edizione numero
284
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - LUGLIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
giugno 2005
Aumenta il prezzo dell'energia nel 2005: una causa strutturale?
L’ulteriore apertura del mercato elettrico italiano avvenuta all’inizio del 2005 è stata salutata positivamente da tutti come momento di piena stabilità e maturità del mercato elettrico italiano e della borsa elettrica IPEX (Italian Power Exchange). Di fatto a seguito dell’apertura della domanda la liquidità del sistema elettrico, ovvero la quantità di energia scambiata, è raddoppiata passando da circa il 33% a quasi il 70% dei consumi totali giornalieri di energia elettrica.
Tutto bene dunque? Neanche per sogno. L’11 di gennaio 2005, giorno in cui, ai sensi della delibera n° 235/04 dell’Autorità dell’Energia, scattava la fascia F2, alle ore 15.00 il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica balzava a 117 €/MWh contro un valore medio di 40 €/MWh della fascia F4 (ore vuote).
Il 13 Gennaio l’Autority promuoveva un’indagine d’urgenza con la deliberazione n° 3/05 per accertare eventuali collusioni tra i produttori. Nonostante ciò i prezzi della fascia F3 si mantengono elevati.
Il 6 di Giugno 2005 alle ore 8.00 scatterà la tariffa F1, ancora più cara della F2. Cosa succederà? Un’altra inutile indagine dell’Autorità?
Vediamo di capire cosa è successo e perché è successo, partendo dall’ipotesi che il raddoppio della domanda di energia elettrica nella borsa elettrica possa essere stato l’effetto scatenante.
Quando si parla di Borsa Elettrica si tende ad equiparare la formazione dei prezzi a quella tipica di una borsa valori, dove il prezzo che emerge è generato da dinamiche di domanda/offerta del tipo “pay as bid” ovvero se offro un’azione a “tot” riesco a venderla se “incrocio” chi è disposto a pagarla “tot”.
Ebbene, nella borsa elettrica italiana o IPEX, il prezzo dell’energia elettrica si forma ora per ora con il concetto del “prezzo marginale”, ossia il prezzo orario per tutta la partita di energia in acquisto/vendita è scambiato ad un unico valore, che è pari al prezzo più elevato della centrale meno efficiente discacciata, cioè che è chiamata in servizio nell’ora in questione.
In pratica succede questo: supponiamo che in una data ora è previsto il fabbisogno di 50.000 MWh. Arriva il produttore A e offre 10.000 MWh a 50 €/MWh, poi il produttore B che offre 25.000 MWh a 60 €/MWh, poi il produttore C che offre altri 10.000 MWh a 70 €/MWh e infine arriva il produttore D che offre i rimanenti 5.000 MWh a 120 €/MWh in quanto ha una centrale “scalcagnata” e inefficiente che gli costa tantissimo. Tutti i 50.000 MWh vengono pagati a 120 €/MWh e A, B e C ringraziano D per l’aiutino.
Ora è evidente che per coprire il 66% del fabbisogno di energia elettrica deve entrare in gioco l’ex monopolista e che le centrali più inefficienti le possiede proprio Enel e che con questo sistema di prezzi marginali all’Enel non conviene migliorare più di tanto le proprie centrali.
Per contro chi ha centrali efficienti guadagna alla grande, basta vedere i profitti delle società elettriche, e allora si capisce perché tutti vogliono venire a produrre energia elettrica nel paese di Bengodi, tanto la corrente la pagano quei fessi degli italiani.
A questo punto è anche chiaro anche perché EdF ha tenuto duro e non ha voluto “schiodare” dal mercato italiano. EdF, grazie al fatto che lo smaltimento delle scorie nucleari e lo smantellamento delle centrali non li paga ma li scarica sui cittadini francesi può importare energia a 30 €/MWh e se proprio gli va male venderla al doppio.
Dice Davide Tabarelli in un articolo del 13 maggio sul Sole 24 ore: … “sotto il profilo di politica industriale si tratta di una pesante sconfitta. Edison, la società che legittimamente più aveva spinto per le liberalizzazioni dell’energia, viene acquistata dal più grande monopolista del mondo. Le riforme, nelle intenzioni di chi le disegnò alla fine degli anni ‘90, dovevano stimolare, fra l’altro, la crescita dei privati in un settore che, fino ad allora, era dominato da pochi monopolisti inefficienti.
Il risultato, invece, a sei anni dall’avvio della riforma, è che i nuovi entranti sono società estere di grande dimensione, oppure le nostre ex municipalizzate, imprese anche queste pubbliche, a cui si è tentato inutilmente di ricorrere per tenere in Italia Edison”.
Tazio Borges