LE PRATERIE DEL MARE
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Il “polmone del mare” è una pianta: la posidonia. Questa pianta (non alga) contribuisce a contrastare i cambiamenti climatici. I posidonieti producono attraverso processi di fotosintesi fino a 20 litri di ossigeno al giorno per metro quadro e catturano grandi quantità di anidride carbonica.
Quindi in proporzione più della Foresta Amazzonica. Per questo queste piante sono chiamate anche “serbatoi di carbonio blu”.

La poseidonia forma delle praterie sottomarine – chiamate posidonieti – che hanno una notevole importanza ecologica, costituendo la comunità climax del mar Mediterraneo ed esercitando una notevole funzione nella protezione della costa e dell'erosione. Forma estese praterie sommerse che occupano una superficie stimabile in circa 20.000 miglia quadrate e che costituiscono uno degli ecosistemi più importanti e ricchi di biodiversità del nostro mare.

Al suo interno vivono molti organismi animali e vegetali che nella prateria trovano nutrimento e protezione. Il posidonieto è considerato un buon bioindicatore della qualità delle acque marine costiere.
Ha una notevole importanza anche nel sequestro del carbonio e nel rilascio di ossigeno.

La Posidonia oceanica, come le piante terrestri, ha tessuti che compongono radici, fusto e foglie brune che in autunno perde per poi in inverno produrre le nuove foglie verdastri. I frutti, detti olive di mare, maturano tra marzo e aprile. Mentre le alghe invece sono molto più primitive e sono costituite da un solo tipo di tessuto il tallo (per capirsi meglio in una pianta la fotosintesi avviene nelle cellule specializzate che compongono le foglie mentre in un alga avviene praticamente ovunque batta il sole).
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La P.oceanica è il risultato dell’adattamento alla vita acquatica di piante superiori che 120 milioni di anni fa hanno “deciso” di trasferirsi dalla terra ferma al mare.

Linneo descrisse la specie chiamandola "Zostera oceanica" ma nel 1813 lo studioso Delile la rinominò Posidonia oceanica". Il nome generico Posidonia deriva dal greco Poseidone, il dio del mare, mentre l'epiteto specifico oceanica si riferisce al fatto che questa specie aveva una distribuzione ben più ampia di quella attuale.

La posidonia si sviluppa soprattuto sui bassi fondali sabbiosi pianeggianti dove le radici, i rizomi e le foglie si intrecciano e crescendo sia orizzontalmente che verticalmente tanto da formare delle strutture di diversi metri di spessore che vengono denominate “matte”.

La posidonia e i posidonieti, se indisturbati, possono vivere migliaia di anni. Con il passare dei secoli (e dei millenni), grazie a particolari processi chimici e meccanici, le matte possono creare una bordatura sommersa che si allunga parallelamente alla costa svolgendo un’importante azione di protezione contrastando i fenomeni di erosione costiera.

Colonizza i fondali sabbiosi o detritici ai quali aderisce per mezzo dei rizomi e sui quali forma vaste praterie, ad elevata densità (oltre 700 piante per metro quadrato).

Ha bisogno di una significativa illuminazione perchè la luce è uno dei principali elementi per la sopravvivenza. Vive tra i 5 e i 30 metri di profondità, e solo in acque molto limpide può vivere fino ai 40 metri. Sopporta temperature comprese fra i 10 e i 28 °C. È una pianta che necessita di valori di salinità relativamente costanti per cui difficilmente si trova nei pressi di foci di fiumi o nelle lagune.

Nonostante sia protetta, la Posidonia oceanica è messa in serio pericolo da diversi fattori riconducibili alle attività umane. Si calcola infatti che negli ultimi anni abbia raggiunto un tasso di scomparsa del 5% annuo, 4 volte di più delle foreste tropicali.
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Questa distruzione è causata dal crescente inquinamento delle acque, che ne aumentano la torbidità influenzando la capacità riproduttiva della pianta. Anche le opere costiere, come la costruzione di porti, la posa di cavi e condotte sottomarine, l’edificazione di difese rigide, interferiscono con i sedimenti sabbiosi e dunque con la crescita naturale dei posidonieti. Come anche la pesca a strascico e l’ancoraggio deturpano il fondale e creano danni molto difficili da riparare.

Gran parte della produttività ittica dei mari costieri del Mediterraneo è strettamente correlato all’esistenza delle praterie di posidonia dove, come detto, sono presenti e si riproducono molti organismi marini e si sviluppano le forme giovanili di numerose specie.
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Fonti:
www.isprambiente.gov.it/it/attivita/tema-mare/posidonia
coopetruria.coop.it/blog/approfondimenti/posidonia-oceanica
www.divinginelba.com/la-posidonia-non-un-alga/
it.wikipedia.org/wiki/Posidonia_oceanica
Anna Zacchetti