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Agricoltura sostenibile come strumento per la lotta alla desertificazione Ma cos’è l’agricoltura sostenibile? Nel corso degli anni l’agricoltura è cambiata radicalmente grazie alle nuove tecnologie, alla meccanizzazione, all’incremento dell’uso di additivi chimici, alla specializzazione e alle politiche governative che hanno favorito la massimizzazione della produzione. Questi cambiamenti hanno generato conseguenze negative quali il depauperamento dello strato arabile del suolo, la contaminazione delle acque sotterranee e il collasso delle condizioni economiche e sociali delle comunità rurali. L’agricoltura sostenibile è una pratica di produzione in grado di invertire queste tendenze negative in grado di integrare tre obiettivi apparentemente inconciliabili: la salute dell’ambiente, il profitto economico e l’equità socio-economica; è quindi l’abilità di un’azienda agricola di produrre cibo senza causare danni irreversibili all’ecosistema in cui questo è prodotto. Il concetto ha due facce: una è relativa alla biofisica e quindi agli effetti a lungo termine delle diverse tecniche agricole sulle proprietà del suolo e sui processi essenziali per la produttività delle colture, l’altro aspetto invece è socio-economico e legato alla possibilità per l’agricoltore di ottenere apprezzabili ricavi nel lungo periodo e gestire le risorse fondamentali come il lavoro. Le conseguenze sulla degradazione della terra dell’agricoltura insostenibile L’agricoltura insostenibile ha un impatto forte e diretto perché impedisce al suolo di rigenerarsi naturalmente, ossia di riprodurre ciclicamente i principali elementi nutritivi e le sostanze organiche necessari per evitare il suo depauperamento come l’azoto, il fosforo, il calcio e il magnesio. Le principali cause esacerbanti di questa tendenza naturale, derivano dalla decisione degli agricoltori di massimizzare la produttività del suolo tramite: l’accorciamento dei cicli di coltivazione e la riduzione dei periodi di maggese, la rotazione delle colture inadeguata o, ancor peggio, le monocolture e le agricolture intensive, il calpestio del bestiame al pascolo, gli allevamenti e i pascoli intensivi con conseguente logorio sulla vegetazione, la separazione tra allevamenti e agricoltura, con conseguente eliminazione della fonte primaria di fertilizzanti naturali utili per la rigenerazione del suolo, la deforestazione e gli incendi boschivi, ecc. Il cammino verso la lotta alla degradazione del suolo L’agricoltura sostenibile rimane l’unico strumento per mantenere e ristabilire la fertilità del suolo usando fertilizzanti adeguati o preparando compost più appropriati. Il compost è un preparato derivante dai rifiuti vegetali: fertilizzanti organici, residui della potatura e rifiuti organici domestici. Persino alcune specie invasive come il giacinto d’acqua, sebbene pericoloso se presente nei fiumi, può essere trasformato in sostanza fertilizzante atta a fornire gli elementi nutritivi al suolo come il compost. Anche il bestiame può essere sfruttato per arricchire il suolo, è infatti noto che lo sterco di animale è uno dei migliori fertilizzanti naturali. Dal punto di vista strettamente ambientale molti sforzi sono stati indirizzati verso una gestione sostenibile e una protezione delle risorse naturali e genetiche, inclusa la conservazione della biodiversità nonché del mantenimento e miglioramento della qualità del suolo, dell’aria e dell’acqua. Dal punto di vista sociale le iniziative recenti si sono focalizzate in attività che, seguendo un approccio partecipativo, hanno teso a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali, diversificare le loro opportunità economiche e di impiego e a migliorare la loro formazione e educazione ambientali. Per contrastare la desertificazione e la degradazione della terra, la UNCCD cerca di fornire un quadro universale di legittimità politica e di consulenza per le sue 193 parti contraenti. Il Piano Strategico 2008-2018 della UNCCD darà maggior rilievo ad aspetti indispensabili per il suo successo quali il rafforzamento delle capacità, la condivisione di migliori pratiche e di studi di caso, lo sviluppo di partenariati e la sensibilizzazione di massa nonché gli approcci partecipativi atti a coinvolgere di più le parti interessate a livello locale e gli agricoltori. https://www.unccd.int/publicinfo/june17/2008/menu.php?newch=l3 UNCCD
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