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CITTADINANZA PARTITI PROSPETTIVE Le moderne democrazie rappresentative, come si sono formate a partire dal Seicento in poi, hanno fondato la loro organizzazione su due colonne di eguale importanza: da un lato le istituzioni che derivano dalla teoria della tripartizione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, dall'altro i partiti che organizzano gli interessi collettivi e ne esprimono le idee (G. Galli "I Partiti Europei"). La democrazia rappresentativa moderna ha sempre funzionato attraverso il sistema dei partiti, quelle"famiglie politiche" che hanno giocato un importante ruolo nella mediazione dei vari interessi contrapposti, attraverso la competizione di gruppi concorrenti, garantendo il ricambio delle élites dirigenti e contribuendo ad eliminare in tal modo le violenze o guerre civili dal conflitto politico. Diverse sono le famiglie politiche che si sono formate nel mondo sviluppato nel corso dei secoli. Per brevità possiamo ricordare quella liberal/democratica e democratico cristiana, quella di tradizione socialista, e quelle che si rifanno al radicalismo di destra. Negli anni settanta del secolo scorso hanno avuto un forte impulso nuove famiglie politiche portatrici degli interessi femminili e giovanili senza però trovare un diffuso radicamento sociale. Diffusione che invece hanno avuto i partiti e i movimenti ecologisti caratterizzati da una forte critica delle società contemporanee che pur migliorando livelli di reddito e produzione lo hanno fatto deteriorando seriamente la natura e il rapporto tra l'uomo e la natura. Tali movimenti hanno dato forma al partito dei verdi che in Europa ha raggiunto momenti di importante popolarità: in Francia contribuendo alla vittoria dei socialisti alla presidenza della repubblica, in Germania dove hanno avuto il massimo sviluppo di rappresentanza parlamentare. Tali partiti politici attrverso un'importante opera di mediazione sono riusciti a trovare una sintesi tra gli interessi, le idee e i principi di cui erano portatori, svolgendo quel ruolo di rappresentanza in relazione a quelle istanze della cittadinanza di cui si consideravano soggetti esponenziali. Ed anche se con il sistema dei partiti il cittadino può scegliere tra più soggetti che lo rappresenteranno senza potere scegliere di autogovernare, non si era arrivati ad una lontananza così evidente tra il sentire popolare e quella che si considera essere la "classe dirigente". Le prime avvisaglie di una crisi importante della rappresentanza si avvertono nel 1989 con l'implosione dei paesi che avevano adottato il sistema delle proprità pubblica dei mezzi di produzione. In Italia la questione morale, che già esisteva da qualche lustro come un fenomeno carsico, esplode in maniera virulenta nel 1992, portando alla estinzione dei partiti che si consideravano espressione dell'arco cortituzionale. E la crisi del sistema paese può ben essere rappresentata dalla impossibilità di rendere funzionale la mediazione politica tra i vari schieramenti anche limitatamente alla realizzazione degli interessi collettivi più importanti. Non solo, la crisi della rappresentanza che interessa le diverse famiglie politiche italiane, altera anche il corretto rapporto fra i tre poteri fondanti dello stato con l'esecutivo ed il legislativo incapaci di trovare una sintesi che ne ripristini l'equilibrio, l'eguadgianza e l'indipendenza. Il circolo vizioso di un paese in destruttutazione trova un'ulteriore applicazione anche in occasione delle ultime elezioni politiche che evidenziano una realtà con partiti che non sono più, con partiti che sembrano più simili a burocrazie dalle parole inutili che canali di partecipazione. Anche quei partiti che volevano essere portatori di una nuova proposta per il futuro non solo non sono cresciuti, ma non sono riusciti neanche ad ottenere una rappresentanza in parlamento. Che fare per tentare di invertire questa tendenza? Da un lato occorre trovare un progetto di riforma dei partiti che li renda capaci di dare sincera rappresentanza agli interessi collettivi, con una forma organizzativa trasparente che renda attuabile la partecipazione e una operosa mediazione per risolvere i problemi del paese. Dall'altro sono i cittadini stessi che devono riappropriarsi di responsabilità e progettualità che spesso hanno delegato ai partiti senza alcuna forma di verifica. A partire da quegli enti di rappresentanza del territorio dove la progettualità e il controllo dei cittadini possono e devono essere svolti in maniera più diretta. Ascoltando parole e ragioni per costruire o ricostruire, in prospettiva, un universo relazionale diffuso e partecipato che possa diventare il motore di un nuovo rinascimento civico. Elia Bova
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