ZINO PENSIERO: LA TRASFORMAZIONE IN GREGGE E UN FILM PROFETICO


Ci sono scrittori che si fermano con il loro pensiero alla mera contemporaneità e ci sono, per fortuna, quelli che sforano la rispettiva contemporaneità e si proiettano in una dimensione universale (spazio) e in una estensione eterna (tempo).


 Nel nostro tempo, fortemente condizionato da un eccessivo consumismo come sistema anche nell’editoria, la differenza tra scrittori grandi sempre e scrittori grandi solo per poco consiste proprio in questo.


La spia di questo rapporto difficile della creatività letteraria è data dal fatto che lo spunto tratto da un verso di una tragedia greca o da un pensiero di Seneca può diventare soggetto di una canzone di successo; addirittura la melodia di qualche testo musicale, anche famoso, può essere defraudato per trasformarlo in motivetto di successo.


Neitzsche è un pensatore che appartiene a quella categoria di pensatori-profeti che individuano, tramite la scrittura, situazioni, sensibilità, comportamenti che sembrano riferirsi ad un tempo lontano da quello in cui vissero, come se la loro specola interpretativa fosse rivolta più al futuro che al presente.


Chi potrebbe sostenere che la citazione riportata più sotto non abbia nessun dato di riferimento alla realtà storica vissuta in questi anni in tanti contesti nazionali, compresa anche l’Italia?


“Talvolta il valore di una cosa non sta in ciò che con essa si ottiene, ma in ciò che per essa si paga – in quello che ci costa.


Faccio un esempio.

 Le istituzioni liberali cessano di esser liberali non appena le si è ottenute: non esistono allora istituzioni che, più di quelle liberali, danneggino così radicalmente la libertà.


 Si sa quello che esse portano: minano la volontà di potenza, sono il livellamento, elevato a morale, di montagne e valli, rendono piccoli, vili e gaudenti – con esse trionfa ogni volta l’animale da gregge. Liberalismo: in tedesco trasformazione in bestie da gregge.” (F. Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, p. 68).


Allora è vero che le istituzioni liberali sono costrette dagli eventi a provare la loro degenerazione, l’inceppamento dei meccanismi operativi, la diffusione di una cultura decadente e priva di valori morali! Succede che quella tensione eroica che aveva portato con sacrifici immani all’istituzione liberale si affievolisca per naturale consunzione o che la generazione che si impegnò a creare quelle istituzioni liberali non abbia più la forza di farsi sentire o che sia scomparsa per la naturale fine degli esseri umani.


Allora, compare un nuovo clima storico, una nuova dimensione dello stare assieme: nasce il nicciano “animale da gregge”, che rinuncia per sua stessa iniziativa a quella piccola parte di protagonista e si sottomette all’onda grigia del conformismo, della schiavitù mentale e culturale, alla rinuncia della propria identità civile.


Platone aveva previsto tutto ciò se aveva sostenuto che la degenerazione della democrazia era la demagogia, uno strumento perverso che mette da canto la verità e fa prevalere solo la manipolazione, l’inganno e crea lo scollamento totale tra governanti e governati.


Nella nostra civiltà della comunicazione diretta e senza controllo la forma della demagogia trova ampio spazio di diffusione, specialmente quando la capacità critica individuale è difettosa in particolare nelle coscienze ancora fragili o divenute tali.


Si corre il rischio che la demagogia, forma degenerata della democrazia, costruisca di fatto un mondo altro rispetto a quello reale al punto da indurre tanti a credere che vale più quello che si dice e non quello che si vede: un mondo surrettizio, un paese fantastico costruito secondo i propri interessi.


In tal senso, un famoso film “The Truman show” del 1998, del regista Peter Wer, può essere assunto come emblema di una situazione relazionale e sociale estrema ridotta ad una manifestazione surreale.


 La vicenda del film riguarda la storia di Truman Burbank che alla nascita è adottato da una emittente televisiva, che inventa uno Show, poi seguitissimo, che racconta dal vivo le esperienze del giovane Truman, poi diventato adulto.


Il nome stesso del protagonista rivela tutto l’irreale sotterfugio del film “Truman uguale True (Vero) Man (uomo): uomo vero.

 E infatti tutto quello che circonda Truman Burbank è falso; anche le persone con cui viene a contatto sono attori, tutte le scene sono costruite come scenografie cinematografiche: solo lui è un “uomo vero”.


 Per tanti anni il protagonista vive in un mondo surrettizio, irreale che per lui è vero.

Anche oggi può succedere che la forza della comunicazione dei media possa dare la certezza a tanti che il mondo come viene raccontato sia vero e che sia falso quello reale?




Apparso anche su facebook e Su La Sicilia del 18 gennaio.


Zino Pecoraro