NON CI SIAMO


Nei giorni scorsi è stato reso pubblico l'accordo di programma
quadro tra Regione Lombardia e Ministeri dell'Ambiente e del Tesoro per
il risanamento e la salvaguardia ambientale del territorio lombardo.


Il quadro finanziario prevede la disponibilità di oltre un miliardo
di euro in tre anni, dei quali duecentoventisette milioni nel 2001.


L'analisi del quadro finanziario e della ripartizione degli oneri nel
triennio e per ente finanziatore, mostra che lo Stato sposta - di fatto-
il proprio impegno
al 2003 e 2004 rendendo disponibili i finanziamenti
condizionatamente "all'effettiva e puntuale individuazione degli
interventi ed alla quantificazione dei costi", inoltre gli oneri
sono soggetti alla "rimodulazione che di anno in anno verrà
effettuata sulla base delle disponibilità finanziarie".


Complessivamente la regione Lombardia si farà carico del 70%
dei costi.


I maggiori finanziamenti regionali del 2002 sono destinati alla diffusione
di veicoli ecologici, trasporto merci, autovetture, autobus (30.000.000
€ ) ed alla bonifica e riqualificazione di aree inquinate (54.000.000
€ ) e per la parte rimanente sono spalmati tra tutti gli altri ambiti
di intervento. Le due priorità che emergono assorbono il 50% circa
delle risorse.




Ciò si collega a quanto esposto nelle premesse dell'accordo in
merito alla necessità di conseguire i limiti di qualità
dell'aria previsti dalle direttive europee
in materia ed alla necessità
di ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera (obiettivo evidenziato
anche dal sistema degli enti locali milanesi), oltre alla necessità
di avviare le azioni di bonifica sui siti inquinati in aree interessate
da aspetti ambientali di particolare sensibilità sociale.


L'analisi dell'articolato mostra che gli obiettivi si articolano in interventi
per la mobilità sostenibile, per il monitoraggio degli inquinamenti
atmosferici, per la diffusione della certificazione ambientale, ad interventi
per i Parchi, alla promozione di energia con riduzione di emissioni climalteranti,
alla bonifica e riqualificazione di aree inquinate, all'inquinamento acustico
in aree aeroportuali e, almeno per il 2002, oltre ai due tematismi sopra
evidenziati, va aggiunta la promozione dell'uso di metano negli impianti
di riscaldamento, ottenuta soprattutto attraverso la eliminazione della
addizionale regionale con uno sgravio annuale sui costi stimato in 114.000.000
€.


Da tutto quanto sopra esposto appare evidente che l'impegno dello Stato
non è , in particolare nel primo anno, particolarmente significativo
e richiederà poi da parte della Regione e dei soggetti locali pubblici
o privati, coinvolti nei singoli progetti, una elevata capacità
di finanaziamento, progettazione, previsione dei costi, programmazione
e gestione degli interventi


L'accordo di programma, però, più che una documento di
politiche, pare un inventario di azioni eterogenee, (dalla biodiversità
alle macchine ad idrogeno, dalle azioni a favore di alcuni parchi regionali
alla certificazione ambientale), senza chiare temporalizzazioni ed indicazioni
di priorità, (se si esclude quella rappresentata dalle entità
finanziarie destinate), senza legami logici e di flusso tra singole azioni,
una specie di "manuale di azioni per il bravo amministratore"
dotato di un po' di cultura ambientale.


Ma non siamo all'anno zero! Acquisizioni tecniche e politiche sono disponibili
in Europa e persino in Italia, occorre , forse, umiltà ed il coraggio
politico nell'ammettere che sono patrimonio ed elaborazione prevalentemente
di forze politiche diverse da quelle attualmente al governo nazionale
e locale.


Il modo in cui si prevede di affrontare il problema del gravissimo fenomeno
sanitario-ambientale-sociale legato alla pessima qualità dell'aria
nell'area metropolitana milanese e nelle principali aree che costituisco
il sistema urbano regionale lombardo, ne è il principale esempio
ed è estremamente preoccupante, in quanto parte da una valutazione,
mai esplicitata, ovvero che l'attuale organizzazione del sistema della
mobilità è considerato valido così come è

o per lo meno lo si ritiene modificabile solo per quanto attiene alla
sostituzione di vettori tradizionali con vettori innovativi, dotati di
tecnologie più pulite e che prevedono l'uso di carburanti meno
inquinanti.


Una revisione della attuale distribuzione terrioriale delle funzioni
e un differente modo di trasportare persone e merci tra i diversi poli
del sistema produttivo e residenziale non sfiora nemmeno il pensiero degli
estensori ed alla "cura del ferro" pare -scorrettamente- opporsi
una "cura dell'idrogeno".


Le azioni proposte nell'articolato in merito alla promozione di mezzi
e carburanti alternativi sono culturalmente ed ambientalmente corrette,
ma finiscono per risultare politicamente scorrette se individuate
quali uniche strade da percorrere per affrontare l'emergenza ambientale
lombarda.


Più convincente quella parte del documento nella quale
sono indicati interventi finalizzati alla riduzione di emissioni inquinanti
ed alla efficienza energetica del sistema industriale, all'impiego di
combustibili alternativi negli impianti di riscaldamento ed alla diffusione
di impianti solari termici, voltaici, alla cogenerazione ed al teleriscaldamento.


Condivisibile l'attenzione e la quantità di risorse destinate
ad interventi di bonifica e riqualificazione territoriale, ma in questo
caso, elevato dovrà essere il controllo sugli interventi ad
evitare che si trasformino in azioni di supplenza nei confronti delle
responsabilità dei privati a cui spetta l'onere della bonifica
e ad impedire che interventi speculativi, per lo più residenzial-commerciali
vengano barattati per azioni di riqualificazione del territorio.


Che fare, da parte delle amministrazioni comunali, dei partiti, delle
associazioni portatrici di interessi ambientali, delle forze sociali e
produttive, dei gruppi di cittadini organizzati?


Occorre innanzi tutto prendere atto che questa cultura di governo
è strutturalmente incapace di esprimere una efficiente politica
ambientale,
perché questa sarebbe in contraddizione con gli
interessi del blocco sociale che l'ha espressa ed elettoralmente sostenuta,
ovvero gran parte del sistema industriale, che è cosciente di essere
in ritardo nei confronti dell'Europa per quanto riguarda ricerca , sviluppo
e soluzioni innovative, non vuole farsi carico di oneri aggiuntivi ed
è impegnata a recuperare competitività esclusivamente sul
versante del costo e della elasticità della manodopera (vedi scontro
sull'art.18).


Oltre a questi vi è la lobby dei costruttori che esprime un edilizia
residenziale e di opere la quale abbisogna di mano libera nell'uso del
territorio ed anche una parte di cittadini che vivono nel mito individualista
della libertà di fare, guadagnare, della mobilità
individuale, ecc.


Di conseguenza è necessario, per tutti quanti vorranno partecipare
a questi progetti, pretendere una gestione delle intere procedure nei
modi previsti da AGENDA 21 ovvero partecipazione, controlli, procedure
trasparenti, forum, informazione, verifica dei risultati con i cittadini,
le comunità, i portatori di interessi.

Sergio Saladini