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BIODIVERSITA': AGGIORNATA LA LISTA ROSSA DELLE SPECIE IN PERICOLO Sono passati tre anni da quando la comunità scientifica mondiale celebrò l’anno della biodiversità (2010) e individuò il decennio 2010-2020 come il periodo utile per cercare di valutare lo stato di conservazione, ma soprattutto indicare le forme di gestione delle risorse naturali al fine di evitare la perdita di biodiversità. La ragione di questo impegno, che investe tutti noi, è strettamente legato agli aspetti di salute pubblica e distribuzione della ricchezza tra le varie regioni del mondo che la biodiversità richiama. Infatti, i costi economici causati dallaperdita di biodiversità e dal degrado degli ecosistemi, è stimata dalla Banca Mondiale, a circa 50 miliardi di euro; si stima che le perdite cumulative, entro il 2050, in termini di benessere, potrebbero essere equivalenti al 7% del Pil. Queste sono le vere ragioni che hanno stimolato la necessità di predisporre un programma di recupero e di mantenimento della biodiversità mondiale, ragioni che fino a poco tempo fa erano assolutamente ignorate e che oggi sono state comprese a pieno, riconoscendo alla biodiversità il ruolo naturale di serbatoio delle risorse, dall’alimentazione ai farmaci. Molte e complesse sono le cause di perdita della biodiversità, sicuramente i cambiamenti climatici in atto contribuiscono in maniera decisiva, ma devono essere considerati comunque cause naturali, viceversa l'introduzione di specie aliene, il sovrasfruttamento e l'uso non sostenibile delle risorse naturali, le fonti inquinanti e la conseguente perdita degli habitat, sono cause determinate dalle attività e dagli interessi dell’uomo. Alla fine siamo proprio noi i soggetti più esposti agli effetti negativi della perdita di biodiversità, poiché dipendiamo direttamente o indirettamente dai beni e dai servizi offerti dagli ecosistemi. Ad esempio il sovrasfruttamento eccessivo della pesca ha conseguenze economiche disastrose non solo per il settore produttivo specifico, ma per tutta quanta l’economia di un territorio. Famosa è stata la crisi di qualche anno fa delle marinerie dei mari del nord, che portò al collasso delle risorse e al conseguente fallimento di centinaia di imprese di pesca. Anche se siamo nel bel mezzo di una crisi non solo economica d’impoverimento delle risorse naturali, ma anche ambientale, i rimedi esistono e devono essere adottati velocemente. Uno degli strumenti più efficaci per combattere la perdita di biodiversità è l'istituzione di territori e di aree marine protette, ma soprattutto l’uso razionale delle risorse. Ecco perché la comunità mondiale deve compiere sforzi maggiori come quello di far crescere entro il 2020 la percentuale di aree protette a livello mondiale (il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine), come stabilito dal protocollo di Nagoya. Le varie Direttive comunitarie costituiscono il fondamento per raggiungere questi obiettivi. La Direttiva Habitat, ma ancor più la Marine Strategy Framework Directive, hanno fornito una chiave di svolta nella politica europea per salvaguardare gli ambienti e le specie. Proprio la MSFD mette al primo posto, tra i suoi 11 Descrittori Qualitativi, la valutazione della biodiversità che a sua volta coinvolge direttamente altri 6 DQ. Alla luce di tutto questo diventa prioritario conoscere lo stato di conservazione delle specie che vivono sul territorio terrestre e marino, individuare quali di queste specie sono sofferenti e rischiano di scomparire dalla realtà. Una realtà che purtroppo ogni anno fa registrare fenomeni di estinzione locale e generale verso le quali occorre mettere rimedio. Quale migliore risposta nel giorno della biodiversità mondiale (22 maggio 2013) poteva essere data se non questa iniziativa del MiATTM, del Comitato IUCN Italia e di Federparchi. Gli obiettivi principali di questa iniziativa sono: 1) la creazione di una rete di esperti per la valutazione del rischio di estinzione delle specie di vertebrati in Italia; 2) la valutazione del rischio di estinzione per tutte le specie di vertebrati terrestri e un gruppo di vertebrati marini; 3) la creazione di una base di riferimento utile in futuro a valutare la tendenza dello stato di conservazione della biodiversità in Italia. Le Liste Rosse che rappresentano la valutazione del rischio di estinzione hanno preso in esame la flora, i pesci d'acqua dolce, anfibi, rettili, uccelli nidificanti, mammiferi e pesci cartilaginei (squali e razze). Quest’ultimo target che ha considerato circa 76 specie, ha visto il coinvolgimento diretto di ARPA Toscana (Tabella 1). Delle 576 specie terrestri e 96 marine di vertebrati valutate in questa studio, 6 sono state considerate estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 138 terrestri e 23 marine, il 28% delle specie valutate. Dai lavori di questa giornata emerge che 161 sono le specie di animali vertebrati e 194 le varietà vegetali a rischio di estinzione in Italia, mentre il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è a rischio di estinzione imminente. In conclusione è stato affermato che complessivamente le popolazioni dei vertebrati Italiani sono in declino e questo risultato è più marcato in ambiente marino. Ambiente che dimostra ritardi nelle conoscenze sul rischio di estinzione e sulle tendenze demografiche, strumenti fondamentali questi, per la valutazione finale. La valutazione del rischio di estinzione è basata su categorie, criteri e linee guida aggiornate periodicamente dettate dal protocollo IUCN (www.iucn.org) (Fig.1). Le valutazioni sono state effettuate tramite workshop tematici con gruppi di esperti delle diverse specie e aree del territorio nazionale, e revisionate criticamente nei contenuti. Un lavoro lungo e accurato che ha preso in esame e valutato le specie a maggior rischio di estinzione in Italia, tutti i terrestri e in particolare per il mare i pesci cartilaginei per i quali è stata considerata un'area di interesse più ampia delle acque territoriali (Fig. 2, Tabelle 1 e 2). In definitiva quest’azione voluta dal MiATTM ha permesso di creare una base di riferimento nazionale utile in futuro a valutare la tendenza dello stato di conservazione della biodiversità in Italia. Bisogna ricordare che su questi temi alcune amministrazioni hanno dimostrato maggiore sensibilità ed hanno investito per tempo sulla conoscenza, come ad esempio si è verificato in Toscana dove la Regione ha attivato programmi concreti di valutazione della biodiversità dei suoi mari fin già dal 2004 (BIOMART) e più recentemente ha predisposto un Piano di Valutazione specifico utilizzando le informazioni dell’attività di monitoraggio condotte dal suo organo strumentale coinvolto come capofila nel progetto comunitario GIONHA. Senza dimenticare l’attuale impegno nella MSFD che vede ARPAT nei gruppi di lavoro coordinati da ISPRA e la Regione Toscana svolgere il ruolo di capofila nella sottoregione Mediterraneo Occidentale. Fabrizio Serena - ARPA Toscana
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