edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
gennaio 2006
Compagno di viaggio.
Può sembrare paradossale in tempi come questi, eppure il numero degli appassionati che ruota intorno al cavallo è in espansione. L’ultima edizione della 107° Fieracavalli di Verona lo ha confermato segnando una crescita significativa delle presenze sia degli addetti ai lavori che di semplici visitatori.
Stiamo allora veramente assistendo ad un ritorno, o meglio ad una riscoperta del cavallo, così come recitava il titolo di un recente convegno, organizzato dal movimento dei verdi, in terra di Toscana?
In un certo senso si. Si tratta però di un ritorno che tende a collocare questo nostro antico compagno a quattro zampe in un ruolo particolare: quello di mediatore tra uomo e natura. In altre parole ciò di che si sta diffondendo sempre più è quella pratica dell’equitazione che va convenzionalmente sotto il nome di turismo equestre. Il cavallo si pone quindi come elemento cardine di una nuova forma tutta particolare di “consumo culturale” che risponde ad un bisogno sempre più diffuso di immersione nelle atmosfere della memoria, di recupero delle tradizioni eno-gastronomiche locali, di rinnovato interesse per l’ambiente e per un turismo eco-compatibile.
Nel vecchio continente una popolazione complessiva valutabile attorno ai sei milioni di persone ha scelto stabilmente l’abbinamento “cavallo- turismo” determinando una domanda, che cresce e si affina, che si fa sempre più esigente e che sollecita un mercato del tutto particolare al quale non si addicono più le classiche dinamiche domanda/offerta.
La tipicità di un luogo, la raggiungibilità attraverso passi e sentieri lungo i quali è la natura a definire segnaletiche e direzioni; il tempo scandito a passo di cavallo e la dimensione degli spazi incontaminati da velocità artefatte, non sono prodotti vendibili a prezzo di concorrenza Il turismo equestre si pone dunque oggi come un modello di “assunzione del tempo” assai complesso, non più semplificabile con l’anonima formula di “tempo libero”..
Questa esigenza ha ormai assunto stabili caratteristiche di fenomeno di massa e si identifica con un modo di viaggiare inteso come dimensione “altra” rispetto alla standardizzazione dei tempi di vita. Si tratta di una modalità di escursionismo “lento”, che privilegia itinerari lontani dalle abituali mete care al turismo di massa, interessato a conoscere quell’Italia “minore” fatta di borghi e castelli che costituisce una fonte inesauribile di ricchezze storiche, archeologiche e naturalistiche troppo spesso trascurate. A fronte di questa richiesta di un uso del tempo libero sempre meno rispondente a modelli di evasione usa e getta e sempre più incentrato sulla estensione del tempo di vita, appare cruciale elaborare e promuovere strategie di turismo durevole e non distruttivo in grado di rispettare e preservare a lungo termine le risorse ambientali, folcloristiche e paesaggistiche del nostro territorio.
In questo contesto il cavallo viene scelto sempre più frequentemente come compagno di viaggio in quanto elemento vivente e pulsante, capace attraverso il ritmo cadenzato del suo passo, di riportarci indietro nel tempo facilitando l’emergere dei ricordi e una migliore comprensione del passato. Infatti solo spostandosi lungo quegli stessi sentieri, che per millenni uomini e cavalli hanno percorso insieme, è possibile cogliere e comprendere pienamente quale sia la vera spina dorsale emotiva e culturale del territorio italiano. Ma non è solo questo, attraverso il cavallo, essere senziente, dotato di grandi capacità intuitive e di notevole ipersensibilità, gli uomini del nostro tempo potranno ritrovare insieme a un rapporto più corretto con il mondo della natura forse anche una relazione più armonica con se stessi.
Lucia Galli