AVVENTURE A... SEI ZAMPE: CHE LIBERAZIONE!
Una mattina di un giorno di festa. Si parte da un paesino qualsiasi della Pianura Padana. Lasciate le case alle nostre spalle, davanti a noi campi a perdita d’occhio, alcuni coltivati e altri a riposo… rogge e ruscelletti… un boschetto di noccioli… Una decina di persone con i relativi cani cammina seguendo i sentieri che delimitano e dividono un campo dall’altro, alcuni ampi e altri strisce di erba e terra appena visibili.
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Ordinaria amministrazione? Nulla da commentare? Forse. O meglio, dipende… Per qualcuno era una mattina molto speciale: alcuni dei partecipanti non avevano mai fatto una gita in campagna con il proprio cane (o la volta precedente in cui l’avevano fatta era un lontano ricordo). E alcuni dei cani presenti non erano mai (o quasi mai) stati liberi, senza guinzaglio, al di fuori di un’area recintata.

“Guarda, Satia! Bro si è integrato in un attimo! Non ringhia a nessuno! Gioca con tutti!” mi dice con voce entusiastica Caterina, la sua padrona. Bro, un bouledogue francese maschio di un paio d’anni, passa molto tempo insieme alla sua padrona e fa abitualmente un’intensa “vita di quartiere” (passeggiate “urbane”, aree cani di vari giardini pubblici, bar,…), ambiti nei quali è spesso un po’ sovreccitato, va tenuto d’occhio e ogni tanto ha uno “scambio di vedute” poco sereno con qualche altro cane, soprattutto altri maschi… Bro però non era stato portato quasi mai nella natura vera e propria (anche se semplicemente nella forma un po’ addomesticata della campagna lombarda) e soprattutto non viene quasi mai portato in luoghi in cui possa spaziare liberamente senza vincoli (guinzaglio o recinzioni) e lontano dal suo territorio di riferimento. Caterina pensava di avere un cane un po’ litigioso e “difficile”: non aveva mai avuto l’occasione di toccare con mano che quello non era il carattere del suo cane, ma semplicemente il suo comportamento in un ambiente per lui stressante. Bro è anche molto altro. Bro può essere, e stare, molto meglio.
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E la sua padrona? Anche lei si stava godendo la passeggiata nella natura in compagnia. E vederlo trotterellare felice annusando tutto quel che trovava e giocare allegramente con vari dei cani presenti (compreso un altro maschio) le faceva allegria (e forse le alleggeriva anche un po’ la mente dalla convinzione di avere un cane “litigioso”…). Per Caterina però è stata anche l’occasione di confrontarsi con un’ansia molto diffusa fra i padroni di cani: abituata ad averlo sempre al guinzaglio e in luoghi privi di “prove atletiche” si spaventava ogni volta che non lo vedeva, anche solo per qualche secondo, o che lui scendeva disinvolto in qualche fosso per poi uscirne poco dopo senza alcuna difficoltà felice e infangato, come se non avesse mai fatto altro in vita sua. Quindi, in definitiva, una mattinata piena di emozioni e di novità per entrambi, cane e padrona.

Abbiamo “razzolato” così “in branco” per le campagne un paio d’ore. E oltre ad essere stata una piacevole passeggiata in compagnia, per il cinofilo il gruppo nel suo insieme, così come ognuno dei binomi presenti, era anche un modo per osservare in concreto (e far notare ai partecipanti) alcune delle dinamiche relazionali cane-cane (cd. intraspecifiche; fra due soggetti o fra una pluralità) e cane-umano (cd. interspecifiche; anche in questo caso fra due soggetti o fra una pluralità) che troppo spesso studiano solo gli educatori nelle scuole cinofile mentre restano un mistero per tanti, troppi padroni di cani. Qualche esempio?

