NATURA
agosto 2006
Una strana alleanza
E’ una strana alleanza quella che da millenni lega l’uomo e il cavallo, un’alleanza anomala, o quanto meno incongrua: quella tra una preda e un predatore. Nessuno di noi sa come sia avvenuto, in tempi lontanissimi il primo incontro tra la nostra specie e quella equina, ma di una cosa siamo sicuri, è da tempo immemorabile che l’uomo subisce il fascino di questa creatura misteriosa.
Per ben 355 volte la sua figura compare, delineata in nero, ma riempita del colore rosso dell’ocra, sulle pareti della grande grotta di Lascaux, la Cappella Sistina del Paleolitico.
Sono cavalli tarchiati, dalle teste relativamente piccole rispetto alle criniere imponenti, raffigurati al piccolo trotto . Sono dunque cavalli in movimento e mi piace pensare che l’ignoto autore, forse uno sciamano, abbia voluto associarli più ai rituali connessi alla fecondità e al rinnovarsi della natura, che non a quelli inerenti la caccia.
Una credenza, che sembra radicata presso tutti i popoli del globo (e che quindi possiamo presumere tragga origine proprio dalla preistoria), vuole il cavallo strettamente interconnesso ad alcuni dei principi naturali più arcaici quali la terra, il sole, l’acqua, il fuoco e il regolare e ciclico scorrere del tempo. Siamo veramente alla radice stessa della primaria intuizione che la nostra specie ha avuto dell’equilibrio naturale.
Possiamo immaginarla l’emozione dei nostri primi antenati di fronte all’emergere improvviso di un branco di cavalli al galoppo. Il rumore degli zoccoli sul terreno, così somigliante a quello del tuono; l’ondeggiare delle criniere, evocatore del soffio improvviso dei venti; la spuma bianca di sudore sulle agili groppe simile a quella del mare, ma soprattutto la ritmicità del movimenti, tanto celeri e repentini, da evocare lo scorrere rapido e inesorabile dei giorni.
Deve essere stata una fascinazione profonda, mista di ammirazione e di terrore.
Poi le due specie si sono incontrate stipulando un patto di alleanza che, in qualche modo ha cambiato il destino di entrambe. Il cavallo si è salvato dall’estinzione, l’uomo attraverso di lui ha costruito imperi e civiltà non solo dal punto di vista storico-politico, ma anche economico e culturale.
Probabilmente, molti vissuti primordiali sono venuti sedimentandosi nell’immagine archetipica del cavallo, combinandosi e interagendo con la successiva esperienza della domesticazione.
E’ accaduto così che questo animale misterioso, ctonico e celeste, legato ai misteri delle acque, ma chiamato anche a trainare il carro del sole, sia divenuto presso molte culture sciamaniche, colui che esercita funzione di intercessore e di consigliere quando l’iniziato debba varcare le porte del mistero. Persino gli Indiani d’America, che pure lo hanno incontrato relativamente tardi nel loro cammino, hanno visto nel cavallo l’incarnazione dello spirito divino, la guida privilegiata per giungere al contatto con il Grande Spirito.
In altre parole è su questo animale che l’uomo ha proiettato parti importanti della propria vita psichica ,chiamandolo a raffigurare ciò che ci conduce lungo sentieri, percezioni, misteri che alla ragione restano inaccessibili.
E’ stato così che questo essere vivente, allo stesso tempo timido e ribelle, disponibile e libertario, capace di affetto e generosità illimitate, ma anche delle alzate d’ingegno più imprevedibili e pericolose, si sia trasformato nell’immagine dello psichismo umano.
Ma il simbolo è, per sua stessa natura, duplice: infatti combina in sè la specifica proprietà di com-porre (dal greco sym-bàlein) la tensione fra due opposti che, lungi dall’elidersi, si richiamano a vicenda…e quello inerente al nobile animale non fa certo eccezione.
Figlio, secondo la mitologia greca, di Poseidone (dio del mare) e Demetra (divinità legata alla terra), il cavallo è stato anche presso altri popoli e altre culture, associato al principio femminile-materno, ai grandi orologi naturali che segnano il costante rinnovarsi delle stagioni e al segreto delle acque.
E’ lui che, in Europa come in estremo oriente,con un colpo di zoccolo fa scaturire le sorgenti consentendo il rigenerarsi della natura, il risvegliarsi della vita, il manifestarsi della creatività umana. Presso diversi popoli dell’Africa è proprio questo animale ad essere considerato ausiliario del dio della pioggia e in molte cerimonie propiziatorie per invocare la caduta dell’acqua fecondatrice, gli sciamani cavalcano bastoni a forma di testa equina.
Altrettanto frequente è la connessione tra il cavallo e i riti agrari inerenti la mietitura e il raccolto. Forse per la armoniosa celerità del suo galoppo, tanto veloce da sembrare capace di sconfiggere il tempo, forse perché tanti miti lo immaginano trainare il carro del sole, fatto sta che proprio a questo agile corridore è stato affidato il compito , di trasportare indenne attraverso la notte e il freddo dell’inverno lo Spirito del grano affinché possa rigenerarsi ad ogni primavera.
Ma la vita, come sappiamo, è sempre profondamente interconnessa con la morte ed ecco apparire allora l’altra metà del simbolo. Il cavallo espressione di una potenza infernale terribile e distruttrice, compagno delle streghe, tenebroso messaggero di sventura; colui che in molta parte del folklore nordico, compare negli incubi dei malati, trascina i cavalieri lungo cavalcate infernali, fa precipitare i viaggiatori nelle paludi. Il cavallo insomma sacro a Ecate, alla dea celtica della guerra Epona, alle Erinni, chiamato a rappresentare il lato oscuro, inquietante e temuto degli aspetti più arcaici del femminile.
Sono queste solo alcune delle tutte le elaborazioni fantastiche che hanno visto protagonista quella che Buffon ha definito la più nobile conquista dell’uomo, ma credo siano sufficienti a farci comprendere quanto complessa e densa di vissuti emotivi sia la relazione che da sempre lega l’uomo e il cavallo. Ovvio come tutto questo interagisca poi con l’atto concreto del cavalcare e spieghi la forte valenza emozionale e simbolica che sta dietro molti dei gesti che compiano quotidianamente nella nostra pratica equestre. Un vissuto complesso e spesso non coscientizzato sul quale però, anche nell’interesse del nostro amico a quattro zampe, credo sia bene riflettere.
Maria Lucia Galli

 
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