Proteggere la salute dei bambini in un ambiente che cambia
Contributo alla quinta Conferenza ministeriale Ambiente e Salute
1. La qualità dell'ambiente urbano in Italia

La Pianura Padana costituisce una delle aree europee caratterizzate da maggiori concentrazioni di polveri sottili.

“L’inquinamento atmosferico, soprattutto dovuto alle polveri sottili e all’ozono a livello del suolo, continua a rappresentare una minaccia seria per la salute: questo tipo di inquinamento riduce l’aspettativa di vita media in Europa di quasi un anno (nella Pianura Padana oltre il doppio) e compromette uno sviluppo sano nei bambini. … I dati disponibili indicano che la principale minaccia per la salute è rappresentata dalle polveri sottili e dai loro costituenti tossici” (L’ambiente in Europa, quarta valutazione di sintesi, Agenzia Europea dell’ambiente, 2007).
Gli effetti di elevate concentrazioni di polveri sottili sulla salute umana sono:
1 Aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, ed in particolare per cause cardiovascolari;
2 Aumento dei ricoveri per patologie asmatiche;
3 Aumento dei ricoveri per malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO);
4 Aumento dei ricoveri per polmoniti.
5 Diminuzione della funzionalità polmonare ed aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini ed adulti.
Tra gli effetti a lungo termine (effetti cronici) vi è una riduzione dell’aspettativa di vita stimata di 1-2 anni. Le valutazioni europee ritengono possibile il risanamento.


Un recente studio su 51 città americane nell’arco di alcuni decenni pubblicato sul New England Journal of medicine (Pope, 2009) evidenzia come ad ogni riduzione di 10 μg per metro cubo di PM2.5 è associato un aumento dell’aspettativa di vita di 0,77 anni.
Il rapporto “Health impact of PM10 and ozone in 13 italian cities” (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2006), mette in evidenza come si possano attribuire alle concentrazioni di PM10 8.220 morti all’anno in Italia e come le autorità locali possano svolgere un ruolo fondamentale per ridurre le emissioni.
“La qualità dell’aria è uno degli elementi più importanti per definire lo stato dell’ambiente ed è una delle emergenze che più preoccupa proprio nelle aree urbane dove le concentrazioni degli inquinanti spesso superano i livelli consentiti e dove la percentuale di popolazione esposta è più elevata. Gli inquinanti che continuano a presentare concentrazioni elevate spesso superiori ai limiti normativi e per i quali occorrono misure di riduzione più integrate e di lunga durata sono il particolato atmosferico PM10, il biossido d’azoto (NO2) e l’ozono (O3)”. (Qualità dell’ambiente urbano, Quinto rapporto ISPRA, 2008).
Il superamento dei limiti è particolarmente preoccupante nelle città della Pianura Padana, dove, pur a fronte di un miglioramento nel tempo, le concentrazioni annue di PM10 rimangono sopra i 100 giorni all’anno, contro i 35 previsti dalla normativa.
Le fonti emissive sono diversificate. A Milano la principale è il traffico.