Mentre costeggiavamo una roggia il cui letto era in parte coperto da cespugli incolti, Sara allarmata dice a gran voce: “un cane si è infilato in quei cespugli, ma chi è?!?”. Io mi guardo intorno: come sospettavo, mancava all’appello solo la mia Nina… Le rispondo di stare tranquilla: “E’ Nina. Ci sarà odore di qualche animaletto. Ordinaria amministrazione. Andiamo pure un po’ avanti. Poi ci raggiunge”. E lei, strabuzzando gli occhi: “Ma non la vedo! Dev’essere in fondo e lì è pieno di rovi!” Anche lei, padrona scrupolosa di una dolcissima golden retriever che abitualmente fa una vita a dir poco tranquilla non concepiva ne’ l’idea che si potesse interrompere il contatto visivo con il proprio cane rimanendo sereni ne’ che i cani potessero non farsi male in luoghi tanto “selvaggi”… I cani invece non erano minimamente preoccupati per l’accaduto e “marciavano” sereni col gruppo ignorando completamente la scalmanata che si era infilata nei rovi. Qualche secondo dopo Nina è riemersa dal pericoloso cespuglio correndo come una freccia prima verso di me e, una volta sicura di non avermi perso, verso i campi, eccitata e felice (e senza neanche un graffio). E’ stata una delle tante dimostrazioni che il più delle volte nella natura quelli in difficoltà siamo noi, mentre i cani sono perfettamente a loro agio (con una piccola concessione al tecnicismo cinofilo, potremmo dire che appena ne hanno l’occasione i cani vanno a ripescare memoria genetica e competenze accumulate in decine di migliaia di anni di vita all’aria aperta usandole con soddisfazione e, il più delle volte, con maestria. Naturalmente il tutto con assoluta, istintiva nonchalance).

Un’altra scena che si verifica quasi ogni volta che si fa una “passeggiata a sei zampe” con i cani liberi è quella di due cani che si rincorrono allegramente, ma aumentando sempre più la velocità dell’inseguimento e lo stato di eccitazione. Dopo qualche secondo capita spesso che un terzo cane “si metta in mezzo”, tagliando la strada a quello più indietro (che sta rincorrendo quello “in fuga” giocosa davanti). E spesso si sente il padrone strillare: non metterti in mezzo! Lasciali in pace! Che rompiscatole… Perché questa strana dinamica? Cerchiamo di capirci qualcosa? Quello di rincorrersi è, evidentemente, un gioco predatorio in cui, per semplificare ma senza allontanarci troppo dalla realtà, potremmo dire che il cane “in fuga” gioca a fare la preda mente l’altro, che lo insegue, impersona il predatore. E il terzo incomodo che si è messo in mezzo? Lo ha fatto a sproposito (come il commento del padrone lascia intuire)? No, in realtà lo ha fatto lucidamente e con uno scopo preciso: a suo parere, i cani che si stavano rincorrendo stavano esagerando; la loro eccitazione era eccessiva, il gioco (a suo parere) rischiava di sfuggire di mano ai due scalmanati e finire in rissa... Tagliando la strada al cane “predatore” il nostro saggio amico a quattro zampe lo ha rallentato e lo ha distratto, contribuendo a calmare gli animi. Azioni di questo genere sono messe in atto generalmente da cani con buone competenze relazionali e sono molto preziose per mantenere la pace e l’armonia nel branco.
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Quindi è tutto così semplice? Basta mettere insieme una decina di persone col cane, “sguinzagliare” tutti per la campagna e serenità e divertimento sono assicurati? O, tutt’al più, se qualche giovane scalmanato esagera ci penserà un cane più saggio ed esperto a ristabilire la calma?

Ehm… non esattamente… alcuni piccoli accorgimenti bisogna averli. Vediamone alcuni cui spesso si fa poca attenzione.

