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L’importanza del settore di produzione di biocarburanti in Italia. A tutti voi è noto il contenuto del pacchetto clima-energia volto a conseguire gli obiettivi che l'UE si è fissata per il 2020, ovvero: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili. Al fine di guidare le azioni miranti all’ottenimento di questi obiettivi , il parlamento Europeo produsse nel 2009 la Direttiva 2009/28 sulla “promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili” ove per quanto riguarda la produzione di biocarburanti si prevedeva la certificazione dei prodotti e dei processi produttivi da parte di enti accreditati a livello europeo, requisito obbligatorio per la commercializzazione del prodotto e l’ accesso alle fonti di incentivazione previste. A supporto e specificazione di tale direttiva europea i Ministeri dell’ambiente, dello sviluppo economico e delle politiche agricole hanno emanato il 23 gennaio scorso un decreto appositamente dedicato al “Sistema nazionale di certificazione per biocarburanti e bioliquidi ”. Si segnala come la certificazione di conformità lì prevista è finalizzata, tra le altre cose: • ad indicare le fonti delle materie prime quali terreni marginali o degradati, scarti agricoli, colture non alimentari, rifiuti “tracciati” conformemente alle regole del SISTRI; • a verificare l’equilibrio di massa (la legge dell'equilibrio di massa dice che la quantità di un qualsiasi materiale deve restare costante, a ogni sua acquisizione deve corrispondere una sottrazione di eguale entità; nel nostro caso ciò può avvenire in una o più partite produttive ed in termini temporali predefiniti.); • a calcolare le effettive emissioni di gas ad effetto serra; • a dare garanzie sulla tracciabilità della catena di consegna dei bioliquidi. Ad oggi in Italia il solo istituto accreditato al rilascio della certificazione dei biocarburanti e bioliquidi da un Organismo di terza parte, qualificato da Accredia, (ente unico di accreditamento nazionale) è l’ICIM, il cui schema operativo è già stato presentato a Bruxelles ed è in attesa di riconoscimento da parte della Commissione Europea. “In attesa della qualifica europea, ICIM ha recentemente firmato un agreement con ISCC - International Sustainability & Carbon Certification, uno dei primi schemi europei qualificati, ed è diventato Cooperating Certification Body per lo schema ISCC sui bioliquidi e biocarburanti. Questo gli consente di poter certificare la conformità sia ai requisiti stabiliti per il mercato italiano che per quello europeo, condizione necessaria per effettuare esportazioni fuori dai confini nazionali” ( www icim.it) E’ opportuno ricordare l’importanza che tale comparto ha nel contesto italiano ed europeo giacché l’Italia è al quarto posto in Europa per la produzione di biocombustibili, con una capacità produttiva di oltre 2 milioni di tonnellate all’anno e un volume d’affari complessivo di circa 2 miliardi di euro secondo quanto verificato nel 2011 dall’ Unione Produttori Biocarburanti. In allegato: Direttiva 2009/28/CE e Decreto Ministeriale 23 gennaio 2012. Sergio Saladini
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