2. I fattori di rischio per la salute dei bambini
I bambini risultano una popolazione particolarmente vulnerabile all’inquinamento atmosferico, come evidenzia il Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “Effects of Air Pollution on Children’s Health and Development”, 2005 .
I bambini sono più esposti degli adulti alle variazioni di inquinamento atmosferico per diversi motivi. Il loro tratto respiratorio ha mucose più sottili, la loro immunità non è ancora del tutto efficiente, ed una aumentata frequenza respiratoria – necessaria per fornire tutto l’ossigeno di cui un organismo in vivace crescita ha bisogno – li espone ad un maggior contatto con le sostanze inquinanti. Inoltre passano normalmente più tempo all’aperto rispetto agli adulti.
I bambini possono rispondere all’inquinamento atmosferico diversamente dagli adulti.
Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico si riferiscono all’esposizione a breve e lungo termine.
Numerosi studi epidemiologici – richiamati nel rapporto - hanno riscontrato effetti avversi sulla riproduzione, tra cui aborti, crescita fetale, nascita prematura e mortalità infantile.
Molti studi dimostrano l’associazione fra livello di esposizione annua al PM10 e probabilità di contrarre bronchiti. L’inquinamento atmosferico è inoltre un fattore di aggravamento per i bambini affetti da asma. Tra i fenomeni rilevati sulla popolazione infantile (fino a 15 anni):
4 riduzione della capacità di crescita dei polmoni,
5 formazione incompleta dei sistemi metabolici,
6 riduzione delle difese immunitarie.
L’esposizione al fumo aumenta questi rischi.
E’ stata riscontrata una relazione causale tra l’inquinamento atmosferico e la crescita di sintomi e patologie respiratorie nei bambini:
7 tossi,
8 bronchiti,
9 allergie,
10 asma.
Studi recenti indicano la necessità di approfondire il possibile effetto cancerogeno dell’inquinamento, ad es. relativo al articolato carbonioso.
Alcuni studi hanno messo in evidenzia i benefici della riduzione dell’inquinamento sulla salute dei bambini.
E’ stato osservato come la riduzione dei livelli di PM10 sia associato ad una riduzione statisticamente significativa di tosse cronica, bronchite, raffreddore, tosse secca notturna e congiuntivite.
Anche elevate concentrazioni di ozono (inquinante estivo) causano il peggioramento delle condizioni dei bambini asmatici, interferendo con la crescita dei polmoni e riducendo la loro funzionalità.
Si evidenzia che le comunità svantaggiate dal punto di vista socio-economico sono più vulnerabili, in quanto mediamente più esposte a fattori di rischio ambientale (es. residenza in prossimità di strade con traffico elevato) e meno protette.
A Milano, negli ultimi 20 anni, l’inquinamento atmosferico urbano è profondamente mutato. Se oggi i particolati rappresentano il problema principale, grazie al rinnovamento degli impianti di riscaldamento (che dal gasolio sono ormai in gran parte passati al metano) e alle macchine catalitiche, l’anidride solforosa e il biossido di azoto si sono ridotti notevolmente negli ultimi anni. Non per questo si deve abbassare la guardia contro queste sostanze, ancora presenti nell’aria inquinata di molte città, ma oggi il problema principale è rappresentato dai particolati sottili (PM2.5, PM10) sulla salute.