Uno molto importante, e spesso sottovalutato, è il movimento del gruppo. Dal punto di vista del comportamento dei cani, un gruppo cani-umani in marcia ha dinamiche relazionali completamente diverse rispetto allo stesso gruppo fermo sul posto. Camminare nella campagna con 10 cani in molti casi è relativamente facile finché si è in movimento. Nel momento in cui ci si ferma bisogna stare molto più attenti. Perché mai? In primo luogo perché il cane è un predatore collaborativo: attraversare un territorio “in branco” verso un’ipotetica zona di caccia corrisponde perfettamente ai suoi istinti atavici, “marciare” verso una meta (anche se solo fittizia) focalizza la sua attenzione su quell’obiettivo e solo una parte delle sue moltissime energie e variabilissime emozioni vengono dedicate all’interazione libera con gli altri cani o con gli umani. Appena ci si ferma, anche solo per una pausa di qualche minuto, bisogna tenere presente che i cani perdono l’obiettivo per cui stavano lavorando (e collaborando). In natura, durante una “battuta di caccia” un branco non lo farebbe: l’adrenalina sta montando e il branco si riposerà solo dopo aver terminato la caccia (e, di solito, a stomaco pieno).

La nostra gita non ha fatto eccezione. Gli unici due momenti di (leggera) tensione si sono verificati quando i padroni chiacchierando amenamente si sono fermati un po’ troppo a lungo (vale a dire un paio di minuti… ;-) . Nel giro di un minuto i due maschi presenti hanno avuto da ridire a causa di una femmina “contesa”. E poi, in un’altra occasione, due femmine dal carattere un po’ nervosetto hanno deciso di spiegarsi un paio di cose a suon di ringhi isterici… (Chi legge abitualmente questi miei articoletti forse avrà già intuito chi era una delle due?!? Esatto! Sì, una era proprio lei: Nina la pestina…). Quindi non ci si può fermare?!? Che incubo, direte voi! No, naturalmente ci si può fermare, ma quando lo si fa non si deve mai dare per scontato che l’interazione fra i cani (e anche con gli umani) filerà altrettanto liscia che in movimento. Naturalmente ci sono cani (e gruppi di cani e umani) con i quali ci si può tranquillamente fermare in tutto relax senza intervenire più di tanto, ma il più delle volte bisogna invece gestire la situazione. Come dipende di volta in volta da mille fattori: impossibile fare una casistica dettagliata. Due regole comunque possono essere sempre d’aiuto in caso di dubbio (e soprattutto in assenza di persone un po’ esperte a gestire la situazione): durante le pause mantenere le distanze di sicurezza fra un “gruppo familiare” e l’altro e evitare di avere alcuni cani al guinzaglio e altri liberi, soprattutto se quelli liberi, seppur “bravissimi”, tendono ad avvicinarsi molto a quelli legati. Se si vuole fare una pausa quindi la cosa migliore è farla in un punto un po’ ampio dove ci si possa sparpagliare lasciando qualche metro di distanza fra i vari gruppetti e tenere i cani con sé al guinzaglio per qualche minuto.

Un’altra accortezza? 20 esseri viventi in movimento su un sentiero, per quanto ben educati, sono ingombranti e fanno inevitabilmente confusione, soprattutto se la metà hanno quattro zampe... Se possibile, meglio scegliere sentieri e boschetti poco frequentati dove i cani siano liberi di correre, annusare e giocare a piacimento senza costituire un ostacolo al girovagare altrui, di ciclisti e podisti in primis (è un’osservazione banale, ma a giudicare da quel che a volte vedo in giro forse giova ripeterlo). Senza contare l’ ”effetto branco” che può amplificare le reazioni degli animali (e, a mio modesto parere, anche quelle degli umani…): argomento molto interessante e articolato su cui magari torneremo in futuro. Per ora basti dire che un cane non si comporta affatto nello stesso modo quando è da solo e quando è in gruppo; e questo vale anche, e soprattutto, per i comportamenti indesiderati: il fatto che il vostro cane si “comporti bene” quando passeggia da solo con voi non significa che sicuramente lo farà anche in gruppo dove si farà influenzare, nei modi più diversi, dalla presenza degli altri cani.

Comunque è stata una bella mattina di festa per tutti. Per l’esattezza è stato il nostro modo di aprire i festeggiamenti del 25 aprile: che liberazione!
Satia Marchese Daelli - Educatore Cinofilo - Satia.md@gmail.com