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Le radiazioni emesse dalle centrali nucleari Tra le stime sui costi dell’energia nucleare, nessuno tiene conto degli oneri per la salvaguardia della salute dell’umanità a lungo termine. I minatori e tutti i residenti vicino alle miniere e alle raffinerie dell’uranio, i lavoratori coinvolti nei processi di arricchimento dell’uranio e di fabbricazione del combustibile, sono esposti a quantità di radiazioni dannose a cui segue un aumento dell’incidenza del cancro, della leucemia e di molte altre malattie correlate. Inoltre la fuoriuscita ordinaria o accidentale di radiazioni dalle centrali nucleari e la conseguente dispersione delle scorie nucleari, inquinano l’acqua e la catena alimentare, esponendo a rischio di contaminazione piante, animali e esseri umani per i secoli a venire. Incidenti come quelli di Three Mile Island, di Chernobyl e recentemente quello di Fukushima in Giappone hanno condannato e condanneranno migliaia di persone a pagare il conto dell’energia nucleare a scapito della propria salute. Helen Caldicott sostiene ( ) che “benché l’industria nucleare dichiari che le centrali nucleari siano “pulite” e non emettano radiazioni, di fatto ogni anno dagli impianti nucleari fuoriescono complessivamente milioni di curie ( ). Una normale centrale nucleare da 1.000 MegaWatt contiene una quantità di radiazioni di lunga durata equivalente a quella rilasciata da 1.000 bombe di Hiroshima e il processo di fissione comporta inevitabilmente l’emissione di materiali radioattivi nell’ambiente. Sebbene i refrigeranti dei vari circuiti di raffreddamento non dovrebbero mischiarsi, spesso questo accade, consentendo il rilascio di radiazioni nelle acque di scarico. Anche i gas radioattivi che fuoriescono dalle barre di combustibile sono solitamente rilasciati e trovano sfogo nell’atmosfera con processi chiamati venting. Le fuoriuscite di gas pianificate tramite il venting aumentano quando il reattore si spegne a causa di malfunzionamenti meccanici, e fuoriuscite accidentali non sono infrequenti”. Alla fine degli anni ottanta, nel Regno Unito, alcuni studi misero in evidenza un aumento di incidenza di casi di leucemia infantile vicino a centrali elettriche nucleari. Nel 2002, in Germania, la pressione esercitata dall’opinione pubblica ha indotto il governo tedesco a commissionare al Childhood Cancer Registry della University of Mainz uno studio per valutare l’incidenza del cancro intorno alle 16 centrali nucleari commerciali allora in attività ( ). I risultati di questo studio hanno messo in evidenza un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di tumori maligni di 1,6 volte, e in particolare dei casi di leucemia di 2,2 volte nei bambini di età inferiore ai 5 anni che vivevano entro un raggio di 5 chilometri da 15 centrali nucleari. Successivamente alla pubblicazione dei preoccupanti risultati dello studio KIKK, il Ministero Federale per l’Ambiente, la Conservazione della Nature e la Sicurezza Nucleare, ha incaricato la Commissione per la Protezione Radiologica di riesaminare i dati dello studio. Nel settembre 2008 la Commissione ha pubblicato i risultati della rielaborazione confermando l’aumento d’incidenza del cancro infantile osservata nello studio originale. ( 1 ) Vedi “Il nucleare non è la risposta” di Helen Caldicott – Gammarò editori - 2010 ( 2 ) Il curie (Ci) è un’unità di misura dell’attività di un radionuclide. Un curie è pari approssimativamente all’attività di un grammo dell’isotopo radio-226, ed equivale a 37 miliardi di decadimenti al secondo. (3 ) Vedi il commento allo Studio KiKK - Kinderkrebs in der Umgebung von Kern Kraftwerken – di Ian Fairlie pubblicato su Environmental Health - https://www.ehjournal.net/content/8/1/43 Sergio Zabot
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