Recentemente molte informazioni si sono accumulate sull’effetto dell’inquinamento da microparticelle. Sono stati dimostrati effetti nocivi sull’apparato cardiocircolatorio e respiratorio. La esposizione ad esse
incrementa il tasso di ricoveri in ospedale per asma, bronchite, polmonite, aumenta le assenze scolastiche ed il costo delle cure mediche, diminuisce la funzionalità respiratoria, determina una riduzione della crescita polmonare nei bambini. Uno studio effettuato a Milano nel 2008 (Fiocchi, 2008) ha dimostrato una relazione diretta tra livello di micropolveri e visite al pronto soccorso pediatrico: nei primi 15 giorni di applicazione dell’Ecopass si ridussero di circa il 30%. Due recenti studi riassuntivi di altri lavori scientifici su larghe fasce di popolazione in ambiente urbano e non hanno confermato la forte correlazione tra elevate concentrazioni di inquinanti atmosferici ed effetti nocivi sulla salute della popolazione sia negli adulti che nei bambini.
Un gap di conoscenza è rappresentato dalla scarsità di dati sull’effetto dell’esposizione a livelli elevati di PM e funzionalità respiratoria in bambini di età inferiore a 6 anni. I pochi studi che abbiamo a disposizione hanno valutato l’esposizione media alle PM e non l’effetto di una esposizione acuta (3-6 giorni) a livelli elevati di PM2,5-10, che nei recenti studi epidemiologici sono risultati correlati ad un aumento dei ricoveri per asma.
3. Proteggere la salute dei bambini in ambiente urbano.
Cosa può fare la comunità civile nei periodi di inversione termica e di elevato tenore di inquinanti atmosferici per difendere i propri bambini?
Per capirlo, qualche considerazione.
a. l’esposizione continua alle sostanze inquinanti causa irritazione ed infiammazione delle vie respiratorie che si traduce in più frequenti infezioni della via del respiro
b. la medesima situazione aumenta il rischio allergie e ne peggiora le manifestazioni
c. vi è un rischio di comparsa e di intensificazione dei sintomi dell’asma.
Tuttavia, anche se in alcune situazioni nel passato gravi episodi di inquinamento atmosferico hanno comportato un incremento dei ricoveri per accessi di asma, ai livelli attuali l’inquinamento non scatena attacchi d’asma.
Piuttosto un genitore può percepire meglio in questo periodo i sintomi di un asma nascosto: la tosse stizzosa persistente senza febbre, un fischio nel respiro, la tosse od il fischio dopo sforzo, sotto pianto o quando il bambino ride molto, la tosse subito dopo l’addormentamento o al risveglio mattutino.
E se il bambino ha già asma? In questo caso, le norme dettate alcuni anni fa dal Weather & Air Pollution Committee dell'American Academy of Allergy per “sopravvivere” ai periodi di alto inquinamento mantengano la loro validità.
Eccole:
a. evitare sports all’aperto se non necessario
b. evitare di fumare in casa, anche in assenza dei bambini
c. evitare l’esposizione dei bambini ad irritanti: pitture, polveri, allergeni
d. evitare il contatto con persone malate
e. se possibile, clima montano o marino
f. tenete pronti i farmaci prescritti dal pediatra in caso di tosse
g. se il bambino non migliora con le normali cure, consultate un medico o portatelo al Pronto Soccorso.

