Una crescita solare!
Ogni anno viene pubblicato da Pew Charitable Trusts, una organizzazione, americana indipendente e no-profit, di informazione sull’energia pulita, un rapporto dove vengono presentati e confrontati dati relativi agli investimenti in energia rinnovabile nei Paesi che fanno parte del G-20, raccolti ed esaminati dalla società di ricerche di mercato Bloomberg New Energy Finance.
Nell’ultimo rapporto relativo al 2010, si evidenzia che l’Italia nel 2010 ha raggiunto il quarto posto mondiale, dietro Cina, Germania e Stati Uniti, come capacità di attivare investimenti privati nel settore delle rinnovabili, risalendo in un solo anno ben quattro posizioni.
Tra i dati contenuti nel rapporto emerge, inoltre, che l’Italia è la prima nazione al mondo in cui la produzione di energia solare ha raggiunto la parità di prezzi rispetto alle altre fonti di energia, ciò evidentemente grazie agli incentivi statali.
La distribuzione degli investimenti nel settore, relativa al quinquennio 2005-2010 vede il solare ricoprire il 54%, l’eolico il 39% . biocarburanti ed altre fonti 7%.
I dati riferiti al 2010 ci dicono che il totale degli investimenti è stato pari a 13.9 bilioni di dollari pari al 7% del totale dei paesi G-20 con un aumento nel quinquennio pari al 71%.
Dal punto di vista dell’energia installata si tratta di 16.7 GigaWatt pari al 4% del totale dei paesi G-20 con un aumento nel quinquennio pari al 45%.
Michael Liebreich, di Bloomberg New Energy Finance, osserva che . “L’Italia è stata tra i paesi che hanno registrato il più incredibile aumento dei progetti per l’energia solare su scala ridotta e in ambito residenziale, cresciuti del 100 % fino a 59,6 miliardi di dollari …. Il calo dei prezzi e le generose tariffe di riacquisto hanno permesso al settore solare di salire al 40 % degli investimenti totali nell’energia pulita a livello globale nel 2010. Ciò che sorprende, tuttavia, è che i produttori italiani hanno in buona parte fallito l’obiettivo di ricavarsi una posizione in questo settore in crescita esponenziale, nonostante le evidenti risorse destinate dall’Italia”.
Il Governo italiano, invece, poco in formato in merito alle ottime performance raggiunte dal settore rinnovabili aveva predisposto un decreto con il quale si sarebbe inferto un colpo gravisimo a questo processo virtuoso.
Un forte allarme è stato lanciato da Asso Energie Future, associazione dei produttori delle rinnovabili che raccoglie gli imprenditori che lavorano esclusivamente in questo campo. "Il tetto incentivabile massimo di 8000 MW totali per il fotovoltaico standard, non un MW in più, trasmette l'idea sbagliata sulle rinnovabili: una malattia da limitare più che una opportunità da sfruttare al meglio", dice Massimo Sapienza, presidente di Asso Energie Future.
Se confermate, le disposizioni contenute nella bozza di decreto, che il Governo contava di approvare, sarebbero state sono un vero e proprio colpo d’accetta sugli incentivi, oltre a prevedere le assegnazioni degli appalti con le aste al ribasso che riducono la tutela contro il malaffare”.
Anche partiti politici e movimenti ambientalistici sono insorti contro tale iniziativa: Fabrizio Vigni di Ecodem ha detto “Sarebbe una scelta sciagurata, in controtendenza con quanto si sta facendo in Europa e nel mondo. Un danno imperdonabile non solo dal punto di vista ambientale per quanto riguarda gli impegni di riduzione delle emissioni di Co2, ma anche sotto il profilo economico, visto che si sta parlando di un settore che anche in una fase di recessione economica ha prodotto forti investimenti e posti di lavoro" e inoltre “ Perché il governo non intende tener conto delle proposte correttive approvate alla unanimità dalle commissioni parlamentari?”.
Stella Bianchi, responsabile Ambiente della segreteria del Partito Democratico, ipotizza che faccia tutto parte di una strategia mirante a rilanciare il nucleare in Italia, giacché quasi contemporaneamente si registra una uscita del premier sul nucleare.
Secondo il premier, “con il ritorno al nucleare il costo dell'energia si ridurrebbe addirittura del 50%. Non riusciamo a immaginare chi possa aver dato al premier questa stima. Di certo non ha fatto un buon lavoro: costruire centrali nucleari richiede investimenti enormi, molto rischiosi e tempi di realizzazione incerti. Dunque, anche senza considerare i costi di smaltimento delle scorie radioattive, che restano pericolose per decine di migliaia di anni, il nucleare voluto dal governo è un'impresa costosissima.

Stupisce anche che il premier, che dovrebbe conoscere alla perfezione l'esperienza nucleare francese a cui sempre dice di ispirarsi, inverta così clamorosamente i numeri delle centrali transalpine che sono, non 85 come Berlusconi ha detto, ma 58”.
Ma il mondo e gli eventi internazionali impongono nuovi scenari e il taglio degli incentivi per il fotovoltaico, annunciato dal Governo italiano, ha avuto uno stop ed è attesa una revisione del testo , anche a seguito del disastro della centrale di Fukushima, che ha costretto il Governo ad annunciare, altresì, la moratoria di un anno al programma di rilancio del nucleare nel nostro paese.

P.S.
Una raccomandazione agli estensori dei provvedimenti: È richiesto loro di abbandonare approcci ideologici, superare un modo di fare politica puramente basato sul meccanismo grezzo degli incentivi, accompagnandolo con forme di sostegno all’imprenditoria italiana di settore, per evitare, come osservato da Michael Liebreich, che tali risorse premino solo, o prevalentemente, produttori non italiani, ovvero detto in altri termini che il Governo oltre che del caso Ruby/Silvio, si occupi anche di politiche di rilancio dell’industria italiana.
Sergio Saladini