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LA CULTURA PER CAMBIARE LA LOMBARDIA Ho collaborato intensamente con gli amici che hanno dato vita a questo sito. La redazione del sito si riunisce in Casa della Cultura: da qui mille occasioni di incontro e discussione. Penso sia giusto quindi ragionare assieme sulle ragioni per cui ho deciso di candidarmi alle regionali nella lista del Pd. Per la prima volta è possibile conquistare la Regione Lombardia: il blocco di potere Lega e Centrodestra è gravemente logorato, indebolito, diviso. Si tratta di un fatto di enorme rilevanza e denso di implicazioni politiche di grande portata. Noi dobbiamo candidarci non solo a sostituire gli uomini di Formigoni, ma a fare qualcosa di veramente nuovo, a introdurre nella gestione della Regione una profonda discontinuità. Servono idee e progetti nuovi e questi non si improvvisano. Il mio intendimento è mettere a disposizione della Regione il patrimonio di idee e la rete di relazioni costruite in oltre dieci anni di elaborazione in Casa della Cultura. Nuove idee per la Lombardia: ecco la questione essenziale. Accenno a tre questioni di fondo sulle quali urge dare il segno di un’innovazione radicale e rispetto alle quali può risultare preziosa l’elaborazione costruita in Casa della Cultura: la legalità, un nuovo modello di sviluppo e un’idea aperta di identità della Lombardia. Guardiamoci attorno: la diffusione della corruzione e dell’illegalità è andata oltre ogni limite tollerabile, quasi vi sia stata nel nostro paese una sorta di perversa legittimazione della corruzione stessa. Pesa qui la lunga stagione berlusconiana, ovvero quell’idea che ognuno poteva fare ciò che voleva indipendentemente dalle leggi e dalle regole. Pesa anche l’onda lunga della stagione liberista, con quell’assioma secondo il quale la vita deve essere regolata e guidata dall’egoismo individuale. Liberismo e berlusconismo mixati assieme hanno generato in Italia la legittimazione della corruzione dilagante. Dinnanzi a un fenomeno di questa portata non basta ormai più neppure il richiamo alle regole e alla legalità. Serve qualcosa di più profondo, una vera e propria riforma morale e intellettuale, ovvero un impegno a rimettere in discussione il modo di pensare che ha dominato in questi anni e a privilegiare il bene comune. Seconda questione: si parla tanto di crescita. Giustamente. Dopo cinque anni di crisi e con una caduta del PIL del 7% è ovvio che bisogna spingere perché il paese torni a crescere. Ma dobbiamo però dire qualcosa di più: non vogliamo ripristinare il modello di sviluppo che ha generato disuguaglianze crescenti e spaventose e che ha aggredito l’equilibrio naturale. Noi dobbiamo puntare a uno sviluppo socialmente e ambientalmente compatibile. Si tratta di un obiettivo concretissimo. Tanta gente sta attivamente lavorando per il consumo critico, per nuove scelte energetiche, per la valorizzazione dei beni ambientali e culturali, per favorire anche con il volontariato una società più solidale. Ebbene, tante energie devono trovare una guida nei poteri pubblici. E penso che in nessun altra parte d’Italia vi siano tante energie e risorse come in Lombardia per imboccare davvero la strada di un nuovo modello di sviluppo. Terza questione dirimente. Il candidato leghista alla Presidenza, Maroni, sta riproponendo con aggressività la sua visione cupa e egoista della Lombardia quale roccaforte assediata. Sta costruendo la sua campagna su due slogan che potrebbero avere conseguenze devastanti: trattenere il 75% delle tasse e costruire la macroregione del Nord. In altre parole: sfasciare l’Italia. E’ una proposta aggressiva al punto da essere perfino eversiva. Essa è però anche del tutto irrazionale. La Lombardia ha sempre pensato e operato diversamente: essa è stata la forza trainante di tutto il paese e proprio da questo ha tratto la sua forza anche economica e la sua vera identità. La Lombardia è la porta dell’Italia verso l’Europa: lo è sempre stata ed è giusto e naturale che continui ad esercitare questa funzione. Noi dobbiamo proporre una Lombardia aperta, che guarda all’Europa e al mondo, e che torna a svolgere la sua funzione di traino di tutto il paese. Ferruccio Capelli Direttore della casa della Cultura Candidato al consiglio regionale della Lombardi
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