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DIRE, FARE, MA PRIMA DI TUTTO PENSARE Nostante il cuore ci dicesse di parlare dell'orrore che le immagini di guerra ci stanno suscitando, abbiamo scelto di dedicare alcuni articoli alle catastrofi provocate dall'uomo a danno dell'uomo e della natura, ma nel contempo di non perdere il filo di un discorso sull'ambiente ad evitare che tutto resti schiacciato dal gran peso delle torri di New York. Quello che ci pare incomprensibile oltrechè inaccettabile nell'affrontare molti temi legati al territorio ed all'ambiente e riferiti all'area centrale della nostra regione, è che si ragiona sempre più settorialmente e chiusi nei confini delle piccole (almeno per territorio) città. Decenni di studi e di elaborazioni progettuali che hanno accompagnato la vita civile del milanese fin dagli anni '60 e che avevano avuto come punto più alto il PIM (Piano Intercomunale Milanese) ed il suo centro studi, sono oggi totalmente dimenticati da una classe politica che ha smesso di "pensare in grande", ma molto spesso ha smesso di pensare. La politica "del fare" con la quale molta parte di essa ha vinto le elezioni locali, non sembra avere alcun respiro strategico, schiacciata dalla emergenza di interventi tampone, mentre le sole logiche che guidano e ridisegnano il territorio sono quelle di alcuni interessi di settore -soprattutto grande distribuzione e residenza- ed il tutto si muove con un deficit di razionalità ed efficienza che oggi sta penalizzando questi stessi interessi. Gli Enti Locali, travolti dai problemi, ma demagogicamente "ebbri di devolution ", mostrano tutte le loro carenze ed incapacità di analisi politica e di intervento, risultando subalterni, ben oltre la loro intenzione, agli stessi interessi privati. Che senso ha affrontare il problema del traffico a Milano senza intervenire sulle funzioni che generano traffico e la loro distribuzione sull'intero territorio metropolitano provinciale? Senza guidare i flussi di traffico commerciale e privato su scala ampia? Fino a pochi anni fa l'Istituzione Provinciale, almeno, si poneva questi problemi ed attraverso il PTCP ( Piano Territoriale Coordinamento Provinciale ) cercava di affrontarli e risolverli o, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, garantiva con la propria iniziativa politica e capacità tecnica una forte tutela ai Comuni. Le risposte offerte, spesso garantite dalla sola iniziativa privata, non sono totalmente trasparenti e spesso sono ambientalmente scorrette come dimostra l' eclissi delle iniziative verso la raccolta differenziata dei rifiuti, il recupero di materiali, il risparmio energentico, le politiche a favore delle certificazione di prodotto e di processo. Urge che la Istituzione Provincia comprenda a pieno queste esigenze e bisogni, rimettendo al centro del dibattito e della iniziativa la gestione dei grandi processi sociali ed economici sul proprio territorio e la costruzione della Istituzione Metropolitana o Città Metropolitana o come la si vuol chiamare, pena il continuo declino istituzione e la perdita di ruolo politico a favore del caos e di un neocentralismo regionale che è dietro l'angolo. Ignazio Ravasi
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