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Per decreto si privatizza l'acqua! Mentre Parigi ripubblicizza, riconoscendo i guai della gestione privata, nell'Italia berlusconiana si svende l'acqua ai privati. Lo scorso 19 novembre la Camera dei deputati ha convertito in via definitiva il decreto legge n. 135, il cosiddetto Decreto Ronchi o anche "Salva-infrazioni". Esaminato in prima lettura al Senato, il decreto Ronchi si era guadagnato la fama di "decreto Mille-pseudo-infrazioni" termine bizzarro ma efficace, coniato dal collega Ceccanti nell'illustrare la pregiudiziale di costituzionalità del Gruppo Pd. Infatti, quello che avrebbe dovuto essere solo uno strumento per sanare violazioni della normativa comunitaria è stato trasformato dal Governo Berlusconi nell'ennesimo decreto omnibus. Per la I Commissione ho seguito per intero l'iter del provvedimento e ho potuto constatarne di persona la crescita abnorme a causa degli emendamenti. E tuttavia, a prescindere dalla fantasia emendativa dei colleghi della maggioranza, il disegno di legge comportava già di per sè dei grossi problemi: primo su tutti l'articolo 15 che di fatto introduce la privatizzazione delle risorse idriche. Il tema è stato, comprensibilmente e giustamente, avvertito dall'opinione pubblica tanto che noi parlamentari siamo stati sommersi da migliaia di mail scritte da cittadini preoccupati su sollecitazione del Forum per i movimenti dell'acqua. Vista la gravità del tema, ho provato a dare una risposta - che vi invito a leggere a questo link - a tutti i cittadini che mi hanno scritto. Purtroppo il lavoro del Gruppo PD al Senato e le proteste dei cittadini sono valse a ben poco, dal momento che martedì 17 novembre il Governo ha annunciato alla Camera che avrebbe approvato il provvedimento tramite questione di fiducia. Cosa che puntualmente è avvenuta il giorno dopo, blindando così, per l'ennesima volta, una maggioranza sempre più distratta e sfaldata e chiudendo le porte al normale dialogo parlamentare. Voglio anche ricordare, per dire quanto conta il Parlamento per questo Governo, che l'anno scorso il Senato aveva votato all'unanimità un ordine del giorno che impegnava il Governo a escludere l'acqua dalla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questo anche perchè in Europa e in tutto il mondo, gli Stati che si erano più spinti verso le privatizzazioni stanno tornando indietro proprio sull'acqua: l'esempio piu eclatante è Parigi che sta addirittura ripubblicizzando. Nell'Italia berlusconiana invece si va avanti passando sopra le ansie dei cittadini su un bene vitale che dovrebbe essere pubblico e a disposizione di tutti per antonomasia: l'acqua. Atto Senato 1784 Decreto legge “salva-infrazioni” Intervento in discussione generale della Senatrice Marilena Adamo Signora Presidente, inizio il mio intervento dissentendo dalle considerazioni appena svolte dal collega Boscetto, a partire dalla sua ultima osservazione che faceva riferimento ad alcuni articoli di giornale, rilevandone l’irrilevanza rispetto al nostro dibattito. Di certo noi non discutiamo i provvedimenti in esame sotto l’influenza della stampa, ma quando questa riprende dichiarazioni del Presidente del Consiglio, dà conto di un clima politico di scontro all’interno della maggioranza, dei rapporti tra maggioranza e opposizione, dobbiamo tenerne conto: non discutiamo come se fossimo sulla luna, ma siamo attenti al contesto in cui ci muoviamo. E le questioni oggi alla nostra attenzione – che cos’è questo decreto che sta diventando un omnibus – hanno molto a che vedere con il ruolo del parlamento, i rapporti Governo-Parlamento e tra maggioranza e opposizione, questioni che vedono emergere posizioni anche molto diverse all’interno della stessa maggioranza. Tra queste, vi è senza dubbio l’uso improprio della decretazione d’urgenza: ricordo che siamo al quarantacinquesimo decreto-legge. Il senatore Boscetto ha ragione quando dice che in questa prima fase dovremmo parlare del testo e non degli emendamenti, ma questo avrebbe un senso se ci trovassimo di fronte ad un disegno di legge. Purtroppo, però, siamo di fronte ad un decreto-legge che già in origine prevedeva norme non pertinenti con il contesto, a cui sono state aggiunte, sia nella fase di esame in Commissione che con gli ultimi emendamenti presentati in Aula dal Governo e dal relatore, tematiche completamente diverse dai contenuti fondamentali richiamati nel titolo. La trasformazione operata rispetto al contenuto originario dei decreti- legge, nonostante i continui richiami del Presidente della Repubblica, stravolge completamente il dettato costituzionale che regola la decretazione d’urgenza, impedendo al Parlamento, come richiamato poc’anzi da Ceccanti, di svolgere compiutamente la sua funzione. Non solo: toglie anche a un’opinione pubblica più vasta la possibilità di rendersi conto di cosa stia accadendo in Aula. Mi riferisco al fatto che, per esempio, con un articolo di questo decreto-legge si porta avanti la privatizzazione dell’acqua in Italia senza regole particolari, come se si trattasse di un servizio qualsiasi e non di un bene essenziale e pubblico per definizione. Non intendo riprendere le considerazioni svolte dal senatore Ceccanti nella presentazione della questione pregiudiziale in merito al problema della competenza della 14ª Commissione. Chiedo solo – e mi spiace non sia presente il presidente Schifani – per quale ragione la Presidenza abbia deciso di non assegnare alle Commissioni competenti e quindi all’Aula l’esame della legge comunitaria già votata dalla Camera e trasmessa il 23 settembre per permetterci di affrontare nella sede opportuna le questioni che in questo decreto-legge sono legate