ZINOPENSIERO: L'ACCADEMIA DEI SILLOGRAFI E L'AUTOMATO
Non è mai mancato, nel tempo, l’interesse dell’uomo a costruire delle macchine che, in qualche modo, ne potessero riprodurre le azioni. Leonardo, tra i primi, intuì la possibilità del volo autonomo dallo studio del volo degli uccelli.

Nel campo letterario non mancano tentativi di invenzione di macchine di umanoidi.
Tuttavia, queste operazioni tendevano ad imitare le azioni materiali dell’uomo, ma non certo a ricrearne le capacità intellettuali.

Nella contemporaneità questo traguardo è stato raggiunto dalla Intelligenza Artificiale, che supera la capacità umana di archiviazione dei dati, ma, forse, non è dotata di autodeterminazione (almeno fino ad ora!).

In un’epoca non sospetta e con l’acuminata arma dell’ironia, Leopardi allude a questo problema in una “operetta morale” singolarmente intitolata “Proposta di premi fatta dall’Accademia dei Sillografi”, scritta dal 22 al 25 febbraio 1824 e pubblicata nel 1827, in un tempo in cui l’intelligenza artificiale era una mera chimera.

I sillografi furono chiamati dai Greci gli scrittori di poesie burlesche e satiriche.
Con il suo proverbiale sarcasmo Leopardi, da “sillografo”, si propone di affrontare il tema dell’utilizzo delle macchine al posto dell’uomo, inventando di sana pianta la stessa accademia che tra i suoi compiti si intesta anche quello di immaginare strumenti o meccanismi utili a sostituire le azioni e la complessiva operosità dell’uomo.

“L’Accademia ha proposto di considerare le qualità e l’indole del nostro tempo, e dopo lungo e maturo esame si è risoluta di poterlo chiamare l’età delle macchine, non solo perché gli uomini di oggidì procedono e vivono più meccanicamente di tutti i passati, ma eziandio per rispetto al grandissimo numero delle macchine.” (G. Leopardi, Operette Morali, p. 34).

Considerato che questo testo fu scritto nel 1824, appare evidente l’intento ironico e sarcastico usato dal poeta per delineare una apparente caratteristica del proprio tempo.

L’Accademia approva che gli uomini a poco a poco si disaffezionino dalle comuni pratiche della loro vita perché solo in questo modo la vita stessa può trascorrere nel pieno e soddisfacente distacco da tutte le noiose e ripetitive incombenze della condizione umana.

“L’Accademia dei Sillografi reputa essere espedientissimo che gli uomini si rimuovano dai negozi della vita il più che si possa, e che a poco a poco dieno luogo, sottentrando le macchine in loro scambio.” (G. Leopardi, op. cit., p. 35).

In palio sono messi tre premi che saranno assegnati a coloro che saranno in grado di costruire delle macchine apposite che in tutto e per tutto possano sostituire l’agire stesso dell’uomo.

Il primo premio sarà assegnato a chi inventerà una macchina che “saprà fare le parti e la persona di un amico, il quale non biasimi e non motteggi l’amico assente; non lasci di sostenerlo quando l’oda riprendere o porre in giuoco.” (Ibidem).

Una accurata bibliografia ed un esauriente panorama esperienziale sono proposte alla neonata macchina perché apprenda il senso dell’amicizia e il suo valore.

“La seconda macchina vuol essere un uomo artificiale a vapore, atto e ordinato a fare opere virtuose e magnanime… Quegli che intraprenderà di fare questa macchina, vegga i poemi e i romanzi, secondo i quali si dovrà governare circa le qualità e le operazioni che si richieggono a questo autòmato.” (G. Leopardi, op. cit., p.37).

Leopardi, in questo caso, ritiene discriminante la funzione della letteratura e della poesia per affinare l’indole dell’uomo stesso e renderlo capace di svolgere il compito di “fare opere virtuose e magnanime”.

Con la terza macchina Leopardi tocca un tema inconsueto e, per certi aspetti, incoerente rispetto alle altre due invenzioni.
“La terza macchina debbe essere disposta a fare gli uffici di una donna conforme a quella immaginata, parte dal Conte Baldassar Castiglione, il quale descrisse il suo concetto nel libro del Cortigiano, parte da altri, i quali ne ragionarono in vari scritti che si troveranno senza fatica, e si avranno a consultare e seguire con eziandio quello del Conte.” (G. Leopardi, op. cit., p. 38).

Oltre al premio assegnato al creatore della terza macchina, sulla medaglia d’oro di cinquecento zecchini (la stessa medaglia era assegnata agli altri due creatori), “sarà figurata da una faccia l’araba fenice del Metastasio posata sopra una pianta di specie europea, dall’altra parte sarà scritto il nome del premiato col titolo: inventore delle donne fedeli e della felicità coniugale.” (Ibidem)

Leopardi comincia dalla proposta eclatante della creazione di una macchina e poi, come al solito, prende di mira il modo di vivere degli uomini, costellato e condizionato da continue illusioni.



Apparso anche su facebook e Su la Sicilia dell’ 11 ottobre 2025.
Zino Pecoraro