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NOTIZIE DAL PARLAMENTO Stop al caporalato - Il clima val ben un accordo - Lattiero caseario, quei criteri restrittivi Stop al caporalato Una legge di civiltà che viene per la prima volta affrontata dal Parlamento: si tratta delle Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo, insomma, il cosiddetto caporalato. L’abbiamo approvata, alla Camera, proprio questa settimana e ciò che ci prefiggiamo è di fermare una delle piaghe più gravi che affliggono la nostra agricoltura. Il fenomeno dell'intermediazione illegale e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura coinvolge circa 400mila lavoratori in Italia, sia italiani che stranieri, ed è diffuso in tutte le aree del Paese e in tutti i settori dell'agricoltura. La norma incide con significative modifiche al quadro normativo penale attuale, con un nuovo articolo che riscrive la condotta illecita del caporale, indicando per la fattispecie base del reato (chi recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, e il datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera reclutata anche, ma non necessariamente, con l’utilizzo di caporalato, sfruttando i lavoratori e approfittando del loro stato di bisogno) la pena della reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Il datore di lavoro risponde del reato di caporalato, a prescindere dall’intervento del caporale, solo se sfrutta e approfitta dello stato di bisogno dei lavoratori. La fattispecie aggravata del reato prevede la reclusione (da cinque a otto anni e multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato) quando il reato di caporalato è compiuto mediante violenza o minaccia. Nel caso in cui il numero dei lavoratori coinvolti sia superiore a tre, uno o più di essi siano minore di età o siano stati esposti a situazioni di grave pericolo, sono previste aggravanti con aumento della pena da un terzo alla metà. Si introduce, inoltre, il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro tra i reati per i quali è sempre disposta la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto o il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato. Ancora, viene integrato e rafforzato il quadro normativo che ha istituito nel 2014 la Rete finalizzata a rafforzare le iniziative di contrasto dei fenomeni di irregolarità che caratterizzano le condizioni di lavoro nel settore agricolo, e vengono introdotte misure per favorire il regolare trasporto dei lavoratori agricoli e l’adozione di un apposito piano di interventi per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori stagionali. Il clima val ben un accordo Di solito vi elenco le ratifiche senza dare tante spiegazioni, perché spesso si tratta di testi tecnici che rischiano solo di annoiare. Ma voglio darvi conto, invece, della Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015. E questo perché con l’approvazione di questo disegno di legge l’Italia si prepara ad affrontare una delle più grandi sfide del futuro, cioè quella del contrasto al cambiamento climatico e delle relative misure di mitigazione e adattamento. Una questione planetaria che incrocia tutti i più grandi temi globali del nostro tempo: dallo sviluppo sostenibile alla green economy, dalla lotta al dissesto idrogeologico all'adattamento ai fenomeni meteorologici sempre più estremi, dall'alternarsi di siccità e alluvioni ai migranti climatici. Senza contare che il cambiamento climatico può contribuire allo sviluppo economico, anche nella prospettiva di avere sistemi energetici a zero emissioni. Ecco: questo accordo mette le basi affinché anche l’Italia, in tutti i suoi settori, rispetti ciò che è stato deciso a Parigi. Sarà difficile? Pazienza: ne va del nostro futuro, ma ancora di più di quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. Lattiero-caseario, quei criteri restrittivi Ho presentato ancora un’interrogazione, a risposta immediata in Commissione Agricoltura, al Ministro delle Politiche agricole, sul tema della produzione lattiero-casearia. L’indebitamento delle aziende zootecniche italiane è, infatti, cresciuto a causa della lunga crisi del settore, una piaga che se non sarà debellata è destinata a decimare le imprese attive e a incidere sulla capacità produttiva nazionale di latte e prodotti caseari. Al fine di contribuire alla ristrutturazione del settore lattiero, anche in relazione al superamento del regime europeo delle quote latte e al miglioramento della qualità del latte bovino, la legge di stabilità 2015 ha istituito il Fondo per gli investimenti nel settore lattiero caseario, con una dotazione iniziale pari a 8 milioni di euro per il 2015 e a 50 milioni di euro per il 2016 e il 2017. Ad aprile scorso, sono state ripartite le risorse disponibili e sono stati definiti i criteri e le modalità di accesso da parte delle aziende del settore. Criteri, tuttavia, talmente restrittivi, oltre alle complesse procedure e modalità di erogazione, che rischiano di limitare fortemente il campo delle imprese beneficiarie e di escludere dal beneficio proprie le imprese più indebitate e a rischio di chiusura. Per questo chiedo di sapere quante risorse del Fondo sono state distribuite alle aziende dall'entrata in vigore del decreto, sia per la misura relativa al credito finalizzato agli investimenti, sia per il consolidamento delle passività. Paolo Cova
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