NATURA
dicembre 2005
IL PETTIROSSO
Con l’arrivo del freddo, tra i tanti uccelli migratori parziali (sono quelli che non migrano tutti, alcuni individui diventano stanziali) che vengono a svernare da paesi più freddi, arriva anche il pettirosso Erithacus rubercula, migratore prevalentemente notturno. Quando migra scende con altri animali come i fringuelli, i tordi, germani reali ecc..

Non è difficile vederlo tra i pochi giardini in città, è un animaletto combattivo con i suoi simili in quanto molto territoriale, grosso più o meno come un passero, appartiene alla famiglia dei turgidi genere Erithacus, è facilmente distinguibile per la macchia rossastra sul petto dalla quale prende il nome, una leggenda vuole che la macchia rossa si sia formata da una goccia del sangue di Cristo, quando il pettirosso allo scopo di alleviarne le sofferenze, si profuse cercando di strappare le spine della corona. Che animo gentile…purtroppo non sempre ricambiato da noi cristiani. Chi piazza trappole come gli “archetti”, di certo non disdegna i pochi grammi di carne forniti dal nostro uccellino, magari arrotolandolo in una sostanziosa fetta di pancetta da gustare insieme ad una polenta (vedi polenta e usei). Adesso vedremo se anche in questi tempi sospetti, almeno per quel che riguarda i pennuti, continuerà l’inutile e crudele mattanza, vedremo quanti, per un piatto di polenta, sono disposti a rischiare “l’aviaria”.

Nel caso, osserveremo se la temuta epidemia risparmierà qualche bestiola.
A proposito di aviaria, non si capisce, o almeno non lo capisco io e non voglio sembrare qualunquista, è solo un ipotesi, ma non sarà che questo allarmismo è causato dall’esigenza di riempire a noi semplici, la testa di notizie catastrofiche per non permetterci di focalizzare che intanto ci tagliano il t.f.r., modificano la costituzione, dividono il Bel Paese in aree più o meno depresse e altre amenità del genere? Il dubbio viene dall’osservazione dei fatti e dalle continue fregature passate con questo sistema: pompare su notizie terrificanti e nel frattempo trombare gli spaventatissimi infelici.

Da dibattiti televisivi con eminenti scienziati, sembra infatti che per avere buone probabilità di beccarsi l’influenza, bisogna: essere in Cina, Vietnam, Russia, Romania o altro paese infetto, andare a dormire nelle gabbie dei polli insieme ai polli e vivere con quelle abitudini igieniche (molto scarse), altrimenti è molto difficile prendersela. O no? Per non parlare di come sono tenuti i polli negli allevamenti, sempre più sforzati nella crescita, senza possibilità di movimento obbligati a mangiare giorno e notte per maturare in pochi giorni il peso giusto, non sappiamo poi se e quanti medicinali danno a queste bestiole in prevenzione alle malattie da superaffollamento.In questi casi sembra una vendetta divina.

Da un altro punto di vista, mai come ora le carni di pollame sono state controllate (almeno quelle italiane), a prezzi vantaggiosi e meritevoli di acquisti per scorte abbondanti. Di certo si sta confondendo la normale influenza che arriva ogni inverno con la temutissima aviaria, da alcuni paragonata alla “spagnola che, qualche decennio orsono ha mietuto milioni di persone. E questo crea ovviamente panico e il panico si sa, non è il miglior consigliere.

Ritornando al nostro pettirosso, aggiungerei simpatico, non facciamoci prendere dal terrore se lo vediamo, non sarà certo lui il veicolo di spaventose malattie, continuiamo a dargli qualche mollichina quando lo vediamo nei nostri giardini, questo lo aiuterà in parte a superare l’inverno e a noi resta la soddisfazione di vederlo saltellare ancora anche nella nostra città.
Buon inverno.
PIETRO FERRARI

 
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