effettivamente a norme comunitarie. Purtroppo – per non citare il famoso detto che a pensar male si fa peccato, ma si indovina – sembra proprio che questo ritardo sia voluto per permettere all’Aula, tramite un decreto-legge, che ufficialmente dovrebbe occuparsi di procedure di infrazione che prevedono una scadenza, di approvare tutt’altro. Questi elementi sono sufficienti per dire – e mi avvio a concludere questa premessa– che risulta davvero retorico, propagandistico e stucchevolmente falso il continuo richiamo alla presunta indisponibilità dell’opposizione al dialogo e alla collaborazione istituzionale. In questo caso, infatti, lo stesso strumento della decretazione d’urgenza e le procedure utilizzate rappresentano la negazione di questa volontà di dialogo. Oltre alle questioni relative alla legge comunitaria, non dimentichiamo che una delle disposizioni fondamentali del decreto-legge, contenuta precisamente all’articolo 15, e` la modifica in materia di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Ho già` detto che tale articolo tratta anche la questione delle risorse idriche e che configura una vera e propria riforma del settore. E per dimostrare che non siamo di fronte ad un Parlamento silente, che non produce proposte legislative, ricordo ancora una volta che la 1ª Commissione aveva già iniziato a istruire i testi di legge depositati in materia e nominato i relatori, di maggioranza e di minoranza. In questo caso, quindi, contrariamente a quello che diceva il collega Boscetto, siamo di fronte ad un vero e proprio esproprio di una funzione del Parlamento. Lei, signor Ministro sa benissimo che le procedure d’esame di un testo di legge sono completamente diverse da quelle di un decreto, ed è per questo che siamo di fronte ad un esproprio, non perché non se ne possa parlare in termini assoluti. Vi sono poi articoli che pur adeguando la normativa a direttive comunitarie non sono relativi a procedure di infrazione in corso e altri che proprio non hanno nulla a che vedere con il resto del provvedimento. Mi riferisco, ad esempio, all’articolo 16 relativo al made in Italy, pur apprezzabile nel contenuto, o all’articolo 20 che prevede la sanatoria per la ven-dita delle farmacie comunali. Inoltre, le proposte emendative del relatore e del Governo sono numerose e riguardano, ad esempio, anche la proroga delle attività di promozione telefonica con l’uso di elenchi e quant’altro, che violano la tutela della vita privata. Nell’unico caso, Ministro, in cui l’adeguamento alla normativa dell’Unione europea avrebbe dovuto essere assolutamente stringente e rigoroso, la proposta di emendamento tende invece ad una proroga, per cui gli utenti italiani, se passerà questo emendamento, saranno ancora disturbati in casa loro, al telefono o via Internet, da varie promozioni o vendite. Un altro importante emendamento è relativo al federalismo fiscale; un altro ancora contiene norme antimafia per l’Expo di Milano, anche queste certamente apprezzabili, ma non si capisce più di cosa stiamo parlando, perché le procedure di infrazione non c’entrano più niente. Le proposte riguardano gli assetti di Alitalia o l’aumento della tassazione sul prestito sociale delle cooperative, tanto per colpire ancora i piccoli risparmiatori italiani a favore delle banche, una cosa che va sempre bene, soprattutto da parte di un Governo che tanto parla male delle banche quanto le aiuta, come aiuta la finanza. Comunque, pur sostenendo con forza – come è nostro dovere fare – questo punto di vista di ordine generale, non ci siamo assolutamente sottratti dal confronto nel merito, in particolare sull’articolo 15. Abbiamo ripresentato i nostri emendamenti, così come è avvenuto per l’agricoltura, per i trasporti e per gli altri settori, soprattutto sull’articolo 15 ne abbiamo presentati parecchi e non solo relativi all’acqua. Infatti questo provvedimento contiene norme che, a causa delle scadenze inserite nel processo di riforma, colpiscono il valore patrimoniale dei nostri Comuni rispetto alle aziende e alle società` da essi partecipate o interamente possedute. Da questo punto di vista oltre all’articolo 15 va citato anche l’articolo 19, che anticipa la scadenza per il recupero da parte dello Stato della quota di tasse presuntivamente non pagate allo Stato dalle aziende partecipate sugli utili che sono stati trasferiti, alla fine degli anni ’90, ai Comuni e che si sono tradotti in servizi, strade e quant’altro, dunque non in capitali all’estero da far rientrare con lo scudo fiscale, ma in servizi ai cittadini. Il Governo non ha combattuto abbastanza davanti all’Unione europea per difendere quegli sgravi fiscali e la specificità del municipalismo italiano, in particolare dei Comuni del Nord, come i colleghi della Lega – anche se sono assenti – sanno bene. Queste ultime due proposte nel loro complesso rappresentano un duro colpo, e non solo per le risorse, ( perché´ ci sono dei Comuni che quest’anno a seguito di tale multa non riceveranno i dividendi dalle loro società` e rischieranno seriamente per i loro bilanci); ma esiste anche il rischio, se non passeranno i nostri emendamenti, di una diminuzione della ricchezza patrimoniale di questi Comuni. Rischiamo non di vendere le quote azionarie delle società, ma di svenderle. E a vantaggio di chi, è ovvio; a svantaggio di chi, è chiarissimo: dei Comuni e dei cittadini che in quegli stessi Comuni abitano e hanno diritto ai servizi. Se questo è il federalismo fiscale che hanno in mente gli amici delle Lega e quelli della maggioranza, ritengo sia un fatto da spiegare molto bene a tutti gli elettori del Nord. (Applausi dal Gruppo PD). Marilena Adamo
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