|
EDERA [img1ce] In questo quadro di Tranquillo Cremona dal titolo "Edera" del 1878, l'edera simboleggia la passione morbosa che spinge gli amati ad avvolgersi l'uno all'altra come fa la pianta di edera, che si ramifica e si espande fino a ricoprire e soffocare completamente i muri e le facciate della case. [img2ce] In India l'edera è considerata il simbolo della concupiscenza. L'edera è una pianta rampicante che si aggrappa con la sola forza delle sue foglie al muro. Le sue radici sono aeree e quindi la rendono autoportante. L'edera rampicante è in grado di scalare qualsiasi graticcio, recinzione o muro, ricoprendolo interamente. Si può trovare anche a ridosso di ruderi, su alberi ma anche nei sottoboschi ombrosi. Può crescere sia strisciante che abbarbicata. L’edera, hedera helix, ha un' origine europea, delle isole Canarie. Il nome edera helix deriva dalla parola latina helix che significa prendere o aggrapparsi, parola che deriva a sua volta dal termine greco antico helissein che significa appunto arrampicarsi. Esistono moltissime varietà di edere e si differenziano tra di loro per la forma delle foglie, che possono essere: stellate, palmate, romboidali con variegature ai margini e sulle nervature, e per il loro colore che può essere: verde di diverse tonalità, giallo, dorato, bianco, color crema, grigio ecc. Una caratteristica dell'edera è che la prima fioritura avviene a circa 10 anni di età. I fiori sono riuniti in piccoli gruppi che formano degli ombrellini di colore giallo verdognolo, dai quali si sviluppano, in ultimo, i frutti ovvero le caratteristiche bacche di colore nero-blu. Gli uccelli se ne cibano abbondantemente nei periodi invernali mentre per l'uomo contengono una saponina che irrita le pareti gastriche. Per le api i frutti dell'edera sono molto importanti perché è l'ultima pianta a fiorire prima dell'inverno, fiorendo a settembre-ottobre. Questo miele è di difficile estrazione per la cristallizzazione rapida, spesso già nei favi dentro l'arnia, per cui spesso si lascia come ultimo rifornimento per le scorte invernali dell'alveare. Inoltre il miele, per il periodo autunnale, tende ad avere troppa umidità. E' una pianta che cresce vigorosa e rigogliosa, è sempreverde ed oltre ad essere molto rustica è anche resistente al freddo. Fino a qualche decennio fa si usava appendere frasche d'edera sull'uscio delle cantine per segnalare la mescita del vino. Questa usanza ha origine dall'antica leggenda dove un giovane di nome Cisso, il quale si esibiva nelle feste in onore di Bacco con salti ed acrobazie spericolate, ebbe un giorno un grave incidente. Il divino Bacco, che si era affezionato al giovane, per impedirne la morte lo trasformò in una pianta, l’edera, capace di arrampicarsi su qualsiasi superficie. Dall’antica leggenda nacque l’abitudine di raffigurare Bacco (chiamato dai greci Dioniso), con una corona d’edera sul capo e con il calice avvolto dai rami di edera. Essendo, quindi, la pianta sacra a Bacco tra i greci e poi tra i latini si diffuse la convinzione che circondare la fronte con una corona di edera prevenisse gli effetti dovuti alle intossicazioni da eccesso di vino. Invece nella mitologia celtica l’edera era connessa al culto del serpente e del drago, che rappresentavano simboli dell’aldilà. Nei paesi dell'Europa centrale e meridionale, vi era la credenza di legare l'edera nei periodi natalizi assieme all'agrifoglio per adornare l'uscio delle case e i camini per tenere lontani i folletti che durante tale periodo amavano fare scherzi. Nell’antica Grecia questa pianta simboleggiava l’unione e la fedeltà, infatti corone di foglie di edera erano adoperate per incoronare la testa degli sposi il giorno delle nozze. Negli ultimi decenni sembra che si sia scoperto che l’edera helix ha la capacità di rimuovere dall’aria, soprattutto in ambienti chiusi, le sostanze nocive, in particolare la formaldeide che viene automaticamente prodotta dagli oggetti elettrici di uso comune nelle abitazioni. L'EDERA [img3ce] fonti: elicriso.it wikipedia.org guide.supereva.it giardinaggio.it aforisticamente.com ilgiardinodeltempo.altervista.org Anna Zacchetti
|