RISCHIAMO LA MULTA PER INQUINAMENTO ATMOSFERICO.


Non c'è nessuna speranza di rientrare nei limiti europei
che impongono di non superare i livelli di rischio per la salute
per non più di 35 giorni all'anno, nonostante le targhe alterne
e i blocchi del traffico.

Probabilmente Milano, come molte altre città italiane che
non sono in situazioni molto migliori, non pagherà nessuna
multa; si sta cercando un compromesso. Non sembra infatti realistico
riuscire a raggiungere in tempi ragionevoli l'obiettivo definito
dall'Unione Europea che però è, forse, in questo campo,
la nostra maggiore speranza.

Molti di noi ricordano infatti ancora molto bene l'emergenza atrazina,
quando l'acqua inquinata da fitofarmaci della pianura padana è
diventata salubre "per decreto" nel giro di una notte.
Sono lontani quei tempi? Non sembra. E' vero, la Lombardia è
morfologicamente svantaggiata, ma proprio per questo dovrebbe fare
di più, non usare il vento e le montagne come alibi. L'ambiente
dovrebbe essere la priorità; la priorità nella ricerca,
la priorità nella formazione, la priorità nelle infrastrutture.
E' necessario un grande sforzo collettivo, che riunisca i diversi
soggetti economici e definisca sistemi di incentivi legati alle
emissioni atmosferiche. Ogni anno il comune di Milano spende più
di 700 milioni per l'acquisto di beni e servizi; è una leva
formidabile per orientare i fornitori verso modalità di trasporto
più pulite. Si parla da anni di green public procurement
e cioè di favorire negli appalti pubblici quelle imprese
che soddisfano determinati requisiti ambientali. E' ora di procedere
in maniera decisa, promuovendo tutte quelle realtà imprenditoriali,
e nella nostra regione sono molte, che sono pronte a raccogliere
questa sfida. Le stesse municipalizzate si stanno muovendo. L'AMSA
sta progressivamente sostituendo la propria flotta con veicoli a
metano e a bassa emissione, così come altre realtà
stanno cominciando a inserire la voce inquinamento atmosferico nelle
loro strategie e nelle loro voci di bilancio. Ma non è sufficiente.


E' finito il tempo dei premi e dei convegni sull'eco efficienza;
le aziende che hanno investito in questi anni per ridurre il proprio
impatto ambientale richiedono e meritano altri tipi di riconoscimenti.
Gli acquisti di beni e servizi effettuati dal settore pubblico raggiungono
il 18% del PIL di tutti i Paesi dell'Unione Europea ed il 75% delle
spese sono beni di consumo e servizi: sono cifre enormi.

Siamo svantaggiati dalle condizioni morfologiche, non c'è
vento e quest'anno nemmeno la pioggia.

Dobbiamo creare noi le condizioni per ripulire la nostra atmosfera;
se la Lombardia divenisse il punto di riferimento europeo per il
green procurement, forse riusciremmo a innescare un processo premiante
con ricadute positive non solo per la nostra salute, ma anche per
il nostro apparato produttivo, ancora oggi una delle locomotive
d'europa. Ma il tempo delle locomotive a carbone è finito.



Francesco.bertolini@unibocconi.it


Per gentile concessione dell'autore , articolo pubblicato l'8 febbraio
2005 sul Corriere della Sera
Francesco Bertolini