NATURA
ottobre 2005
LETTURE PER IL GIARDINO
Sempre più gente è interessata al giardino. Va alle mostre, alle fiere, gira per i vivai, visita giardini. Molti sembrano avere le idee chiare anche se questo, come in altre situazioni, non sempre coincide con avere idee migliori. Si comprano bei gerani e piante aromatiche, oppure la cosa più grande e colorata e nuova che c’è.
Alcuni invece sembrano esitare sulla soglia di un’intuizione: sentono che c’è qualcosa di più da capire, qualche dimensione di bellezza e di piacere che ancora non ci appartiene.

Un grande critico d’arte diceva, o almeno mi è sembrato di capirla così, che per vedere il bello ci vuole applicazione, più che studio. Anche se può apparire banale vale sempre la vecchia regola che a furia di guardare, e guardare, e ancora guardare alla fine si riesce a vedere. Occorre superare una specie di passaggio, di soglia percettiva per poter vedere e costruire il proprio giardino (o balcone o vaso alla finestra) in un modo che ci porti al di là della banalità, del collezionismo, della citazione o, peggio, della moda.
Questo senso di incompletezza, di ricerca mi è familiare e devo a qualche lettura un aiuto importante e forse decisivo.
Il “vedere” si accompagna ad emozioni brevi, intense, pudiche che purtroppo è difficile conservare e comunicare. Sono rare le persone che sanno davvero scriverne.
Trovo insopportabile il tono mondano, accettabile il sentimentale, straordinario il pudore e l’umorismo. Perdoniamo volentieri quindi a Lavinia Taverna, autrice del “Giardino mediterraneo”, qualche sentimentalismo perché descrive meglio di tutti la nascita di un giardiniere a partire dall’acquisto di una bustina di semi, seminata e nata nell’aiuola di una vecchia casa. C’è un momento in cui le vecchie tracce della memoria dei giardini dell’infanzia si riattivano e si gonfiano di senso e generano, come i semi di quella bustina. Descrive bene i sentimenti. C’è un capitolo sul “giorno dopo” una gelata, tra le pagine belle. Taverna è molto come noi e io comincerei proprio con il suo libro.

Precisa, trattenuta, geniale ed elegante, decisamente anglosassone Vita Sackville-West scrisse “Un giardino per tutte le stagioni”. Le sue note sono forse quanto di meglio si può scrivere su un giardino.
Il libro più divertente è certamente quello di Christopher Lloyd che ha titolo “Il giardino ben temperato”. Sparisce (ma si intuisce nel sottofondo) il sentimento e si afferma l’umorismo e qualcosa di pratico, che ha a che fare con il maschile. I suoi giardini sono popolati di cani che fanno pipì, di parenti che calpestano le aiuole e di visitatori sprovveduti, che esprimono opinioni. Tipico il commento di uno di essi davanti ad un prato lasciato apposta non falciato per poter ammirare la fioritura spontanea dei fiori di campo, che commenta critico e comprensivo : “come è diventata cara la manodopera al giorno d’oggi!”.
O il dialogo tra un giardiniere dei giardini di Oxford e un ricco americano a proposito delle cure del prato che non descriverò per non privare il futuro lettore del piacere della sorpresa. Il libro peraltro è molto accurato e completo, pieno di consigli pratici.
Una difficoltà nella lettura di questi libri è che di frequente vengono descritte piante non conosciute e il tutto diventa difficilmente rappresentabile. Se questo è uno stimolo ad andare a cercare le meraviglie di cui non riusciamo a farci un idea ( e a volte sono passati degli anni prime che facessi un’esperienza diretta di una di queste descrizioni) tuttavia un buon testo con fotografie è un complemento necessario alla lettura. I “Colori nel giardino” di Penelope Hobbouse da un lato ci aiuta a rintracciare le piante di cui si scrive, dall’altro, suddividendo le piante per colore e per stagione, ci aiuta a programmare le fioriture.
“I colori nel giardino” è un libro sugli accostamenti di forme e di colori nel tempo.

A questo punto saremo in grado di affrontare le opere di Gertrude Jeckill e, in particolare “Bosco e giardino”, che forse è il più bel libro sul giardino che sia mai stato scritto. Intendo nel senso di mettere insieme senso del bello e competenza tecnica per realizzarlo. E’ un libro serio, per giardinieri molto esperti, non troppo poetico, ma pieno di poesia non detta. Gertrude Jeckill è l’inventrice del giardino moderno e “Bosco e giardino” ne è il testo chiave.
Ci vorrà molto tempo per assimilare queste pagine, dove è concentrata una parte straordinaria della nostra cultura, ma credetemi si può arrivare molto lontano, in un luogo pieno di piacere di vivere, di bellezza e serenità. In fondo stiamo parlando di ritrovare il paradiso perduto, il giardino dell’Eden, che cosa può offrirci di più?
Emilio Fava

 
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