Ci stiamo attrezzando per lo smaltimento corretto degli apparecchi refrigeranti
ma la gestione dei beni durevoli è difficile e costosa.
Grossi passi si sono fatti per la prevenzione della loro pericolosità,
è aumentata di molto la loro efficienza e la loro vita. I CFC e
gli halon (sostanze pericolose contenute nelle schiume poliuretaniche
del frigorifero) sono banditi dal 1996 nei paesi industrializzati, ma
dobbiamo fare i conti con l'ingente quantità di apparecchi dismessi.
Sono circa 2,4 milioni ogni anno gli elettrodomestici in Italia che vengono
dismessi, di cui più del 50% è formato da apparati refrigeranti
obsoleti quali frigoriferi, congelatori e condizionatori.
Vista l'elevata quantità di frigoriferi sul territorio, oggi, con
più urgenza rispetto al passato, si pone il problema dello smaltimento
sicuro per l'ambiente. Queste sostanze sono le responsabili del famigerato
buco dell'ozono.
L'impegno internazionale per la dismissione dei CFC è ormai decennale,
la prima convenzione di Vienna nel 1985, seguita da Montreal 1987, Londra
1990 e Copenaghen nel 1992.
Purtroppo però gli impianti specializzati per il trattamento dei
frigoriferi sono nati lentamente e tutt'ora sono carenti, in Italia e
in molti Paesi d'Europa. A questo deficit impiantistico si aggiunge la
difficile intercettazione di questi apparecchi presso le utenze che se
ne devono disfare, o perché si tratta di una raccolta mal organizzata
o semplicemente perché la raccolta dei beni durevoli non è
contemplata da tutte le ammistrazioni. Il risultato è che ancora
troppo spesso si vedono frigoriferi abbandonati per strade e campagne.
Al contempo, anche in una dimensione più globale, questo settore
non è immune dall'illegalità. Al contemporaneo sviluppo
dello smaltimento non in sicurezza e illecito si è sviluppato il
mercato nero di questi prodotti chimici. I CFC vengono prodotti legalmente
nei paesi in via di sviluppo (Cina, India) e poi illegalmente acquistati
dai paesi industrializzati (USA e Europa), dove la domanda per sostanze
come il Freon è rimasta elevata. Questi prodotti sono privi di
colore e odore, il che ne rende particolarmente difficile la loro individuazione
senza effettuare analisi chimiche. Nel 1995 negli Stati Uniti i CFC era
considerati, dopo la cocaina, il prodotto di contrabbando di più
alto valore che entrava a Miami.
Le scorte di queste sostanze all'interno degli apparecchi refrigeranti
perciò ci accompagneranno ancora per diverso tempo.
In questo contesto globale la mal gestione dei beni durevoli ha fatto
accumulare poco fuori Manchester una montagna di oltre 120 mila frigoriferi,
abbandonati e in attesa di essere mandati a smaltimento. Lo stoccaggio
in aree a cielo aperto è vietato in quanto è da evitare
la dispersione in atmosfera dei gas refrigeranti. Per affrontare questa
emergenza alcune migliaia di frigoriferi sono state mandate in Germania
(troppo spesso meta delle mal gestioni dei rifiuti in Europa). Anche un'azienda
italiana, leader nel settore, si è resa disponibile a smaltire
questi quantitativi e offre una tecnologia capace di rimuovere le sostanze
nocive contenute e di recuperare i materiali utili.
Principali recuperi:
Recupero diretto di materia
Ferro tal quale e triturato (recuperato in fonderia)
Rame tal quale e triturato (recuperato in fonderia)
Alluminio tal quale e triturato (recuperato in fonderia)
Acciaio inox (recuperato in fonderia)
Recupero "indiretto" di materia
Cavi elettrici (recupero successivamente a lavorazioni interne)
Plastiche selezionate (recupero successivamente a lavorazioni interne)
Plastiche miste macinate (recupero successivamente a lavorazioni interne)
Recupero di energia
Poliuretano macinato e bricchettato (recupero per termovalorizzazione)
Smaltimento
Freon R 12 e simili (incenerimento)
Freon R11 (incenerimento)
(fonte www.tredcarpi.it)
In attesa di raggiungere la capacità di trattamento dell'impianto,
che è di 140.000 pezzi/anno, con frigoriferi domestici e industriali
provenienti dall'Italia, la tecnologia italiana si fa strada in Europa.