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Biomasse: il ritorno del bosco terzo parte Da tutto quanto abbiamo sin qui detto appare comunque evidente un ritorno di interesse e di centralità del bosco sia in Europa che in Italia in connessione con il suo utilizzo al fine della produzione di energia e calore. I dati di fonte Coldiretti mostrano che dal 1990 al 2010 si assiste ad un incremento di superficie pari al 20 % e ciò si colloca lungo una tendenza che dal 1920 ad oggi registra un incremento di quasi il 300%. Altre ragioni di questo rinnovato interesse sono da ricercare nella esigenza, da molti sentita, di intervenire in chiave preventiva sui territori montani e collinari al fine di ricostituire difese naturale contro il dissesto idrogeologico, troppe le frane e gli smottamenti a causa di incuria e mancate manutenzioni! Da un recente rapporto prodotto da WWF Italia ( a cura di Massimiliano Rocco) giungono notizie rassicuranti sullo stato di salute dei boschi italiani, infatti nonostante gli incendi ed i tanti rischi connessi alla cementificazione, risulta che circa il 30 % della superficie nazionale è attualmente coperto da selve : dato in crescita se riferito all’immediato dopoguerra e superiore a quanto riscontrabile in altri paesi Europei quali Germania, Francia, Regno Unito. Questo, più che essere legato alla virtuosità degli italiani, è il portato di un processo storico che ha visto il legno essere utilizzato sempre meno quale “carbone vegetale” e le popolazioni montane abbandonare l’utilizzo ( e purtroppo la cura) del bosco trovando occupazione e residenza in zone urbane. Il legno esiste abbondante, ma rimane senza cura ed abbandonato ( si stimano 1,5 milioni di ettari di bosco) bisognoso di un suo rilancio economico e sociale. Il rovescio della medaglia è costituto, come ha detto Fulco Pratesi, in un recente articolo sul Corriere della sera, “dall’'importazione di risorse che danneggiano i patrimoni forestali, specialmente nelle aree tropicali. Il paradosso è che, nel contempo, le nostre importazioni di legno sono enormi e pari a 14 miliardi di metri cubi anno, il che ci pone all’ultimo posto come autosufficienza in EU. Tornado al nostro paese ed allargando l’analisi a tutti gli aspetti produttivi riconducibile ad una corretta gestione ed utilizzo delle risorse ambientali si segnala che Trentino Alto Adige, Basilicata e Friuli Venezia Giulia si collocano ai primi tre posti nella classifica virtuosa delle regioni più verdi d'Italia, sulla base dell’ Indice di Green Economy 2011 redatto di Fondazione Impresa, mentre nelle ultime posizioni si collocano Liguria, Lazio e Puglia. Patto filiera bosco legno energia in Regione Lombardia. La superficie boscata della Lombardia è costituita da circa 760 milioni di alberi che occupano un quinto del territorio e corrispondono a 77 alberi per residente. Del fatto che i boschi siano e possano ancor più diventare motore di ricchezza ambientale, sociale ed economica se ne è accorta anche la Regione Lombardia che, un anno fa, ha promosso la costituzione di un patto tra enti locali ( Regione, Comunità montane, UPI), Consorzi forestali, Associazioni di categoria( Costruttori macchine per la lavorazione del legno, Imprese boschiva, Coldiretti, produttori di energia da fonti rinnovabili, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, ecc.). Si tratta per ora di un documento di promozione di incontri finalizzati alla individuazione di interventi condivisi tra i vari soggetti interessati e finalizzati, soprattutto, ad aumentare la quota di uso e trasformazione del legname di provenienza locale. Particolarmente attiva in questo contesto è la Fiper ( Federazione italiana di produttori di energia da fonti rinnovabili ) che riunisce le centrali di teleriscaldamento esclusivamente alimentate da combustibili vegetali e quelle che producono biogas da reflui e biomasse agricole. La finalità generale dichiarata da questo ente è la tutela dell’ambiente, garantendo la sicurezza dell’offerta energetica,puntando soprattutto su impianti di piccola taglia (5-10 MW termici, 1- 1,5 MW elettrico) nelle aree montane e agricole del territorio nazionale. I tre principi fondanti della “filosofia Fiper” sono: 1. Materia prima: nel teleriscaldamento l’uso esclusivo di biomassa legnosa vergine in modo da garantire un bilancio CO2 nullo senza rilasci nell’aria di polveri sottili; nel biogas agricolo: impiegare ogni biomassa di origine animale e vegetale ammissibile a fine zootecnico per l’alimentazione dei batteri attori del processo anaerobico. 2. Sistema di produzione: l’uso della biomassa legnosa è definito solo a fini di produzione di energia termica o in co-generazione per non disperdere il calore prodotto nella trasformazione della biomassa in energia elettrica. 3. Tracciabilità della filiera: la provenienza della materia prima agricola e forestale locale è il presupposto per la creazione di un significativo indotto economico a livello locale. Sempre a cura della Federazione dei produttori di energia da fonti rinnovabili, si segnala la costituzione del primo consorzio di distretto agro energetico lombardo Delib. Reg. Lomb. N 00624 del 13 ottobre 2010 e composto da realtà imprenditoriali operanti nelle province di Lodi, Cremona, Sondrio, Pavia, finalizzato, per ora, ad un coordinamento strategico, alla diffusione di innovazioni,al consolidamento delle filiere legno-energia al sostegno e consulenza tecnico-amministrativa, alla diffusione di modelli organizzativi ottimali, alla proposta di adeguamenti normativi di semplificazione delle procedure autorizzative. (segue) Sergio Saladini
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