Gli incentivi di Formigoni
Le iniziative promosse e sostenute anche finanziariamente dalle Autorità pubbliche finalizzate a ridurre i consumi di energia fossile sono state definite dalla Commissione europea come azioni a dividendo multiplo. Gli inglesi la chiamano win-win strategy.

Questo perché generano, appunto, benefici multipli:

- per l’ambiente, perché si riducono le emissioni di inquinanti;
- per i cittadini, perché essi risparmiano sulle bollette energetiche;
- per le imprese, perché producono e installano nuove tecnologie energetiche, inducendo nuovi posti di lavoro nell’industria e nei servizi;
- per il Paese, perché contribuiscono a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas climalteranti evitando quindi le sanzioni previste in caso di mancato rispetto degli impegni assunti con la sottoscrizione del “pacchetto 20-20-20”.

E’ quindi interesse collettivo che tali iniziative siano forti, ben strutturate e costanti nel tempo.

In particolare il fatto che l’adozione di nuove tecnologie energetiche faccia risparmiare sulle bollette del gas e dell’energia elettrica, consente ai singoli cittadini e anche agli enti locali di programmare investimenti che si ripagano con i risparmi che si ottengono, con tempi di ritorno degli investimenti che vanno dai 2-3 anni per le nuove caldaie ad alto rendimento, ai 5-6 per gli scalda acqua solari, ai 7-8 per l’isolamento dei tetti, ai 12 anni per gli impianti fotovoltaici, fino ai 15 anni per la sostituzione dei serramenti, migliorando al contempo il comfort degli ambienti abitati.

Da questo punto di vista spendere i propri soldi per cambiare una caldaia, isolare il tetto o installare dei pannelli solari, rende di più che mettere i propri risparmi in Banca. Attualmente, per esempio, acquistare un impianto fotovoltaico per produrre energia elettrica rende circa l’8% all’anno per i prossimi 20 anni, ben di più che comperare BOT o altri prodotti finanziari, senza i rischi che il mercato finanziario comporta attualmente.

Il problema è che per investire in efficienza energetica o fonti rinnovabili, bisogna avere “soldi liquidi” e non tutti possono permetterselo.

E’ giusto e coerente quindi che lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali, compatibilmente con i propri bilanci e con le proprie possibilità di spesa, incentivino l’acquisto e l’adozione di tutte le nuove tecnologie che generano i benefici descritti sopra.

Tuttavia questa coerenza crolla miseramente quando andiamo ad analizzare le modalità con cui gli Enti Pubblici incentivano l’acquisto di queste nuove tecnologie.

La Regione Lombardia ha recentemente annunciato con grande enfasi lo stanziamento di 22,5 milioni di Euro per incoraggiare gli enti pubblici e i privati a dotarsi di impianti moderni e più ecologici per il risparmio energetico e quindi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Fanno parte di questo pacchetto: 9 milioni per il solare termico, 4,5 milioni per riqualificare gli edifici, 3 milioni per installare sistemi di termoregolazione, 5 milioni per le pompe di calore, e così via.

Il programma di incentivazione regionale è regolato da tutta una serie di bandi pubblici che prevedono l’erogazione di contributi in conto capitale che oscillano dal 30% per i privati fino all’80% per gli enti pubblici da liquidare in genere a lavori eseguiti. Ciò vuol dire che i contributi in conto capitale producono un effetto moltiplicativo massimo di 3. I bandi sono in genere complessi, lunghi da gestire sia nella presentazione, sia nella fase di valutazione delle richieste, ma soprattutto nella fase di erogazione dei contributi. Solo il costo della carta per i moduli da compilare per mettere 7 valvole termostatiche in un appartamento, sommato al tempo dell’amministratore del condominio più il tempo degli impiegati regionali, vale più dei miseri 300 Euro che la Regione concede come contributo.

Infine, la caratteristica ad intermittenza di questi bandi a scadenza, obbliga i professionisti e le imprese a periodi di lavoro intensi, intervallati da lunghi periodi di attesa per i responsi di ogni singolo bando o tra un bando e l’altro.

Questi bandi inoltre distorcono i mercati delle nuove tecnologie che si vuole incentivare: se il contributo concesso ad una determinata tecnologia è elevato, e possibile che i prezzi di quella tecnologia subiscano aumenti considerevoli che annullano in parte l’effetto del contributo stesso. Ciò è dovuto alle forti richieste delle tecnologie incentivate per periodi brevi e al pericolo, per i distributori, di riempire i magazzini di prodotti che, finita l’incentivazione, rimangono invenduti.

Ma anche in presenza di una quota consistente di contributo, occorre comunque possedere la rimanente parte della somma necessaria dell’investimento, oppure farsela prestare da un istituto di credito, cosa che rende poco appetibile il contributo iniziale, dato che gli interessi bancari sulle somme prestate possono uguagliare la quota stessa di contributo. La liquidazione dei contributi poi, in situazioni in cui le amministrazioni pubbliche non sono in grado di adattarsi ai picchi di lavoro indotti da questo tipo di bandi, assume tempi “biblici” e non di rado occorre aspettare anni per ottenere gli agognati contributi.

