MA QUANTO COSTA LA "FETTINA"?

Nel mondo ci sono quasi sei miliardi di persone e ben oltre un miliardo
di bovini. Una mucca ogni sei persone. Eppure una grossa fetta degli abitanti
del pianeta muore di fame. E' un assurdo paradosso. La terra è
popolata da una mandria di bovini che pascola su quasi il 25 per cento
della terra emersa consumando l'equivalente in cereali che sarebbe sufficiente
a sconfiggere la fame nel mondo.


La società moderna dei paesi ricchi è strutturata sul consumo
di proteine di animali alimentati a foraggio. Così le popolazioni
europee, americane e giapponesi, che sono al vertice di una assurda catena
alimentare, distruggono il fabbisogno nutritivo dell'intera umanità.


Il 70 per cento dei cereali prodotti nel continente americano serve ad
alimentare il bestiame. Questo significa che 157 milioni di tonnellate
di cereali sono il prezzo da pagare per la produzione di solo 28 milioni
di tonnellate di carne. Infatti, la conversione energetica derivante dall'allevamento
dei bovini è drammatica. Per ottenere un chilo di carne di manzo
sono necessari otto chili di foraggio. La produzione di 15 chili di proteine
vegetali è appena sufficiente per produrre un solo chilo di proteine
animali. Si capisce come la creazione di questa catena alimentare artificiale
sia responsabile della morte per fame e di malattie correlate di 20 milioni
di persone ogni anno.


Negli ultimi 50 anni il consumo di carni nel mondo è quintuplicato
parallelamente all'aumento del numero di persone denutrite. Purtroppo
l'alimentazione carnivora in occidente non solo non accenna a diminuire
ma è in continua ed accelerata ascesa. Circa l'80% dei bambini
che muoiono di fame vive in paesi che producono mangime per l'alimentazione
del bestiame che sarà poi consumato nei paesi ricchi: attualmente
il 36% della produzione mondiale di grano viene sfruttato per l'ingrasso
di animali destinati alla macellazione.


Il meccanismo della produzione della carne è così perverso
che se continua al ritmo attuale, con un terzo della produttività
agricola utilizzata per l'allevamento, e se la popolazione nel mondo continua
a crescere del 20% ogni dieci anni, ci dobbiamo aspettare una crisi alimentare
di dimensioni catastrofiche.


E il paradosso continua: milioni di persone dei paesi ricchi si ammalano
per un eccesso di alimentazione (malattie cardiovascolari, diverse forme
tumorali, diabete ecc.) mentre i più poveri del mondo deperiscono
perché viene loro impedito di mangiare. Ogni anno 300.000 americani
muoiono per problemi legati al soprappeso. In Italia la situazione è
analoga. Da un rapporto di luglio dell'Istituto Auxologico, risulta che
nel Belpaese vivono venti milioni di individui obesi o sovrappeso che
costano alla collettività, in termini di spese sanitarie, oltre
ventidue miliardi di euro. La crescita delle patologie legate all'alimentazione
in Italia è pari al 25% ogni 5 anni. Uno sfacelo.


La "bistecca" è una fonte occulta di denutrizione e
malattia. Ma non solo. Lo sfruttamento intensivo dei terreni utilizzati
per la produzione di vegetali da destinare all'alimentazione bovina costituisce
una minaccia ambientale di proporzioni planetarie che mina il precario
equilibrio dell'ecosistema terrestre. Il pianeta ne esce indebolito al
punto da compromettere la propria stabilità e la sostenibilità
delle popolazioni umane.

E' lecito pensare che il costo delle nostre bistecche venga pagato adesso
solo dai paesi più poveri ma in futuro il prezzo da scontare sarà
a carico dell'intera umanità.

Le foreste pluviali vengono distrutte con implacabile velocità
promovendo fenomeni di erosione e desertificazione dei suoli e costringendo
all'estinzione un numero sempre crescente di specie animali e vegetali.
Lo spazio rubato alle foreste per la produzione di mangimi rappresenta
la principale fonte di diffusione nell'ambiente di pesticidi e di materiale
organico e contribuisce in maniera rilevante all'esaurimento della disponibilità
di acqua potabile e al processo di surriscaldamento del pianeta.


Sembra incredibile ma la docile mucca, tanto amata dai nostri bambini,
soprattutto quelli che vivono nelle grandi città dove la cultura
agricola è stata irrimediabilmente persa e la fattoria è
paragonabile, nell'immaginario infantile, al soggetto di una fiaba, è
il fulcro di una distruzione ecologica planetaria. L'allevamento del bestiame,
quasi esclusivamente condotto in maniera "industriale", dove
le povere bestie sono sottoposte a grandi sofferenze all'interno di spazi
ristretti, molto diversi da quelli caratteristici di un ambiente naturale
e dove la diffusione di patologie infettive e fortemente elevata, tanto
da richiedere la somministrazione di eccessive dosi di prodotti farmaceutici,
ha un costo ambientale ed umano senza precedenti.


Noi che siamo stati allevati con la cultura della "fettina"
e con l'assurda convinzione che mangiare carne almeno una volta al giorno
equivale alla conservazione di un buono stato di salute, nulla sappiamo
della quantità di miseria che quotidianamente contribuiamo a produrre
nel mondo e nulla sappiamo delle politiche scellerate delle quali ci facciamo
complici. Abbiamo però ancora la colpevole ingenuità di
stupirci ed allarmarci di fronte ad una "mucca pazza",
vittima di un processo brutale e innaturale di sopravvivenza al quale
costringiamo la principale fonte di alimento della nostra società.





Molti dati sono tratti da:

"Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne" di Jeremy
Rifkin, pubblicato in Italia da A. Mondatori. Prima edizione: 2001

Michele Arcadipane