destinate, in una prima fase, prevalentemente al rafforzamento di queste ed altre misure organizzative alternative e poi sempre più ad interventi strutturali soprattutto linee metropolitane, tramvie, treni per pendolari, miglioramenti della rete stradale.
Il dibattito è solo iniziato, auguriamoci che per gli Amministratori locali sia solo il mezzo e non il fine da perseguire.
Sergio Saladini