ABITARE IN QUESTO STABILE NUOCE GRAVEMENTE ALLA SA

L'associazione tra tumore al polmone e fumo di sigaretta è nota
e ben documentata.

Altrettanto ben documentata ma decisamente meno conosciuta è la
relazione che lega la medesima patologia all'esposizione al radon. Meno
conosciuto è anche il fatto che il radon è ampiamente diffuso
nell'ambiente ed è stato inserito dall'OMS come agente cancerogeno
di gruppo 1. Il gruppo 1 indica la massima evidenza di cancerogenicità
sulla base di studi compiuti su esseri umani. Nel Piano Sanitario Nazionale
1998-2000, viene dichiarato che in Italia il radon è responsabile
di alcune migliaia di casi di neoplasia polmonare (da un minimo di 1500
ad un massimo di 6000), corrispondenti a circa il 5 - 20 % del totale
di quelli registrati dalle autorità sanitarie. Secondo questa stima
ufficiale, l'esposizione al radon rappresenta la seconda causa per cancro
polmonare. Al primo posto, è ovvio, c'è il fumo di sigaretta.


Il radon è un gas radioattivo così impercettibile da essere
chiamato dagli americani "the silent killer"; si genera
dal decadimento di tre nuclidi: Uranio 238, Uranio 235 e Torio 232. Il
radon a sua volta da origine a dei prodotti di decadimento che si depositano
sulle superficie dei tessuti bronchiali. Le radiazioni alfa ad alta energia
emesse a questo livello sono responsabili della patologia polmonare. Le
maggiori quantità di questo gas si riscontrano in corrispondenza
di rocce vulcaniche e granitiche, anche se in diversi terreni sedimentari
e calcarei è possibile misurarne concentrazioni apprezzabili.


Le mura domestiche costituiscono per l'uomo la maggiore fonte di esposizione
al radon. Esso può diffondere dalla sorgente di produzione attraverso
le porosità del terreno fino a insediarsi nelle piccole aperture,
crepe e fessure delle abitazioni, soprattutto nei locali interrati, seminterrati
e nei piani più bassi. In corrispondenza di un terreno sul quale
scorre una falda freatica, il radon presente si dissolve nell'acqua e
viene da questa trasportata fino a raggiungere l'interno delle case. Anche
alcuni materiali da costruzione come cemento, laterizi e tufo costituiscono
delle fonti di generazione di radon.

Negli anni 1989/96, l'Istituto Superiore di Sanità ha effettuato
un'indagine su un campione di oltre 5000 abitazioni. In circa l'1% di
queste è stata misurata una concentrazione di radon superiore a
400 Bq/mc*; nel 4% dei casi è stata rilevata una quantità
di radon pari a circa 200 Bq/mc. Si tratta di concentrazioni potenzialmente
pericolose, di gran lunga superiori a quelle cui si è esposti normalmente.


I primi sospetti del fatto che l'esposizione al radon sia responsabile
di episodi di cancerogenesi polmonare risalgono agli inizi del secolo
scorso quando, nel 1901, nelle miniere di argento di Schneeberg in Germania
furono misurati elevati valori ambientali di radon associati a numerosi
casi di cancerogenesi a carico degli organi respiratori. Da allora, dopo
diverse evidenze epidemiologiche, si è giunti alla dimostrazione
scientifica della relazione che lega l'esposizione al radon al tumore
del polmone.


Le sigarette provocano il cancro. Negli ultimi anni abbiamo assistito
ad una costante e sempre più incisiva campagna di informazione
e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica su questo argomento. Il
legislatore ha giustamente imposto ai produttori di sigarette di scrivere
e mettere in buona evidenza sul pacchetto che fumare nuoce gravemente
alla salute.

Il rischio radon, anche se di entità decisamente più modesta,
è assimilabile a quello associato al fumo di sigaretta. Paradossalmente,
per analogia, su un edificio interessato da forti concentrazioni di radon
ambientale sarebbe corretto scrivere una frase come quella che da il titolo
a questo intervento.

E' una provocazione. Nient'altro. Sta di fatto, però, che del rischio
radon nessuno ne parla anche se solo in Italia è responsabile di
migliaia di morti all'anno.


Negli Stati Uniti d'America così come in alcuni Paesi europei
sono state intraprese delle iniziative di informazione dell'opinione pubblica
e sono in corso delle mappature delle aree a rischio.

In Italia finora abbiamo assistito solo a dichiarazioni di forma, come
quelle contenute nelle "Linee guida per la tutela e la promozione
della salute negli ambienti confinati"
, un documento della "Conferenza
Stato Regioni" pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°276 del
27.11.2001. Un documento necessario che fa seguito a specifiche sollecitazioni
comunitarie vecchie di quasi 15 anni ma ad oggi non ancora seguito da
interventi attivi anche se esplicitamente riconosciuti prioritari:
"E' necessario predisporre a breve termine un Piano Nazionale di
Azione per il Radon, in analogia a quanto fatto per altri paesi europei".


L'unico intervento normativo in Italia è il Dlgs 241/2000 e riguarda
solo i luoghi di lavoro; in questi ambienti viene posto un valore limite
di 500 Bq/mc. Invece per le abitazioni, a differenza di quanto avviato
in altre nazioni europee, una normativa vincolante, non esiste. Secondo
le direttive CEE le concentrazioni di riferimento, oltre le quali si suggerisce
di intraprendere delle azioni di rimedio, sono di 400 Bq/mc per le abitazioni
già esistenti, e di 200 Bq/mc per quelle nuove.

Eppure una volta individuata la diffusione anomala di radon in un edificio
sarebbe possibile intervenire con banali accorgimenti di isolamento capaci
di neutralizzare il fenomeno. E' solo un problema di informazione e di
conoscenza come ci ricorda la "Raccomandazione Euroatom n°143/90
della Commissione europea del 21febbraio 1990 sulla tutela della popolazione
contro l'esposizione al radon in ambienti chiusi" laddove recita:
"…a causa delle specifiche caratteristiche del problema,
l'adeguata informazione della popolazione costituisce un fattore importante
sia per migliorare la controllabilità dell'esposizione sia per
garantire una risposta positiva da parte della popolazione".


Roba del secolo scorso. Noi continuiamo ad aspettare.




* Il Bequerel (Bq) è l'unità di misura della radioattività
e corrisponde a una disintegrazione al secondo. Ad esempio una concentrazione
di 100 Bq/mc indica la disintegrazione di 100 atomi al secondo per metro
cubo.





Michele Arcadipane