settembre 2005
IL WWF: GIUSTO IL CAMBIO DI ROTTA SULLA CACCIA IN ABRUZZO
Per il WWF il nuovo calendario venatorio è un segnale di discontinuità con il passato. L’Associazione individua 6 priorità per una migliore gestione dell’attività venatoria e presenta dati sull’arretratezza nelle conoscenze scientifiche sulle diverse
Oggi durante una conferenza stampa i rappresentanti del WWF hanno espresso le valutazioni dell’Associazione sul calendario venatorio varato dalla nuova Giunta Regionale e hanno individuato 6 obiettivi che dovrebbero essere considerati prioritari da perseguire nei prossimi 5 anni nella Regione per quanto concerne la gestione dell’attività venatoria.
Ha dichiarato l’Avv. Fabio De Massis, vicepresidente del WWF Abruzzo “Per il WWF quello approvato dalla Giunta Regionale rappresenta finalmente un cambio di rotta rispetto alla deregulation ed alla confusione venatoria portata avanti dalla vecchia giunta regionale. Il calendario di quest’anno, pur non rappresentando il miglior calendario possibile, non avendo recepito tutte le indicazioni fornite dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (come ad esempio sulla tutela dell’Orso bruno, della Lepre italica e della Coturnice), segna una discontinuità rispetto al passato, restringendo i periodi di caccia per alcune specie e, soprattutto, prevedendo una sola giornata di pre-apertura per un’unica specie. L’Assessore Verticelli, peraltro, si è trovato un assessorato completamente privo di dati scientifici, inadempiente sotto diversi aspetti amministrativi e da anni completamente succubo della componente del mondo venatorio più retriva. In queste condizioni era difficile operare in pochi mesi e giudichiamo positivamente l’essersi accorti di questa situazione disastrata con la conseguente volontà di puntare ad una pianificazione di medio-lungo periodo basata su dati scientifici. Resta da fare molto e per questo il WWF presenta 6 obiettivi per cercare di rimediare ad una situazione deprimente per quanto riguarda l’attività venatoria nella regione”.
Ha dichiarato Augusto De Sanctis del WWF Abruzzo “Oggi abbiamo presentato una nostra valutazione dello stato delle conoscenze sulle specie avifaunistiche cacciabili. Di queste addirittura per nessuna si hanno conoscenze della distribuzione nella Regione e sullo Status (stima del numero di individui o coppie) in periodo riproduttivo! Solo per il 28% delle specie si hanno conoscenze su status e distribuzione in periodo di caccia aperta (tra l’altro questi dati si riferiscono agli anatidi per i quali le informazioni vengono raccolte dai volontari delle associazioni ambientaliste). Solo di una specie (pari al 3% del totale delle specie cacciabili), la Gazza, si conosce la biologia riproduttiva e sempre su una specie, la Coturnice si hanno informazioni sulla dieta. In entrambi i casi i dati sono stati raccolti e pubblicati su rivista scientifica dal WWF. Solo per il 16% delle specie cacciabili si hanno dati sull’ecologia. Per quanto riguarda la descrizione delle comunità ornitiche (raggruppamenti di specie di un ambiente) nei 19 principali ambienti della Regione, in periodo riproduttivo sono conosciute il 52% delle comunità, in periodo di migrazione solo il 12%, mentre in periodo di svernamento solo il 16%. È grave che, stante questa situazione, peraltro riconosciuta dagli stessi uffici della Regione Abruzzo, si possa a continuare a emanare atti relativi all’attività venatoria. Bene ha fatto, dunque, l’Assessore Verticelli a varare un calendario “prudente” e ad accelerare sulla costituzione dell’Osservatorio Faunistico Regionale. Questo struttura dovrà essere preminentemente tecnica ed operare utilizzando le regole riconosciute nella comunità scientifica. Il WWF Abruzzo da anni ha seguito queste metodologie promuovendo ricerche e pubblicando i dati su prestigiose riviste internazionali. L’Associazione ha già fornito all’Assessorato questi lavori scientifici ed è disponibile a collaborare per costituire una struttura che sia di riferimento per la tutela e la conservazione delle specie di vertebrati della regione operando in strettissimo collegamento con l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica”.
