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Sistema di tracciabilità dei rifiuti Ci siamo più volte occupati della tracciabilità di un bene ovvero della possibilità da parte del consumatore di essere informato sulla origine e sul percorso che un bene compie prima di arrivare sui banchi di un negozio o supermercato. E’ però opportuno sapere che tale tecnica riguarda anche i rifiuti, per i quali un recente decreto ( 18 febbraio 2011 n.52) ha definito, attraverso uno specifico regolamento, il funzionamento dell’intero “sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti – SISTRI- ”. In effetti più che una nuova legge è la raccolta in un testo unico coordinato di tutte le disposizioni relative a questa materia ed ha lo scopo di abrogare tutti i precedenti provvedimenti che, a partire dal decreto istitutivo del 2009 la avevano disciplinata. Il sistema, operativo con modalità transitoria dalla fine dell’anno precedente , vede ora la data del 31 maggio 2011 come termine entro il quale è ammessa la coesistenza tra le disposizioni in materia di Sistri ed i vecchi adempimenti e le nuove modalità ovvero il passaggio dai formulari di trasporto e registro di carico e scarico dei rifiuti e l’utilizzo dei nuovi dispositivi previsti: dispositivo USB e scatola nera. Vediamo di cosa si tratta: • Il dispositivo USB è un attrezzatura idonea a consentire la trasmissione dei dati, a contenere la firma elettronica, ad inviare tutte le informazioni caricate sullo stesso; è necessario che ciascuna unità locale della impresa si doti di questo dispositivo. • Il dispositivo black block deve invece essere installato su ciascun veicolo a motore trasposta i rifiuti con la finzione di monitorare il percorso effettuato da tale veicolo. • Nel contempo ogni impianto di discarica o di incenerimento sarà dotato di apparecchiature idonee a monitorare l’ingresso e l’uscita degli automezzi dagli impianti autorizzati. Sono tenuti ad iscriversi al SISTRI imprese ed enti produttori di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, quanti effettuano operazioni di recupero o smantellamento di rifiuti, i commercianti ed intermediari, i trasportatori. I dati che si vengono ad accumulare centralmente vengono trasmessi telematicamente al catasto dei rifiuti che così diverrà una unica grande banca dati contenente informazioni relative alla produzione e gestione dei rifiuti, ai soggetti operanti in tali ambiti, mentre una particolare attenzione è dedicata alla Regione Campania stante la situazione emergenziale. Al fine di garantire il monitoraggio continuo del sistema è istituito un “Comitati di vigilanza e controllo” composta da esperti espressione del Ministero dell’ambiente, di Istituto superiore per la protezione e per la ricerca ambientale (ISPRA), di Unioncamere e da dieci tra le associazioni imprenditoriali rappresentative dei produttori, trasportatori, recuperatori, e smaltitori di rifiuti. Totalmente assenti rappresentati delle istituzioni territoriali, delle associazioni ambientaliste e della società civile: una occasione mancata!. Le associazioni ambientaliste, inoltre fanno notare che “L’Italia è un paese storicamente molto coinvolto nel traffico e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche pericolosi, come dimostrano da anni le indagini di magistratura e forze dell’ordine. Per fronteggiare questi problemi è dunque utile anche una nuova modalità come il Sistri (Sistema Informatico di Tracciabilità dei Rifiuti) che possa garantire una maggiore tracciabilità dei rifiuti dal luogo di produzione a quello di recupero o smaltimento. Ma è necessario che questa modalità coinvolga anche i centri di stoccaggio, noti per essere il centro nevralgico dei traffici illegali”. In una nota congiunta le associazioni ambientaliste Fare Verde, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Vas, WWF e Accademia Kronos, commentano la istituzione del nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti Sistri presso il Ministero dell’Ambiente. “Occorre però, al più presto – osservano le associazioni - affrontare e risolvere i problemi sull’iter amministrativo e gestionale del Sistri, compresa la vicenda del segreto di Stato, sollevati da più parti in Parlamento come nel mondo industriale. Tutto ciò anche per evitare che il nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti perda la sua efficacia per vizi formali e per procedere rapidamente alla sua entrata a regime. È evidente – aggiungono gli ambientalisti - che non basta solo un nuovo sistema di tracciabilità per ristabilire la legalità e la trasparenza nel ciclo dei rifiuti, soprattutto di quelli speciali o pericolosi. Per contrastare con efficacia il traffico illegale, è necessario e non più differibile – concludono le associazioni - anche l’inserimento dei delitti ambientali nel codice penale, come peraltro previsto dalla direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente che l’Italia dovrà recepire entro il 2010, un rafforzamento delle strutture inquirenti che si occupano del business illegale dei rifiuti, la possibilità di continuare ad utilizzare le intercettazioni ambientali e telefoniche minacciata pesantemente dal disegno di legge in discussione nel Parlamento italiano nell’attuale legislatura”. Sergio Saladini Sergio Saladini
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