luglio 2005
Città metropolitana, la provocazione del Presidente della Provincia di Milano
Se non è un argomento di dibattito estivo o, peggio, una delle conseguenze del grande caldo che ci attanaglia, il tema della città metropolitana è tornato con forza in cima alla agenda politica del dibattito a livello nazionale e locale, soprattutto in quel di Milano.
E’ sicuramente positivo che da Milano si rilanci una discussione che partendo dalle trasformazioni della “città” chiede alla politica di ridefinire il livello ed il contenuto della azione programmatoria ed amministrativa.
Ciò testimonia una nuova consapevolezza dei soggetti politici locali, che hanno ripreso a pensare e progettare il futuro, dopo cinque anni di totale sonno della elaborazione politica ed in un momento egualmente bilanciato tra le recenti elezioni amministrative che hanno promosso una nuova classe dirigente locale e le prossime elezioni del Comune capoluogo.
Le ragioni di questa accelerazione vanno ricercate anche nella sentita necessità di dare risposta al Ministero degli Interni che nello schema di decreto legislativo, attuazione della delega contenuta all’art. 2 della legge 131 del 2003, sembra assegnare una sorta di potere di reclutamento al Comune capoluogo con la conseguente esclusione di alcune residuali realtà territoriali e la riattribuzione delle competenze, oggi proprie della Provincia, in parte alla nuova Città metropolitana ed in parte alle porzioni di territorio residuali che conserverebbero il nome e le competenze di Provincia.
Nel dibattito in corso si registra un elevato consenso sulle competenze che dovrà avere tale nuovo Ente in aggiunta a quelle oggi già attribuite alla Provincia, in particolare la pianificazione territoriale ed urbanistica, la gestione del trasporto pubblico, la gestione della mobilità e del traffico, l’edilizia residenziale pubblica e convenzionata, la pianificazione commerciale della grande distribuzione, la tutela e valorizzazione dell’ambiente.
Una preoccupazione condivisa da molti è, altresì, quella di limitare al massimo la proliferazione di nuovi Enti, in particolare di nuove Province e la soluzione auspicabile sembra essere quella di consentire ai Comuni che non entreranno a far parte della città metropolitana di collegarsi, in presenza di continuità territoriali, alle Province contermini.
In questo contesto davvero interessanti le riflessioni e la proposta-provocazione lanciata dal Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati al recente convegno dedicato alla Città metropolitana svoltosi lo scorso 20 giugno.
Oggi a Milano è in corso un cambiamento epocale…
“da capitale dell’industria italiana, come è stata per tutto il XX secolo, a capitale del terziario, dei servizi, dell’industria creativa, della finanza. Un cambiamento che avviene nel quadro di una competizione internazionale a tutto campo, generata dalla globalizzazione dei mercati. Un cambiamento che comporta una forte guida politica, rispettosa delle regole dell’economia di mercato, ma altresì capace di supportare un sistema economico che richiede il sostegno di efficaci politiche pubbliche.
Siamo di fronte, insomma, a una città che è cambiata e sta cambiando profondamente nella sua vocazione, ma pure nella sua struttura e nelle sue dimensioni. Una città che è di fatto una regione urbana popolata da quasi 5 milioni di abitanti e da un numero impressionante di imprese e di lavoratori: cuore pulsante di un’area metropolitana interregionale che si estende a ovest fino a Torino e a sud fino a Genova.
Ebbene, questa nuova Milano va prima di tutto identificata, riconosciuta. Ecco perché è di vitale importanza la costruzione della città metropolitana. Non uno dei suoi gravi problemi, dal traffico all’inquinamento, dal lavoro all’insediamento di nuove aziende, dalla domanda di cultura al disagio sociale, è infatti risolvibile senza innescare un profondo mutamento istituzionale. La nostra esperienza di governo ci insegna che nessuno di questi problemi può avere una soluzione senza un approccio di area vasta, pena la paralisi generata tra le attuali pubbliche istituzioni, che spesso è il vero ostacolo da superare…
Per questo dobbiamo avere il coraggio di lanciare da qui, da Milano, una grande sfida riformatrice. E’ fondamentale farlo ora perché i milanesi si avvieranno, nei prossimi mesi, a discutere del nuovo sindaco e del nuovo governo comunale. Un’occasione di vitale importanza per ridare a Milano il ruolo di capitale economica italiana, per restituire competitività alla sua economia, per assicurare lavoro stabile ai suoi cittadini, per impedire lo scivolamento allo stato di indigenti di un ampio numero di cittadini. Non porre al centro del confronto elettorale il tema della costruzione della città metropolitana rischia di ridimensionare fortemente l’utilità della scadenza elettorale stessa.
In che cosa consiste, allora, la sfida che noi qui, oggi, vogliamo lanciare? Ritengo che la città metropolitana non possa nascere come trasformazione di un Comune solo, anche se grande e importante come Milano: una soluzione, questa, che sembra incontrare il favore di coloro che, a livello governativo, stanno aggiornando il Testo unico sugli enti locali. Bisogna evitare assolutamente di costruire qualcosa che possa essere percepito come artificioso e calato dall’alto, ma questo qualcosa deve nascere con la partecipazione e il consenso di tutti i “cittadini milanesi” della città metropolitana, ossia di tutti quelli che vivono sull’intero territorio milanese, con pari dignità tra tutti i Comuni interessati.
Solo così la proposta di città metropolitana si può inserire in una prospettiva di progresso democratico e non in un’ottica ristretta di condominio. Solo così si potrà arrivare ad avere un sindaco e un consiglio di tutti i milanesi, un sindaco e un consiglio della città metropolitana. Solo così il nuovo ente potrà essere governato secondo le scelte dell’elettorato e non in base a compromessi tra il Comune capoluogo, la Provincia e gli altri Comuni.
Ed è solo in tale prospettiva di allargamento della democrazia che la Provincia è disposta di buon grado a scomparire, consapevole del fatto di essere sostituita da un’istituzione altrettanto democratica e radicata, ma con compiti e funzioni più idonei a raccogliere e soddisfare le istanze del territorio.
Per questa ragione, in qualità di presidente in carica della Provincia, chiedo al Parlamento di porre da subito le condizioni normative che consentano il rapido esaurimento del ruolo di governo della Provincia di Milano e di prevedere, dopo le elezioni comunali del 2006, per il 2009 - anno di scadenza naturale del mio mandato di presidente - una nuova tornata elettorale per eleggere il sindaco e il consiglio della città metropolitana”.
Gioba Marzin