INFO: Fabio De Massis (320.3630614), Augusto De Sanctis (3683188739)
I sei obiettivi prioritari per i prossimi 5 anni in materia di caccia
Per il WWF in Abruzzo si possono individuare le seguenti priorità per cercare di migliorare la gestione dell’attività venatoria:
1) Modificare la legge regionale sulla caccia approvata durante le scorsa legislatura abolendo il nomadismo venatorio, ripristinando la tutela per i Demani Forestali, togliendo il limite tassativo al territorio protetto, abrogando la possibilità di deroga e ripristinando il controllo dell’INFS sulle scelte della Regione, cancellando la possibilità di aumentare per due mesi i giorni di caccia passando da tre a cinque giorni settimanali, ridefinendo più correttamente le Oasi di Protezione e le aree di addestramento dei cani, abolendo la possibilità di trasporto delle armi nelle aree protette senza autorizzazione.
2) Delimitare le aree contigue attorno ai Parchi Nazionali e normare in maniera differenziale il prelievo in queste zone, privilegiando i cacciatori residenti nelle aree protette e valutando correttamente l’impatto di alcune forme di caccia sulle specie più importanti della fauna abruzzese. Ad esempio, per salvare l’Orso bruno è importante vietare la caccia in battuta al Cinghiale nelle aree di presenza della specie, come del resto raccomanda l’IUCN, il massimo organismo internazionale che si occupa di biodiversità: troppo spesso infatti gli orsi vengono uccisi perché nel corso delle battute vengono scambiati per cinghiali. Purtroppo anche quest’anno le richieste avanzate alla Regione in questo senso dal WWF e dallo stesso Istituto Nazionale della Fauna Selvatica sono cadute nel vuoto.
3) Introdurre la caccia programmata: adeguare cioè il prelievo alle reali consistenze delle popolazioni di specie cacciabili valutate con adeguati programmi di monitoraggio scientifico.
4) Cambiare radicalmente l’approccio ai danni da fauna selvatica, sia da specie particolarmente protette (Orso bruno e Lupo in particolar modo) sia da specie cacciabili quale il Cinghiale. Dopo anni di cosiddette sperimentazioni in cui il prelievo del Cinghiale è stato praticamente deregolamentato, la questione dei danni resta irrisolta se non peggiorata. Cinque anni fa il Parco Regionale del Sirente Velino è stato tagliato di ben 10.000 ettari adducendo quale motivazione principale quella dei danni alle colture da Cinghiale: ebbene l’anno successivo in quei territori non più protetti i danni alle colture sono raddoppiati. Gli interventi di altri parchi, come quello del Gran Sasso, si sono rivelati un vero e proprio fallimento. Per il WWF si deve ripartire da una corretta verifica e analisi dei danni, attraverso l’omogeneizzazione della raccolta dei dati e la formazione costante dei rilevatori.
5) Combattere il bracconaggio che uccide ogni anno decine di animali protetti tra cui orsi bruni, aquile reali, lupi, cervi e caprioli. Il bracconaggio nella nostra regione è in forte aumento negli ultimi 5 anni, con particolare riferimento all’uso di lacci d’acciaio e ai bocconi avvelenati. La Regione deve fare della lotta al bracconaggio una vera e propria campagna prioritaria per tutelare la propria fauna.
6) Produrre dati scientifici sulla fauna presente in Abruzzo. Nonostante si definisca la regione verde d’Europa, l’Abruzzo non ha praticamente informazioni sulla maggior parte delle specie di vertebrati. Gran parte degli studi pubblicati su riviste scientifiche derivano da studi promossi dal WWF o da ricercatori volontari.
WWF