Nel caso dei contributi riservati agli enti pubblici poi, tipicamente i Comuni, anche se la generosità di Regione Lombardia arriva a concedere l’80% degli importi di spesa, come nel caso delle pompe di calore, Il Comune deve comunque reperire un 20% che non potrà comunque impegnare né spendere per via del “Patto di Stabilità” che blocca tutte le spese di investimento.

Non è un caso che la Regione non sia riuscita, negli ultimi anni, a impegnare tutti i fondi messi a disposizione e sia stata costretta, come l’ultimo bando sul solare termico, a emanare un nuovo bando per re-impegnare i fondi inutilizzati. Gran parte dei fondi messi a disposizione, infatti, sono avanzi di bandi precedenti che la Regione non riesce a spendere per la complessità e la bizantinità delle procedure che adotta.

Questi argomenti fanno ritenere che per gli interventi di efficientamento energetico e per la realizzazione di impianti di fonti rinnovabili, i contributi pubblici in conto capitale siano il peggior sistema di incentivazione esistente.

Qualcuno tuttavia sembra averlo capito.

La Provincia di Milano ha creato delle partnership pubblico-private con ben 12 istituti di credito per erogare prestiti rigorosamente senza interessi ai cittadini interessati a investire in risparmio energetico e fonti rinnovabili. Gli interessi sulle somme prestate sono ripartite 50-50 tra la Provincia e le Banche che hanno aderito all’iniziativa. I cittadini possono così accedere direttamente e senza intermediari all’intero importo necessario per effettuare i lavori restituendo solo il capitale prestato. Condizione per ottenere il prestito è che i risparmi ottenuti siano congruenti con le rate di rimborso del prestito in modo che l’operazione sia “indolore” per i cittadini. Gli artigiani o le imprese che effettuano i lavori, devono inoltre dichiarare e sottoscrivere l’entità del risparmio che gli interventi produrranno. Con questo sistema occorrono mediamente 15 giorni dalla presentazione della richiesta alle Banche per espletare le pratiche ed erogare i prestiti e i cittadini sono garantiti sul risultato dell’operazione. In tre anni, dal 2006 al 2009, con una spesa di 1.350.000 Euro la Provincia di Milano ha mobilitato 16 milioni d’investimenti a favore delle Piccole Imprese, con un fattore moltiplicativo pari a 12 e con una funzione anticiclica rispetto alla crisi economica e finanziaria in corso. Poi è cambiata la Giunta e il tutto si è arenato.

Anche la Regione Piemonte ha istituito un simile sistema d’incentivazione in conto interesse contribuendo per il 50% degli interessi sui prestiti bancari per le imprese e per il 60% per i privati. Con uno stanziamento di circa 6 milioni di Euro, il Piemonte riesce a mobilitare almeno 60 milioni di investimenti.

In Francia poi, questo tipo di incentivazione è stato adottato su scala nazionale. Nell’ambito della cosiddetta “Grenelle de l’environnement” il Ministero “du Développement Durable” ha lanciato un sistema di “Eco-prestiti a Tasso Zero”, in partnership con la Federazione Bancaria Francese, per finanziare interventi di riqualificazione energetica sugli edifici residenziali francesi tra il 2009 e il 2012 e indurre 20 Miliardi di Euro di investimenti in efficienza energetica. Una seconda iniziativa, per la riqualificazione di “logements sociaux” ha visto lo stanziamento di una prima somma di 1,2 Miliardi di Euro a favore della “Caisse des Dépôts”, per coprire il costo degli interessi a tasso fisso dell’1,9% per la durata di 10 anni, per la riqualificazione energetica di 100.000 alloggi tra il 2009 e il 2010. L’obiettivo è di riqualificare, con tranche successive, fino a 800.000 case popolari al 2020.

Suggeriamo a Formigoni di recarsi a Parigi e chiedere lumi a Jean-Louis Borloo, Ministro per lo Sviluppo Sostenibile, di come ha negoziato con l’Associazione Bancaria Francese gli eco-prestiti a Tasso Zero e come ha realizzato poi il programma di investimenti.

Se non ha tempo e soldi per il viaggio, può provare a chiedere ai gruppi di opposizione se disponibili a pagare il viaggio a Milano di qualche dirigente dell’Ademe, l’equivalente dell’Enea in Francia, che cura la gestione tecnica del programma, perché gli spieghi come funzionano e come stanno gestendo la partita, che nell’aprile del 2010 aveva già raggiunto la soglia record di 100.000 erogazioni di prestiti per un totale di 2 Miliardi di investimenti e solo 150 milioni di costo per lo Stato.
Sergio Zabot