Rischio Vulcani: ne parla Sabrina Mugnos, geochimica e vulcanologa, ospite a Rai News 24
Cesena, 25 maggio 2010 – Mentre l’attività del vulcano islandese
Eyjafjallajokull diminuisce, per gli esperti rimane difficile prevedere se
si tratterà semplicemente di una pausa o della fine dell’attività del
vulcano. Non è quindi scampato il rischio di altri disagi aerei e ci si
continua ad interrogare sugli effetti a lungo termine dell’eruzione sul
clima e sulla salute umana. Sabrina Mugnos, geochimica e astrobiologa ha
recentemente parlato del rischio vulcani a Rai News 24. La scienziata,
esperta di civiltà antiche, affronta l’argomento anche nel libro I Maya e il
2012 – È possibile prevedere la fine del mondo? Un’indagine scientifica
(Macro Edizioni 2010) in cui cerca di fare chiarezza sulla non ben definita
“profezia” Maya che annuncerebbe la “fine del mondo”.

Abbiamo approfittato dell’ottima preparazione di Sabrina Mugnos per farle
alcune domande sullo scenario aperto dall’eruzione del vulcano islandese. È
possibile visionare “La furia dei vulcani”, la puntata di Rai News 24 in
cui è intervenuta a questo link:
https://altrevoci.blog.rainews24.it/2010/05/19/la-furia-dei-vulcani/.

Cos’ha provocato l’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull?

Non c'è un fenomeno scatenante alla base di tali tipi di eruzioni. Nella
fattispecie l'Islanda, che è una sorta di emersione della Dorsale Medio
Oceanica dove avviene una continua fuoriuscita di magma a seguito di forze
distensive (che in circa 200 milioni di anni hanno creato l'Oceano Atlantico
allontanando le Americhe da Africa e Eurasia), è una terra in perenne
attività sismica e vulcanica, e l'eruzione alla quale abbiamo assistito in
queste settimane rientra nella sua attività ordinaria.



Ci sono rischi per la salute umana?

I vulcani possono influire sulla salute (e l'incolumità) umana in vari modi.
Gli effetti più pericolosi e violenti sono i flussi piroclastici, dove nubi
roventi e velocissime radono letteralmente al suolo tutto ciò che incontrano
sul loro percorso entro un raggio di alcune decine di chilometri dalla bocca
eruttiva. Tali episodi sono anche accompagnati dalla ricaduta di copiose
quantità di cenere, che oltre ad inquinare il territorio circostante con
conseguenze disastrose per l'agricoltura ed i pascoli, in alte
concentrazioni possono essere dannose, se inalate,per la salute umana. Ma
tutto ciò non rientra nella tipologia eruttiva del vulcano islandese in
questione, ma di altri vulcani tipo il Vesuvio, per esempio..

Quali invece le possibili ripercussioni sul clima?

L'alterazione del clima è il fenomeno indiretto legato alle eruzioni
vulcaniche che più preoccupa. Quando le colonne di cenere e gas sono dense e
compatte e raggiungono ragguardevoli altezze (superiori ai 10 km), entrando
in circolo nell'alta atmosfera ed essendo smaltite molto lentamente, possono
alterare il clima. In particolare la cenere e l'acido solforico che si
genera come combinazione tra l'anidride solforosa emessa dal vulcano e il
vapor acqueo atmosferico, tende a produrre un raffreddamento del pianeta. Ma
rientriamo sempre nella casistica di eruzioni potenti come quelle del
Tambora (1815) in Indonesia, Krakatoa (1883) Indonesia, Pinatubo (1991)
Filippine, ecc..

Possiamo aspettarci altri fenomeni di questo tipo a breve?

Il nostro pianeta è geologicamente vivo e turbolento; quindi i fenomeni
sismici e vulcanici sono all'ordine del giorno. Ma mentre i sismi sono
repentini e assolutamente non prevedibili (ovvero non possiamo sapere quando
esattamente avverrà un terremoto, ma solo che l'area è sismica e a rischio
costante più o meno elevato), le eruzioni violente danno un preavviso prima
di manifestarsi, dandoci il tempo di evacuare la zona e correre parzialmente
ai ripari. Ma ritornando alla tipologia eruttiva del vulcano islandese,
ripeto, è quasi ordinaria amministrazione, come del resto il nostro Etna. In
questi casi si hanno più disagi logistici ed economici.

E’vero che in Islanda c’è allarme anche per altri tre vulcani?

Difficile dirlo. Tutta la nostra scienza, purtroppo, non potrà mai
cancellare un certo grado di imprevedibilità della natura. Per esempio, al
termine dell'ultima eruzione del vulcano Eyjafjallajokull avvenuta tra il
1823 e il 1824, eruttò anche il vicino Katla leggermente più potente e
appartenente allo stesso sistema vulcanico. E nulla esclude che ciò potrebbe
verificarsi. Ma l'Islanda ricorda tristemente un'altra eruzione, ben più
disastrosa, del vulcano Laki, che nel 1783, eruttando qualcosa come 120
milioni di tonnellate di anidride solforosa e fluoro, sterminò il 50% del
bestiame (per fluorosi ossea e dentale)e, di conseguenza, innescò una
carestia che uccise il 25% della popolazione.

In Internet si legge anche qualche commento che mette in correlazione
l’evento con le profezie Maya sul 2012 e la “fine del mondo”. Quanto c’è di
vero e plausibile in questo?

Sono colossali sciocchezze. Come sa ho scritto un libro sull'argomento
proprio per scongiurare tali tipi di malintesi o, meglio, terroristiche
manipolazioni dell'opinione pubblica da parte di millantatori e fanatici.
Suggerisco a tutti coloro che abbiano dubbi e timori in proposito di
rivolgersi a studiosi accreditati per sapere come stanno realmente le cose.
Ed è proprio il lavoro che sta facendo la Redazione del mio blog
(www.sabrinamugnos.com )




foto_mugnosSabrina Mugnos, laureata in geologia con indirizzo geochimico -
vulcanologico presso l’Università degli studi di Pisa, si è poi
specializzata nello studio dell’Esobiologia, diventando membro del SETI
Permanent Study Group dell'Accademia Internazionale di Astronautica, del
Seti - Italia (presso la Stazione Radioastronomica di Medicina – Bologna) e
del Centro Studi di Esobiologia (CSE) di Milano, oltre che socia della
Società Italiana di Scienze Naturali. Divulgatrice scientifica di
professione, tiene corsi, conferenze e convegni internazionali relativamente
all'Astrobiologia ed all’Archeoastronomia. Giornalista freelance, scrive per
diverse testate scientifiche, ed è ospite di diverse trasmissioni televisive
e radio relativamente alle suddette tematiche.