Altri suggerimenti, di validità generale, possono riguardare:
11 evitare di trasportare i bambini piccoli in passeggini bassi (dove le concentrazioni di inquinanti sono più elevate),
12 evitare le arterie con maggiore traffico,
13 evitare gli orari di punta per le attività all’aperto (quando le concentrazioni sono più elevate).

Nell’attesa di soluzioni generali al problema, non dimentichiamo le norme più elementari di protezione. Anche le sigarette, come le automobili, liberano le famigerate PM10. Secondo un recente studio svolto dall’Istituto dei Tumori di Milano in ambienti chiusi (ristoranti, auto, treni e uffici), bastano poche sigarette per raggiungere livelli di polveri sottili decisamente superiori a quelli che si riscontrano nelle vie cittadine più inquinate. Nei locali esaminati dallo studio si sono raggiunti anche i 300 microgrammi per metro cubo.
Altri fattori possono contribuire all’inquinamento indoor, che necessitano di adeguata aerazione.

4. Politiche efficaci per migliorare la qualità dell’aria

Dalle recenti ricerche del centro Polaris (Camatini) emerge come la conoscenza delle sorgenti di emissione, della quantità, della dimensione, della composizione chimica di PM sia indispensabile per la previsione di rischio.
PM estivo ed invernale hanno composizione diversa e provocano risposte diverse.
I risultati ottenuti di risposte “infiammatorie”di intensità diversa con PM da stagioni diverse e dimensioni diverse meritano attenzione e sono dati nuovi.
I danni sui sistemi analizzati sono strettamente correlati alle dosi e ai tempi di esposizione.
Miglioramenti sostanziali possono essere raggiunti attraverso politiche mirate principalmente a ridurre le emissioni da due fonti: trasporti urbani e produzione energetica.
Il contributo dei trasporti su strada alle emissioni primarie (a cui vanno aggiunti gli effetti di risollevamento) è in media del 51% nelle aree metropolitane italiane. Milano è sopra la media (fonte APAT, 2009).
In generale le politiche pubbliche devono essere mirate a:
1 Favorire l’uso di combustibili non inquinanti,
2 Migliorare le caratteristiche tecniche dei motori dei veicoli,
3 Favorire forme di mobilità sostenibile (trasporto pubblico, bicicletta),
4 Disincentivare l’uso dei veicoli più inquinanti,
5 Ridurre l’inquinamento atmosferico da fonti fisse.
Le emissioni da traffico veicolare, ed in particolare le emissioni gassose ed il particolato fine (PM2,5), si distribuiscono secondo una distribuzione gaussiana a partenza dalla sorgente. Il grafico che segue riporta le misure sperimentali di particolato, in assenza di vento, a distanze variabili da una strada altamente trafficata in Olanda.
Si può notare come a circa 150 m il particolato emesso dalla sorgente sia trascurabile. Questa dato rende plausibili i risultati di numerosi studi epidemiologici in cui eventi acuti, quali attacchi di asma, sono molto meno frequenti man mano che ci si allontana dalla sorgente.
Il fatto che valori di particolato molto simili si trovino in quasi tutte le stazioni di rilevamento, sta semplicemente ad indicare che la diffusione delle sorgenti è ubiquitaria.
E’ quindi importante che le abitazioni ed in generale i luoghi ove dimorano per lungo tempo le persone, in particolare le più suscettibili (bambini ed anziani) siano poste a distanze di almeno 3-400 m dalle strade a grande traffico.
Le emissioni di particolato e degli altri inquinanti gassosi dipendono fortemente dalla velocità. Il grafico che segue mostra come al variare della velocità si modifichi il profilo emissivo per alcune categorie di veicoli diesel. In particolare il massimo delle emissioni si riscontra nella situazione di coda, in cui l’arresto e la ripartenza dei veicoli (stop & go) produce emissioni considerevoli.
Si pone quindi il problema della fluidificazione del traffico. Il minimo delle emissioni si realizza infatti per velocità intorno agli 80 km/h ma con un forte incremento sia per velocità inferiori a 40 km/h sia per velocità superiori a 100 km/h.
Recenti ricerche (FLA, 2009) hanno mostrato come la dispersione degli inquinanti sul territorio della città di Milano non sia omogenea e gli ambiti urbani siano caratterizzati da diversi gradi di vulnerabilità.
In conclusione “Milano Respira” apprezza le dichiarazioni del Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo relative alla prossima predisposizione di un piano nazionale per contrastare l’inquinamento ed auspica che la Quinta Conferenza ministeriale “Ambiente e Salute” costituisca l’occasione per coordinare tale impegno a livello europeo ed internazionale.
Ritiene che le aree urbane, ed in particolare quelle della Pianura Padana debbano essere destinatarie di un intervento straordinario, anche in termini economici, per potenziare il trasporto pubblico e le forme di mobilità sostenibile.
Ritiene necessario che il prossimo governo della Regione Lombardia si impegni in un piano accelerato di risanamento della qualità dell’aria e in un piano di misure a breve termine coerenti con gli obiettivi della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria (concentrazioni di PM10 almeno inferiori a 40 μg per metro cubo e di PM2.5 a tendere al 2015 inferiori a 20 μg per metro cubo).
Ritiene necessario che il Comune di Milano sviluppi pienamente le azioni previste dal piano della mobilità sostenibile e, in applicazione del principio europeo “chi inquina paga”, rafforzi Ecopass eliminando sin da subito ogni deroga, estendendo la tariffazione a tutti gli autoveicoli (con esclusione di quelli con emissioni allo scarico pari a 0) ed istituendo una “low emission zone” ai confini urbani con una tariffa disincentivante per i veicoli commerciali pesanti più inquinanti.
Auspica che proseguano le ricerche avviate sulla Lombardia e sulla città di Milano per approfondire la conoscenza e le dinamiche sui fenomeni dell’inquinamento atmosferico, le loro cause ed effetti, e che sia data la massima trasparenza e diffusione ai risultati di queste ricerche.

Il presente documento è stato redatto con il contributo del Comitato scientifico di “Milano Respira”. In particolare si ringraziano i Prof. Luigi Allegra, Paolo Crosignani, Alessandro Fiocchi, Marina Camatini per il contributo innovativo frutto delle loro recenti ricerche.